martedì 15 agosto 2017

Morte a Pemberley

di PD James, 2011


Sei anni sono passati dal matrimonio di Elizabeth e Darcy (e ovviamente da quello di Bingley e Jane). Eliza si è trasformata nella perfetta padrona di casa di un maniero, tutta dedita alla gestione della tenuta e dei suoi due figli, e, come ogni novembre, organizza il Ballo di Lady Anne, cosi' chiamato in onore della madre del marito. La veglia dell'evento, in una notte buia e tempestosa, il compagno d'armi di Wickham viene ritrovato morto, col cranio spaccato, nel parco di Pemberley. Al suo fianco, lo stesso Wickham, in grave stato di ebbrezza, urla di averlo ucciso. Sarà venuto il momento per Darcy di liberarsi per sempre del fratello di latte tanto detestato? E se invece l'onta di una condanna per assassinio fosse una macchia ancora più grave per la famiglia?
Le premesse c'erano tutte: stavano nei personaggi e nelle atmosfere già create da una delle più grandi scrittrici di sempre. PD James gode di fama più che lusinghiera e mi sono fidata della firma, ma è stato un grave errore. 

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Il libro è assai piatto, con uno sviluppo tentacolare che tende alla dispersione senza saper creare pathos. Una teoria di piste sono gettate ai piedi dei lettori, ma non vengono adeguatamente elaborate; d'altro canto, quelle due o tre riflessioni di Darcy sulla sua esistenza vengono ruminate talmente spesso che alla terza volta non se ne puo' più. 
C'era la traccia dell'antenato che non aveva potuto salvare il giovane affamato bracconiere: persa. Lo spunto dei due pretendenti di Georgiana: sprecata (tutto viene deciso fuori campo, dapprima si fa un gran parlare di cio' che avviene solo nella testa di Lizzy, poi non godiamo di nessun dialogo fra innamorati, né dispute fra galletti, né lettere appassionate). C'era la bella idea di ritrovare il colonnello Fitzwilliam fresco erede di un Baronato e forse meno corretto di quello che speravamo: macché, è solo un fantoccio con un bastone nel didietro. Infine Elizabeth: da sarcastica osservatrice e frizzante fidanzata, si è trasformata in Cora di Downton Abbey (che adoro, ma è un'altra storia ed è pure un secolo dopo). Il disvelamento è a dir poco telefonato. 

Insomma, la cara signora James vecchieggia e lo fa male, propinandoci una solfa imbevibile che secondo alcuni critici innamorati della giallista sarebbe "incredibilmente reminescente della Austen". A mio modesto avviso la zia Jane si sarebbe vergognata di questa prosa sciatta e ancor più dello svolgimento ripetitivo e privo di ogni guizzo narrativo. Una fatica.

venerdì 11 agosto 2017

Marguerite

2015, di X.Giannoli, con C.Frot

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Marguerite, ricca signora francese, sposata a un cacciatore di dote che la trascura, organizza recital personali a raffica completamente inconscia di stonare violentemente, al limite dell'incredibile. Un giorno si incapriccia di mettere in scena un vero concerto a Parigi, e con l'aiuto di un giovane critico suo amico e del suo fedelissimo maggiordomo, per prepararsi all'evento prende per maestro un divo in declino, con tutta la sua piccola corte dei miracoli.


Film molto atipico, credo che in Italia sia rimasto nelle sale d'art et essai solo qualche giorno, oscurato di fatto dal film (successivo!) di Frears, anch'esso ispirato alla vera storia di una certa signora Florence Foster Jenkins. 
Atipica la trama, sorta di biografia di un'ingenua tra le ingenue (e sarà poi vero?), una persona cosi' presa dal suo mondo fatato da vivere tutta una vita di vero candore. Molto pericolose, queste figure, che mettono in luce si' valentemente le meschinità e le doppiezze di chi le circonda.
Atipici i personaggi, tra marito fedifrago totalmente privo di coraggio, giovani anarchici disgraziati ma di buon cuore, cantante d'opera con data di scadenza ravvicinata e soprattutto maggiordomo nero buddhista specializzato in danze tribali e fotografia di scena. Quest'ultimo è il personaggio meno comprensibile (e forse più interessante, fatta salva naturalmente Marguerite), con una dose di crudeltà inaspettata e apparentemente immotivata.
Atipica la messa in scena, una sorta di penta atto teatrale in cui si susseguono scene filmate come quadri, in una penombra innaturale.
Atipico il finale, con una sorta di riflessione sul destino (la macchina il cui motore cede sempre accanto allo stesso albero).
Attori bravissimi, regista molto curioso. Sarei tentata di recuperare qualcos'altro di suo.

mercoledì 9 agosto 2017

Animali fantastici e dove trovarli


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2016, di D.Yates, con E.Redmayne, KWaterston, C.Farrell

Negli anni Venti sbarcavano a New York migliaia e migliaia di immigrati ("migranti"...), quindi perché non sarebbero dovuti sbarcare anche maghi tra loro? Newt Scamander è in fuga dall'Inghilterra, dove è stato espulso da Hogwarts: non si sa il perché, ma di certo questa storia merita di essere indagata, poiché gli hanno lasciato la bacchetta magica. Arrivato negli USA, si porta dietro una valigia magica strapiena di merce vietatissima, ovvero animali fantastici. Che puntualmente gli scappano appena volta gli occhi, sorprendendo - a dir poco- un NoMag locale (babbano) e provocando la stizza dell'ex-auror Tina. Nel frattempo, una oscura minaccia incombe sulla città dallo skyline nascente, e a Newt sembra di aver già visto effetti devastanti dello stesso genere in Africa...

La forza più grande di questo spin-off potteriano sono gli attori, in particolare Redmayne e Farrell. Il primo è veramente bravo, e caruccio in maniera atipica, moderatamente scapigliata. Un vero Ravenclaw (corvonero) fino alla punta dei capelli. Colin invece ha il dono di restare ambiguo fino alla fine, e in questo caso mi ha sorpreso. Le due sorelle Tina e Queenie sono personaggi molto graziosi cui danno vita delle attrici a me ignote, ma molto in parte, mi piacerebbe rivederle in uno sviluppo successivo.
Pensavo che la sceneggiatura sarebbe stata al di sopra di qualunque critica, ma non è cosi', e ne sono assai sorpresa: anche la Lady della trama inglese comincia a perdere qualche colpo? Il benessere non le giova? Dopo il sequel teatrale di Harry Potter, contorto e cervellotico, speravo in qualcosa di più avvincente.  L'interesse maggiore della vicenda risiede dunque nell'atmosfera newyorkese dei ruggenti Twenties e nei riferimenti alla mitologia complessa che JKR ha saputo dipingere in oltre dieci lunghi anni di HP. Per contro, se il semplice nome di Grindelwalt non riesce a suscitare un rivolo di sudore ghiacciato tra le vostre spalle, e il potere della suggestione potteriana non è attivo su di voi, metà del pathos del film è perduto senza appello. Resta cmunque un bel discorso non banale sull'accettazione della diversità e sull'approccio diverso ad essa che Newt trova in America. Il continente in fermento, ricco di novità e apparentemente accogliente verso lo straniero si rivela nido di puritani frustrati e ottimo rifugio per integralisti di varia natura.

L'ottimismo generale dell'insieme e il riuscito confronto-scontro vecchio vs nuovo mondo, che se non è degno di Henry James, resta comunque critico e acuto, sono grandi pregi un po' opacizzati dalla regia piatta e senza sorprese di Yates, che ammorba lo spettatore con dei colori esausti al limite del seppia ed effetti speciali a ripetiwione senza un guizzo di fantasia. Ma che peccato che la sensibilità di Cuaron non fosse a disposizione, credo che avrebbe fatto tutta la differenza. JKR, lungi dall'esser sciocca, aveva scelto lui...

Resta comunque grazioso e meritevole di almeno una visione, se non due.

giovedì 3 agosto 2017

Valerian e la città dei mille pianeti


2017, di L.Besson con C.Delenvigne, D.DeHaan C.Owen, E.Hawke, Rihanna, cammeo di R.Hauer

C'erano una volta due agenti spaziali, Valerian e Laureline, due militari preposti in questo caso al recupero di un transmutatore animale e alla protezione di un alto generale terreste residente su Alpha, una specie di satellite artificiale su cui convergono tutte le razze viventi esistenti nell'universo. 
Segue l'attacco di un gruppo di ribelli pacifici considerati estinti, condito da riferimenti a praticamente tutte le opere di fantascienza mai sviluppate su pellicola o a fumetti.

Valérian et la Cité des mille planètes prévu cet été en Asie05 750x400valérian et la cité des mille planètes prévu cet été en asie

La trama è assai esile, in questo nuovo Besson, ma ben sviluppata con l'aiuto di uno sceneggiatore d'eccezione, l'autore del fumetto originale. Se il film patisce di una certa mancanza di originalità, non difetta certo di ritmo: dopo una riuscitissima sequenza iniziale muta, perfettamente animata dalla voce di David Bowie, i nostri eroi non hanno un attimo di respiro... né ce l'hanno gli spettatori: un po' travolti dagli eventi, si fa fatica ad affezionarsi ai personaggi alla prima visione.
Appena trovata la bestiola più ricercata dell'universo in un mercato multidimensionale, e dopo una dichiarazione d'amore, Valerian sparisce in missione e Laureline parte in suo soccorso e lo ripesca attraverso telepatia sfruttando una medusa gigante come cappello; a questo punto è il suo turno di finire tra le grinfie di temibili e orridi esseri antropofagi, e compito di Valerian recuperarla, "indossando" un'artista proteiforme che sembra uscita dal primo volume di Saga (il fumetto, si'). Avete l'impressione di un affastellamento d'annunziano? Non siete lontani dal vero.


La rapidissima concatenzione di eventi sgrana come perle plurime scene di maestosa bellezza e superbi colori, in particolare quelli di Mül, il pianeta perduto, ché perduta pareva anche l'abitudine di costruire blockbuster gioiosi, pieni di allegria, di invenzioni visive e di un fascino profondamente europeo. L'insieme è un meraviglioso compendio di leggerezza, e tradisce di poco la BD originale, che era un po' più politica e "borbottona" (cosi' si chiamava in origine l'adorabile animaletto replicante preziosi, "trasmutatore borbottone"), ma anche più sconclusionata e meno ottimista. I tempi sono forse maturi per qualche ironia sotto un cielo tinto d'arcobaleno. Sarebbe anche ora di lasciarsi dietro le spalle i pesanti barocchismi verso cui scivola la Marvel e le atmosfere penitenti della DC, e ritrovare il divertissement senza pensieri.

Capolavoro? No, l'acme del regista è forse ormai trascorso. Ma non andiamo per niente male. Sembra che oltreoceano il film non stia avendo il successo sperato, e molti critici americani fanno notare, in controtendenza rispetto al paradigma holliwoodiano imperante, il taglio radicatamente europeo dell'insieme: niente teleologismi pretenziosi, atteggiamento quasi manicheo dei buoni (che sono proprio buoni fino in fondo, e per una volta ci piacciono cosi'), voglia di sole e mare e disimpegno anche quando si è costretti ad essere impegnati, fisicità paradossalmente realistiche con due attori carini e bellocci che potrebbero essere i fidanzatini della porta accanto. Niente muscoli ipertrofici o sensazionale intuito per lo snello Valerian, né seno prorompente e occhio bovino per la svelta Laureline. I due giovani sono bravi, simpatici e belli in modo plausibilmente attraente. Persino i loro capelli e vestiti si sporcano e si stracciano in missione (Laureline alla fine si ritrova addosso una specie di abito da sposa che sembra un incrocio tra Comme de Garçons e un disastro ferroviario), cosa inimmaginabile per Vedova Nera o Wonder Woman. D'altro canto è sexy come l'originale del fumetto, a differenza delle nuove eroine amorfe e asessuate Disney style (vedi alla voce "Star Wars" nuova generazione).
Per chiudere, SPOILER!! una riflessione sul personaggio di Bubble (Rihanna), che ricorda da vicino quello della Cantante del Quinto Elemento: curiosamente per Besson l'artista (anche quando la sua esibizione sconfina nella prostituzione) è sempre impegnato, anche il più frivolo, e sempre condannato a morire per la causa che più o meno segretamente difende.

martedì 9 agosto 2016

Tess



Di R.Polansky, con N.Kinsky, L.Lawson, P.Firth. 1981



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Figlia di un contadino che scopre di avere ascendenze nobiliari, ormai lontane e non più supportate da pecunia, Tess viene costretta a ricongiungersi al ramo privilegiato, ma ne trae solo una gravidanza indesiderata e non protetta da uno statuto matrimoniale. Alla morte del bambino, vorrebbe rifarsi una vita in modo modesto e onesto, ma tutti gli angeli che incontra sul suo cammino sembrano in realtà solo pronti a saltarle addosso e a giudicarla.

Fedelissima trasposizione di Tess dei D'Urbervilles, è un film che merita davvero per il suo ritmo strano e lento che pero' non annoia, proprio come accadeva nel libro. L'afflato riflessivo che Thomas Hardy infondeva nella sua prosa è stato ripreso con efficacia e buon gusto: le pause, le lunghezze (non lungaggini) in cui la vita della protagonista si arena spesso; la persecuzione di una bellezza non richiesta e non esaltata, ma trascendente; l'onestà ai limiti della stupidità... vedendo la tragedia della stupenda pastorella inglese ho avuto davvero l'impressione di rituffarmi in quelle pagine, e ritrovare, in forma smagliante e sempre raffinata, quelle stesse emozioni, quei dubbi, quelle riserve che avevo provato ormai anni fa.

Forse non è un capolavoro, in sé, ma è una delle riduzioni cinematografiche più pertinenti e azzeccate che abbia mai visto, fedele al limite del filologico. Anche per questo, d'altro canto e a volergli fare le pulci, è privo di sorprese e di salti d'immaginazione insperati.
La Kinsky è di una perfezione da togliere il fiato, gli uomini sono bravissimi (tutti) a rendersi odiosi, da Angel -che per me avrà sempre la palma dell'uomo più ipocrita di tutta la letteratura anglosassone- al prete che si rifiuta di seppellire in terra consacrata il bimbo frutto di un amore illegittimo, nonostante -peraltro- sia stato regolarmente battezzato, per bigottismo duro e puro.

domenica 31 luglio 2016

White House Down (Sotto Assedio)

Di R.Emmerich, con J.Foxx, C.Tatum, M.Gyllenhaall. 2013

Mentre visita la Casa Bianca con la figlia, dopo aver elemosinato un posto nel corpo di difesa del Presidente, John Cale si ritrova nel pieno di un attacco terroristico ordito dalle stesse persone deputate alla tutela del presidente.

Ci sono film che si fanno amare per la loro sottigliezza, altri no, e direi che questo rientra nel secondo tipo. Trattasi di B-movie fracassone, patriottico all'inverosimile e dalla trama assai scontata nato per impegnare un venerdì sera altrimenti privo di altri film, ma con la calura estiva e con un bel gelato in mano è non di meno godibile. 
Channing Tatum è completamente inespressivo, potrebbe battere gente come Robert Pattinson senza problemi: ha il solo ruolo di essere belloccio e ben piazzato, e saggiamente non cerca di strafare. Foxx e la Gyllenhaal sorprendono un po' di più, in quanto ottimi attori prestati al film di cassetta. D'altro canto, perché non permettere anche a loro il lusso di un divertissement di tanto in tanto, di quelli che hanno per scopi primari pagare le bollette (sempre bene, pagare le bollette!) e decomprimere. Non si vive di soli film intellettuali indipendenti e ogni tanto sdrammatizzare fa bene allo spirito e all'igiene mentale.

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Emmerich... che posso dire, lo stimo per la sua totale mancanza di limiti, sotterfugi stilistici e inibizioni di sorta. Inseguimento in auto e con elicottero all'interno del recinto della casa bianca? Perché no, non l'avevamo fatto neanche in Indipendence Day, facciamolo ora! Scimmiottamento del primo presidente nero della storia degli States? Niente paura! Trattenersi per paura del ridicolo? Non si sa cosa voglia dire!! E alla fine, sorprendentemente, funziona. Da non credere.

venerdì 29 luglio 2016

L'Imperatrice Caterina (The scarlett empress)

Di J von Sternberg, con M.Dietrich, L.Dresser. 1934

Sofia Federica era una bambina bella, buona e anche un po' ingenua cresciuta in Germania per divenire la sposa di un re. Mai avrebbe pensato di divenire Piccola Madre di tutti i Russi, e ancora prima, d'impalmare un folle inetto, unico a non riconoscere le sue doti di avvenenza ed intelligenza. Poco importa, perché la ragazza, di acume non comune, tento' dapprima di adattarsi alle stranezze della corte degli Tsar, e quando ne ebbe l'occasione prese il potere con un colpo di stato ben riuscito, grazie al doppio appoggio chiesa-esercito (soprattutto esercito!).

Caterina di Russia occupa un posto di rilievo nel mio cuore sin dagli anni del liceo. Una donna incredibile, piena di risorse, di enormi velleità e di fascino straripante, capace di imprimere la sua impronta nella storia, nel bene e nel male, come pochissimi alti: Cesare, Elisabetta I, Napoleone... stiamo parlando di questo tipo di calibro. 
Una tiranna illuminata che, straniera, si ritrovo' alla testa di un paese sterminato e lo condusse a forza di sangue e di filosofia illuminista, in un mélange assai strano ma evidentemente funzionante, e che al contempo ammaliava a tal punto chi le transitava intorno che si dice che Tsarkoy T'selo, la residenza estiva, fu dipinta di quel blu perforante perché l'architetto non riusciva a distogliere l'attenzione dagli occhi della Tsarina.
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Questa lunga introduzione per dire che mi viene spontaneo essere abbastanza critica nei confronti di film e affini modellati sulla persona di Ekaterina, e che Sternberg mi ha conquistato con un centro perfetto. Ha saputo rappresentare con fantasia e sentimento questa estrema duplicità del personaggio, idealista e estremamente pratica. La vediamo in una fase precocissima del suo percorso, prima bambina (interpretata dalla figlia della Dietrich), poi adolescente romantica, infine donna risvegliata ai sensi e alle lusinghe del potere, senza inutili scrupoli. 

Attrice migliore non si poteva trovare, tedesca nei lineamenti e nell'espressionismo della recitazione come era tedesca la vera Sofia. Alcuni passaggi sembrano ancora collegati alla tradizione del muto, tanto la mimica facciale è sfruttata: d'altronde sorprende leggere la data di uscita visto che il film nel suo insieme pare assai più moderno, ma i fasti del muto nel Trentaquattro non erano certo lontani.
Anche la messa in scena e l'uso soverchiante della musica rivelano un'ascendenza artistica espressionista quasi esasperata: da un lato una colonna sonora onnipresente, wagneriana, e dall'altro una sequenza di statue e decori barocchi di fortissimo sapore Memento Mori che affollano il Palazzo d'Inverno. Illuminate dalla tremula fiamma di centinaia di candele, rappresentazioni sacre degne di un rococo' massimalista con penchant macabro sovrastano ogni personaggio in scena, dagli schienali delle sedie alle porte (per aprire le quali occorrono stuoli di dame deputate). Fastoso, senza timori.