martedì 30 marzo 2010

Loredana Errore bruciata da un eccesso di "Calore"

Ieri sera si è chiusa la nona edizione di Amici, talent show arcinoto, ormai ertosi a fucina di giovani promesse della musica e della danza. Trovo esecrabile la vittoria concessa ad Emma, una urlatrice di piazza, con una voce banale, specializzata in canzonette strillate e mossettine provocanti -che del resto ben si accordano al suo ultimo singolo, Calore: "voglio calore sulla mia pelle...voglio le fiamme, voglio scintille" ...praticamente ha visualizzato il suo sogno erotico in un saldatore!
Tutto ciò a spese della mia favorita, la bravissima Loredana, che è riuscita a coinvolgermi con la purezza che si coglie nel suo sguardo e nel suo canto.

Mi sono commossa quando, con gran semplicità, ha spiegato che per lei cantare è una vocazione: non solo un piacere, o una necessità, che sono entrambi aspetti egoistici. La vocazione è sapere al tuo risveglio che c’è qualcosa da fare per te al mondo quel giorno, nel grande ordine dell’universo, ed è una sensazione di tale precisione e meraviglia che sono grata e sorpresa di poterla provare ogni mattina. Loredana è allo stesso tempo una raffinata interprete e un vulcano di doti vocali, molte delle quali ancora grezze.

Concordo appieno invece sulla scelta del premio della critica, andato a Pierdavide, che davvero mi ricorda Rino Gaetano nella sua scrittura irridente ed innovativa. Posto qui un filmato della sua canzone che mi piace di più, con il testo. Decisamente da seguire, Loredana e Pierdavide: chissà che il secondo non cominci a scrivere per la prima, sarebbe un duetto interessante.



giovedì 25 marzo 2010

Sky Captain and the world of tomorrow

Steampunk con una fotografia tra il seppia e il tabacco, il film sembra tratto da un fumetto dell'epoca d'oro americana, con due protagonisti belli, accattivanti e impegnati in una relazione a base di battibecchi.
La grande novità è che tutto ciò che non è attore umano è stato ricreato al computer in post-produzione, con animazioni 3-D. Nel solco della tradizione, invece, i numerosi omaggi al cinema e alla produzione disegnata della metà secolo scorsa.
Uno scienziato folle, interpretato grazie alla computer graphic da L. Olivier, conduce il mondo che conosciamo verso la rovina per fondarne uno nuovo, popolato di robot senzienti e mutanti animali; il superpilota Joe Sullivan, uno Jude Law ironico e affascinante circondato di amici geniali ed ex-amanti direttive e fascinose (Angelina Jolie), si affaccenda per fermarlo, con l'aiuto della testarda reporter Polly Perkins, alias squisita Gwineth Paltrow, birichina ed eterea come sempre.
La pellicola è divertente, convincente e ben costruita; attira per l'innovazione della forma e per il décor finemente retrò, è condito di dialoghi divertenti e coreografici inseguimenti in volo, assicurando così una serata di svago in allegria.

martedì 23 marzo 2010

Jean Michel Jarre in Concerto

Il più recente tour di Jarre lo porta nelle varie regioni di Francia. Il Palais Nikaia che l'ha ospitato domenica scorsa non è all'altezza dell'evento: i sedili sono scomodi, è pieno di correnti d'aria, la struttura sembra uscita da un incubo architettonico degli anni Sessanta.




Pioniere della musica elettronica, l'artista ripropone alcuni dei suoi pezzi storici (Equinox, Rendez-vous, Oxigen, Cronologie..) e presenta strumenti musicali alternativi, ideati da lui, come l'arpa laser o un apparecchio a me oscuro che, quando viene modificato il campo di forza intorno a lui, emette un lamento sopranile struggente (Theremin). Si nota una certa tendenza alla grandiosità nella produzione di tratto sinfonico.

Senza dubbio ho avuto la fortuna di incontrare un maestro, che ben conosce il suo mezzo, per dote e per studio; lo si apprezza in via intellettuale, per una qualche familiarità con la teoria musicale, oppure visceralmente, lasciandosi trascinare da questa forma espressiva poco canonica. Io, amante dell'opera italiana e del concerto classico, sono nel primo gruppo, pur avendo testimoniato la commozione di molte persone presenti in sala accanto a me.

Lo spettacolo è completato da un apparato di luci ed effetti imponente, degno delle più moderne forme di visual-art che ormai imperversano nelle installazioni galleristiche di mezzo mondo. Il risultato, coinvolgente, è a prova di Carbamazepina. Come nel caso del farmaco, se il Mellotron non è la vostra gioia segreta, consiglio un titraggio lento... per evitare effetti idiosincrasici!

domenica 21 marzo 2010

Piccolo Mondo Antico


Diceva Gandhi che non tutto è buono per il fatto di essere antico. Questo si dimostra vero sia per il piccolo mondo qui descritto, sia per il libro in sé, pessimo esempio di letteratura risorgimentale italiana. Fogazzaro ha grandi ambizioni, vorrebbe reclamare radici manzoniane e sfoggiare il didascalismo disinvolto di Dickens e lo humour di Thackeray, ma annega nei suoi laghi, come Ombretta Pipì.
Il filosofare dei suoi personaggi procede sul filo di lenza per metafore ittiche poco convincenti, risolvendo nel bozzettismo un certo rifiuto della poetica verista.
Il romanticismo dei protagonisti ha troppe note scapigliate rispetto all'intenzione cattolica che, suo malgrado, il narratore porta con sé; Franco non è eroe, ma neppure antieroe: è un ometto insignificante che tenta di ridurre in schiavitù lo spirito fiero della moglie con la scusa di una frattura ideologica religiosa; Luisa non riesce a liberarsi del senso di colpa che questa indipendenza morale e intellettuale dal marito le provoca.
Il tutto culmina in un'orrida chiusa, di rara indelicatezza.

mercoledì 17 marzo 2010

the resistance - Muse

Ultimo nato della band, The resistance è un germoglio contemporaneo, fiorito di omaggi e citazioni, che affonda le sue radici soprattutto nella musica classico-romantica e nell'opera dei Queen. In molti hanno lamentato un'eccessiva vicinanza allo stile di questi ultimi, parlando di scimmiottamenti mal riusciti, ma Brian May si è espresso a loro favore e io mi sento sulla stessa linea di pensiero. In particolare United States of Eurasia risente di questa derivazione, ma anche la mia preferita, The Resistance, che posto qui per chi avesse piacere di ascoltarla:




Buon ascolto!

martedì 16 marzo 2010

Ricatto d'amore

Ennesima commedia romantica monopolizzata dalla pur simpatica Sandra Bullock che mette completamente in ombra il partner. Dirigente aziendale rampante ma di cittadinanza canadese viene minacciata di reimpatrio e spera di evitarlo costringendo il suo assistente tuttofare a sposarla. Conoscendo la di lui famiglia, però se ne innamora perdutamente. Segue inevitabile lieto fine a prova di diabete mellito scompensato.

Il grosso guaio è che la storia è stata già vista, e la coppia Depardieu-McDowell era decisamente più efficace e affiatata. Inoltre in quel caso l'interruzione dolorosa della storia d'amore faceva sì spargere qualche lacrimuccia, ma creava pathos e dava un maggior soffio realistico alla vicenda.

In conclusione: strappa qualche risata e non è del tutto disprezzabile, ma abbiamo visto molto di meglio.

mercoledì 10 marzo 2010

Alice al congresso




Ecco qui la mia Alice con i miei abiti da congresso preferiti.

Camicia azzurra a righine bianche e candido colletto, in cotone, di Ralph Lauren; pantaloni neri in frescolana Flavio Castellani; scarpe di vernice Janet&Janet. Borsa Coccinelle, foulard Balenciaga.

Armate di tutto punto, bisogna solo essere ben preparate sulla relazione!

lunedì 8 marzo 2010

Anais Anais, Cacharel


Rosa e giglio, una nota d'ambra... questo profumo sarà sempre per me quello di mia madre, è una delle madeleines di cui la vita di ognuno di noi è piena.

Fresco ma non inconsistente, dolce senza essere stucchevole. E' un'essenza con molto brio, che ben si adatta però anche a donne non giovanissime.

Graziosa anche la confezione, immutata da decenni, che cela il colore di questa spremuta di fiori dalla base ambrata: fondo bianco puro, con un bocciolo rosa in primissimo piano.

Qualche tempo fa era uscita per la stessa collezione, in edizione limitata, anche un latte dopobagno morbido e setoso dal suadentissimo, squisito nome di Brume de tendresse. Davvero un peccato che non abbiano proseguito nella produzione.

venerdì 5 marzo 2010

7 km da Gerusalemme

La voce vellutata di Luca Ward ci porta per mano in quella che il protagonista definisce un "ciclo di psicanalisi con un Cristo post-moderno". Un pubblicitario in crisi sale su un aereo per Gerusalemme e, durante una lunga camminata solitaria sotto il sole, incontra un sedicente Redentore in una forma iconografica così classica da sembrare volutamente parodica.
Il nocciolo della questione è il rapporto dell'uomo moderno con la fede.
Cristiana, anzitutto: a ben guardare, la parola del Cristo non ha bisogno di essere modernizzata, perché è già talmente moderna da sorpassare l'uomo dei nostri tempi e, probabilmente, anche un bel po' di generazioni future: è il lettore che tamite l'evoluzione della coscienza personale e collettiva può vedere sfumature e significati prima oscuri.
Ma la Fede in sé è fatta qui oggetto di uno studio interessante: cosa la separa dal delirio, ovvero una credenza erronea con travisamento della realtà? Il dubbio! Il delirio è tale perché non criticabile, non dubitabile. Invece è proprio nel dubbio e nella ricerca febbrile che noi troviamo la verità della nostra fede. Certo, ci costringe al tormento, al vacillamento infinito, ma che sollievo ogni volta che riceviamo un segno! Dobbiamo solo saperlo riconoscere...

mercoledì 3 marzo 2010

In the cut

Nevicate di petali di fiori e pattinatori resi poetici da una fotografia un po' flou sembrano il promettente proemio ad un film onirico e intimista. Ci rassicurano anche la colonna sonora e il nome della regista, la neozelandese Jane Campion, già nota per opere ambigue e suggestive come Lezioni di piano e Ritratto di signora. La realtà purtroppo è miserevolmente deludente: non c'è trama, non c'è pathos, non c'è movente: solo uno pseudoerotismo malsano e disturbante, propinatoci pretestuosamente e senza sosta.
A proposito degli attori: tutt'altro che memorabile Mark Ruffalo, poliziotto col sex appeal di un caprone misogino, sprecato Kevin Bacon, ridotto ad una macchietta con ridicolo cagnetto al seguito, e orribile Meg Ryan, con il viso tumefatto (un uso imprudente di silicone?) e i seni trascinati verso il baratro dalla forza di gravità. Sconosciuta ai più la sorella prostituta della protagonista -d'altra parte quale professoressa di lettere con ambizioni di fine linguista non conta tra la più stretta cerchia parentale una prostituta!
Insomma, una catastrofe. Orrido.

martedì 2 marzo 2010

Il giardino di limoni


Tra Israele e Palestina non c'è ancora dialogo: la palestinese Salma vive dei frutti del suo giardino di limoni, ma il suo nuovo vicino è il ministro della difesa israeliano, convinto dai suoi servizi segreti che la vegetazione possa ospitare fautori di tragici atti terroristici. Arbitrariamente si decide di abbattere gli alberi, offrendo a Salma un risarcimento monetario a cui lei non è interessata. Non c'è contrattazione, scontro, lite fra vicini: la disputa si consuma in un tribunale in cui il diritto di parola è puramente teorico. Selma viene allontanata con la forza dalla sua piccola piantagione, a lei cara come un familiare, ed è costretta a vederla perire di sete sotto i suoi occhi, ma non può parlare con il ministro. Questi non sembra neanche preoccupato di un reale attacco terroristico: ciò che gli viene consigliato va fatto, sono solo limoni, e, infine, ha anche offerto una somma considerevole, che per la legge marziale non è tenuto a sborsare, a questa vicina petulante. Non intende danneggiarla, vuole solo circoscrivere il pericolo che rappresenta, relegarla in un angolo, escluderla dalle sue cure quotidiane. Sua moglie è d'altro avviso: unica nel film, cerca con l'altra parte in causa un contatto diretto che le viene costantemente negato.

Il finale è fin troppo realistico: la convivenza forzata di due entità che non vogliono confrontarsi ma pretenderebbero di ignorarsi anche quando le circostanze non lo permettono produce frutti acri come limoni acerbi.

lunedì 1 marzo 2010

Orgoglio e Pregiudizio




Meraviglioso è, al giorno d'oggi, un aggettivo tristemente abusato e ciò mi fa temere di non riuscire ad esprimervi la grandezza di questo romazo, capolavoro di Jane Austen; tutto il romanticismo di cui un cuore femminile è capace, pur nascosto dallo spesso velo della severa educazione inglese dell'epoca e costretto dalle stecche dei bustini, non perde niente della sua forza, anzi riluce ancor più vivo nella calma neoclassica che cela i tormenti del cuore.


Elizabeth e Darcy, o meglio: il pregiudizio che un uomo ricco debba essere sprezzante e spiacevole, l'orgoglio di classe, che guarda con sospetto alla media borghesia con più mezzi che cultura. Dimenticarsi di sè per aprire gli occhi all'amore, pur senza contravvenire ai dettami del decoro e del buon senso: un delicato equilibrio e una forte dose di ostinazione portano i due protagonisti tra lee braccia l'uno dell'altra.


Molti sono i film tratti da quest'opera, e tutti quelli che ho visto la raffigurano con freddezza, con un taglio più rivolto alla commedia inglese classica che ai turbamenti di una giovane in età da marito. L'edizione ultima, con K. Knightley non fa eccezione. Più divertente, e curiosamente più vicina al vero spirito austeniano è la parodia fattane in Bridget Jones.


Orgoglio e Pregiudizio è l'altra faccia di Cime Tempestose: dove l'uno è polito l'atro è scapigliato, dove l'emozione è rattenuta nel primo è invece esasperata nel secondo, ma le due opere sono unite da una sorellanza profonda, che ancora oggi non si allenta.