venerdì 21 maggio 2010

Aspettate il vostro turno

Certe notti, cantava Ligabue. E certi giorni, invece... direbbe la Tosca.
Vi ricordate del mio post Alice in Chanelland? Quella bella ragazza dai capelli corti e neri e l'aria di chi sa sempre gestire una stuazione spinosa anche con un paio di decolletée e un abito di seta e struzzo?
Ecco, oggi mi sentivo molto più simile a Stephanie Plum. Dopo la sessione intensiva di elettromiografia sulla mia gonna c'era più litio che nel torrente circolatorio di Kurt Cobain. I capelli mi disegnavano un'aureola elettrizzata intorno al viso senza aiuto da parte della lacca e crescono ad una velocità molto superiore alle mie possibilità di contattare il parrucchiere. Le scarpe mi facevano male. Camminavo con la triste consapevolezza di non riuscire a correre per due chilometri di fila. Probabilmente neanche uno. Sono secoli che devo rinnovare l'assicurazione professionale e sta per scadere. Devo imparare a parcheggiare decentemente. Non capisco come e quando devo pagare le tasse quest'anno. Perché queste cose ad Alice Cullen NON capitano mai??
E perché tutti pensano che la vita dello specializzando sia simile a quella dei collaboratori del Dr. House e dei protagonisti di Grey's Anatomy, quando in realtà sembra una puntata di SCRUBS????
Trascinata da questa poco felice constatazione mi sono messa a riflettere sulla nostra situazione accademica, e mi sono localizzata nel crocevia tra Ionesco e Kafka. Poi ho pensato: che caspita, nella vita di una ragazza non ci sono solo rinoceronti, e come Stephanie ho concluso: take a number, guys, and wait for your turn. Prima l'assicurazione, poi un nuovo paio di paperine.


Nel caso il nostro ritmo cardiaco minacci di essere disturbato dall'assurdo che avanza, ho trovato un video carino da condividere (cortesia della Dr. Eleonora A.)


lunedì 17 maggio 2010

Nikita


Nikita è un'ossimoro con le caratteristiche del tartaro: durissima eppure così fragile, personaggio memorabile circondato di figure irreali ed icastiche, circondata dal nero della pellicola. Nera la fotografia, nere le ambientazioni, nera l'intenzione del film, che rivela un duplice aspetto di denuncia sociale condotta per iperbole e di rappresentazione di un ideale estetico insieme fiabesco e onirico.

Una giovanissima tossicodipendente viene forzatamente arruolata nei servizi segreti dopo una condanna che la esilia dal mondo-è stata dichiarata morta: di Nikita non sapremo mai il vero nome, né il cognome. Addestrata da Bob, prova per lui un sentimento ambiguo di attrazione, fascinazione e odio, da cui si emancipa quando conosce Marco, unica figura realistica della storia, un cassiere che la ama senza pretendere risposte e che la comprende molto più di quanto lei non creda.

Tra i personaggi "minori", assolutamente meravigliosi, Jeanne Moreau, che la addestra all'arte della femminilità, e Jean Reno, sociopatico dal grilletto facile con un solo fine e un solo mezzo, chiaramente esplicato dal suo nome d'arte: Victor-l'eliminatore. Prima sparo, poi parlo. Forse, se assolutamente necessario.

Le scene cult, nel mio personale ordine di adorazione: la conversazione Marco-Nikita nel bagno dell'albergo a Venezia, la missione-prova nel ristorante, l'addio dei due amanti, l'arrivo di Victor, l'ultimo confronto Bob-Marco.

Un capolavoro del post-moderno, trionfo del suo creatore Luc Besson.

sabato 15 maggio 2010

Intervista col vampiro


Ci sono molti buoni motivi per vedere questo film, soprattutto in quest'era-Twilight di vampiri slavati e "vegani", non ultimi il viso perfetto di Brad Pitt (prima che si trasformasse in un primate antropomorfo) e una delle poche apparizioni di Tom Cuise in versione Biondo & Cattivo (fino all'ottimo Collateral), nei panni del tormentato e seducente Lestat.
Insieme ai due interpreti già citati troviamo uno sprecatissimo Antonio Banderas, un po' fuori ruolo, e Kristen Dunst, bambina prodigio di adorabile bravura, in cui già si scorge la deliziosa, capricciosa, tristissima Antonietta.

Una sfumatura di disturbante crudeltà aleggia in quest'horror elegante e patinato, che insiste sull'interpretazione sensuale della figura vampiresca, che attrae irresistibilmente anche le meno ignare tra le sue vittime.
Nella trama c'è qualche smagliatura: Pitt cattura un giornalista cui racconta la sua vita dal momento della trasformazione in creatura della notte, ma non si capisce perché lo fa: rimorso? desiderio di un compagno ma timore di condannare qualcuno alla sua eterna dannazione?
Finale ambiguo, probabilmente lasciato aperto in attesa di un sequel che non c'è stato. Interessante e curato.

giovedì 13 maggio 2010

Flower by Kenzo



La rosa (damascena, viene specificato sugli echantillon) e il gelsomino sono stemperati in una base di vaniglia, muschio e incenso in cui niente spicca in modo prepotente ma tutto si amalgama con arte.
Il profumo è buono, ma lievemente stucchevole. Temo inoltre che queste fragranze "sedere di bebè" tutte leggerezza ed eterea evanescenza siano poco persistenti sulle pelli più aggressive.

Io lo ho adottato per profumare la carta dell'agenda!

mercoledì 12 maggio 2010

I love radio rock

Bel film corale che racconta un'epoca ormai distante, almeno in apparenza, in cui le radio non erano libere di trasmettere alcuni contenuti -epoca lontana, dicevamo...- e alcune frange più radicali si imbarcavano su grossi mercantili ancorati appena oltre i confini della terra di Albione per costruire un palinsesto loro congeniale.
Proprio prima che il Sessantotto li travolgesse, gli austeri colletti bianchi della politica londinese concentravano i loro sforzi nell'impedire questo fenomeno, condannando il rock appena nato con un lungo dito accusatore (Ma non avevano niente di meglio da fare? Risposta presa a prestito dall'emisfero destro: molto meglio focalizzare l'attenzione dell'elettore medio su problemi irrilevanti, è un'ottima diversione).Su una di queste navi viene imbarcato il giovane Carl, pallido ed emaciato ma imbranatamente carino, figlioccio del proprietario alla ricerca del padre e del primo amore.
Il gruppo di caratteristi impiegati è grande e di pregio, da Kenneth Branagh a Bill Nighy, con cammeo di Emma Thompson. La commedia è divertente, commovente, gradevolissima. La colonna sonora, superba. Da vedere e sentire, un piccolo piacere sinestesico.

martedì 11 maggio 2010

chi era Mick Jagger??

Stamattina, sul treno (ore 07.30 circa), la mia corteccia associativa si ribellava alla fisica dei gradienti elettrochimici dell'equazione di Nernst -strano, eh...- e ho iniziato a focalizzare l'attenzione sulle conversazioni dei sedili circostanti, fino a concentrarmi su un gruppo di adolescenti accanto a me, che leggeva un Metro d'epoca.
Prima riflessione emisferica destra: si può andare a caccia di giornalismo vintage cercando nelle soffitte di Terzani e di Montanelli, oppure si prende un regionale ad alta frequentazione (che è come dire molto sporco) e si recupera un quotidiano gratuito di due settimane fa.
Sempre più coinvolti dalla parola scritta, hanno esaminato un trafiletto in cui si narrava di come molte star abbiano assicurato i loro talenti: "Senti questo qui, Daniel Harding, l'udito" (primo coro di Chi è??? ) "e quest'altro, Mick Jagger (pronuncia: maic iagger!!!!) i gioielli di famiglia! Oh, ma dice qui che è vecchio... che se ne deve fare?"
Seconda riflessione emisferica destra: anche se hai solo quindici anni, l'unica, UNICA scusa valida per non sapere chi è Mick Jagger (o meglio: SIR Mick Jagger) è essere innamorati di Daniel Harding. Io, del resto, sono innamorata di entrambi. questa rivisitazione del "Carneade, chi era costui?" è oltraggiosa e inverosimile. Full stop.
Terza riflessione emisferica destra: scommetto che il ragazzino che commentava la presunta inutilità dei genitali di sua maestà il Rock diventerà uno di quei vecchietti che ad ottant'anni rifiutano di farsi curare i tumori della prostata per il terrore della possibilità teorica di una diminutio della loro sessualità e che finiscono in Pronto con l'angina per abuso di Viagra. Lo vorrei incontrare quando avrà l'età del mio baronetto preferito (più ancora di Paul Mc Cartney, I have sympathy for the devil)
Quarta riflessione emisferica destra: penso che dovrei pubblicare tutte le boutades che sento in treno e sul tram, così potrei finanziare in proprio un laboratorio di neuropatogia. O magari aprire un ristorante...

lunedì 10 maggio 2010

Fondazione

In realtà sarebbe più esatto dire Ciclo della Fondazione, composto da una trilogia originaria cui si sono successivamente aggiunti nuovi capitoli. La trilogia, più somigliante ad un libro di storia che non ad un romanzo, consta di Fondazione, Fondazione e Impero e Seconda Fondazione.
Al culmine della civiltà umana tutta la galassia è riunita in un gigantesco impero, con caratteri molto simili a quelli dell'Impero Romano prima delle decadenze bizantine. Hari Seldon, fondatore della psicostoria, ha previsto il declino e il crollo di questa struttura politica e riunisce i maggiori studiosi dell'epoca su un pianeta ai confini dell'Universo, Terminus: la sede della Fondazione, che nell'arco di mille anni prenderà il sopravvento sugli altri mondi e sui residui del vecchio regime, fino a rifondare un più duraturo impero. Nascosta nelle pieghe della galassia, a vigilare sul piano millenario ideato da Seldon, è la Seconda Fondazione, di mentalisti psicostorici...
L'intera opera si può intendere come un'enorme lotta tra necessità (la massa) e libero arbitrio (il caso, l'individuo). Seldon ammette solo la prima, viene ostacolato da personalità egotiste ma forse eccessivamente vitali che hanno la forza di cambiare il corso della storia. Proprio per questo percepiamo la sua emanazione, la Seconda Fondazione, come un'entita paternalistica che ci riporta sulla retta via senza permetterci di conoscerla, da burattinaio silenzioso, non meno odioso perché pieno di buone intenzioni. La chiusa della trilogia ci frustra nella speranza che l'umanità riesca a cavarsela senza questa guida, e la soddisfazione del buon pastore che conduce le sue ignare pecorelle, soddisfatte e contente della loro immaginata autodeterminazione, si traduce in un rivolo ghiacciato lungo il dorso.
Interessantissimo e pieno di personaggi memorabili, da Salvor Hardin a Bayta Darell. Era dai tempi del liceo che non passavo così tanto tempo ad interrogarmi sul senso della Storia e sulla profonda impressione che la filosofia produce su questa. E voi chi preferite: Nietzche o Comte?

mercoledì 5 maggio 2010

Un amore di testimone

Terribile versione maschile del più riuscito ed originale Il matrimonio del mio migliore amico, questo filmetto di secondo livello deve la sua aspirazione ad un minimo pubblico al cast, con una delegazione di Grey's Anatomy in trasferta tra New York e la Scozia.
Patrick Dempsey recita con poco brio il solito ruolo del maschio sciupafemmine con sindrome di Peter Pan, imitando malamente le storiche interpretazioni di Hugh Grant, nelle sue datate ma gradevoli incursioni nel genere. Il suo antagonista, con i denti aguzzi e i boccoli biondi (ebbene sì, boccoli: non c'è altro termine!) sembra preso a prestito da qualche fiaba con sfumature ridicolo-gotiche e non ricorda il militare ferito nello spirito cui ci siamo abituati in G'sA. La protagonista femminile è terribilmente amorfa ed innocua, e nel mio dizionario questi due aggettivi riassumono il peggior baratro in cui una donna possa sprofondare.
Non ci sono trovate divertenti, niente pathos... solo qualche vieta, grossolana volgarità travestita da battuta. Unico personaggio modicamente simpatico è il papà del protagonista, che perde continuamente il conto delle mogli.
Sciatto e piatto.

domenica 2 maggio 2010

Diverso da chi?

Graziosa commedia italiana che con garbo prende in giro le etichette che tutti amano mettere alle preferenze sentimentali degli altri -ma nessuno sopporta di sentire attaccate alle proprie- e il sistema elettorale, con le sue campagne, le decisioni di partito, le proposte ad hoc, fatte per essere travisate o semplicemente dimenticate.
Per un puro caso viene candidato sindaco Luca Argentero, un esponente minore del partito di sinistra di una città del Nord Italia, attivista dell'Arcigay e apparentemente focalizzato solo sulle questioni di libertà sessuale. Per rimediare a questa candidatura sbilanciata, gli viene affiacata la "furia centrista", l'estremista della famiglia a oltranza, Claudia Gerini. Consigliato dal suo compagno di lunga data Argentero accetta la condivisione della carica, e dalla convivenza forzata nascono i sentimenti più sorprendenti, forse qualcosa di nuovo.
Divertente, mai volgare, aperto, ci mostra un protagonista travolto dagli eventi che è diverso per gli eterosessuali sostenitori della famiglia tradizionale e dagli omosessuali "integrali", ma non sa bene dove inserirsi e rivendica il diritto ad un'identità personale, complessa e unica, sbottando "diverso, diverso.... ma diverso da chi??"

sabato 1 maggio 2010

Eau Première N5 Chanel



Secondo Kant si riconosce la vera opera d'arte perché è capace di suggestionarci ad ogni incontro, senza mai stancare. Così avviene per il principe dei profumi, il mitico Chanel N5, che continua ad essere declinato in versioni moderne, versioni leggere, versioni "colorate".
Questa è l'ennesima, e dietro la fragranza della vaniglia rivela un cuore più frizzante, di rosa e gelsomino, e tutti gli altri ingredienti che hanno reso immortale il profumo originale. Che, certo, ci piaceva di più -era più innovativo, più astratto e più persistente.
Però anche questa Eau Première non è male.