lunedì 30 agosto 2010

Belle d'Opium - Yves Saint Laurent

In esclusiva da Parigi per i miei venticinque lettori il nuovo profumo di YSL, che apparirà nelle italiche profumerie solo all'inizio di settembre.
Questa nuova essenza è relativamente snella, astratta e maneggevole, grazie all'inserzione di note di legno e incenso, gelsomino e giglio di Casablanca, a scapito dell'ambra pervasiva, voluttuosa e sensuale del blasonato precedente, Opium. Non è il tipo di profumo che mi si addice, ma sono entrambi notevoli e il capostipite rimarrà senza dubbio una colonna portante del genere.
Rimane pressoché invariato il packaging, che ricorda i prezioso cofani per le spade dei guerrieri orientali; cambio di viso invece per la testimonial, Melanie Thierry nel suo istante di massimo splendore. Ottima scelta, dal momento che il suo viso rifulge da ogni canto del globo terraqueo.
Trovate qui votre nouvelle obsession

mercoledì 25 agosto 2010

Alice in Wonderland


Con la mente scevra di pregiudizi affronto la rivisitazione di Tim Burton dell'eterno capolavoro di Carrol. In lacci tra una madre iperprotettiva, un cognato fedifrago e un fidanzato con una gastrite da far invidia a Robert Pattinson nelle sue peggiori giornate nei panni di Edward Cullen, Alice non sembra essere maturata molto, né ha tratto alcuna lezione dalla prima visita al Paese delle Meraviglie.

Al suo ritorno stupisce per quanto male sia invecchiata: non è inventiva né fantasiosa, ma non è neppure ostinata e spaesata come nella fanciullezza. Ha il potere decisionale di un'aringa bollita, e il cappellaio matto si trova a doverla rimproverare di "aver perso la sua moltezza". Che vorrà mai dire? che era più poliedrica? che era più tosta da piccola?

E questi comprimari mi hanno lasciata perplessa... a fronte di una regina rossa piuttosto simpatica, la bianca è disgustosamente zuccherosa con i capelli bianchi e le sopracciglia nere (ehm... sembra un trans), il cappellaio matto è decisamente troppo savio e.. questa deliranza?? un omaggio al defunto M. Jackson? mi sembra una gratuità!

Ciò che più mi disturba è l'inserzione di un destino irrevocabile, che puntualmente si compie, in un racconto che doveva essere eminentemente surreale e superbamente onirico. Qualcosa non ha funzionato, cominciando dal finale alla Bernard Shaw. Deludente, compresa la protagonista, che non esito a definire bruttina.

martedì 24 agosto 2010

la bella addormentata nel bosco


In pieno revival di grandi classici animati, eccomi alle prese con uno dei capolavori della più vecchia guardia Disney. La principessa Aurora è colpita da una maledizione, ma le sue fate buone vegliano su di lei incessantemente… fino a quando la ragazza non si allontana nel bosco a fare le due conoscenze più importanti della sua giovane vita: il principe dei suoi sogni e la strega dei suoi incubi.
I personaggi sono un po’ statici, con un principe dai tratti somatici che ricordano i bravi ragazzi di Happy days e una strega con una sterile monomania che coltiva imperterrita da sedici anni, ma le tre fate buone sono adorabili esempi di autoironia.
Di gran classe la colonna sonora, con echi di belcanto, tutta ricamata intorno al tema della Bella Addormentata di Tchaikovskij.

lunedì 23 agosto 2010

il castello errante di Howl



La poetica antibellica, l'amore per i marchingegni volanti, gli spiriti e meravigliosi personaggi secondari -Calcifer in testa- partecipano a comporre questo capolavoro del maestro Miyazaki.
Il film procede con la stessagrazia del pas de deux aereo che lo inaugura, al suono di un commento musicale dolce e malinconico come un antico carillon.

La strega delle lande, per gelosia, tramuta la scialba Sophie, tutta casa, cappelleria e senso del dovere, in una vecchietta; specularmente, anche Howl è vittima di una maledizione, autoimpostasi nella sua ansia di soddisfare il suo ego e scansare faticose responsabilità.

Sono i ragazzi stessi, aiutandosi l'un l'altra, a sciogliere gli incantesimi che li avvingono: Sophie impara ad avere sicurezza in se stessa e ad alzare la voce quando occorre, Howl scopre infine una persona per cui combattere, rischiando tutto ciò che ha. E' un risultato ottenuto con tempo e sforzo, in un percorso tortuoso, che segue l'umore altalenante di Howl e il ringiovanire e l'invecchiare di Sophie (che muta età continuamente, rappresentando visivamente i progressi psicologici dell'anima intrappolata in un corpo che non è il suo); come diceva Picasso, basta poco per invecchiare, ma occorre una vita di impegno per diventare giovani.

domenica 22 agosto 2010

Harry ti presento Sally

"I say tom/a/to, you say tom/e/to…" caposaldo della commedia del battibecco, imperniato sull’annoso dibattito: “possono un uomo e una donna essere davvero e solo amici?”
Nora Ephron ha scritto una sceneggiatura dai dialoghi scoppiettanti, piena di trovate esilaranti e battute gustosissime; alcune scene sono poi entrate nella storia del cinema, come la famosa sequenza del finto orgasmo al ristorante, suggerita dalla stessa Meg Ryan.

Sally, una Ryan ancora giovanissima, è una allegra perfezionista “ad alto mantenimento, ma convinta del contrario” e – complice anche una certa somiglianza fisica – ricorda molto una Hermione Granger ante litteram; Billy Crystal è un uomo con poca fiducia nel prossimo e qualche pregiudizio pessimista e veritiero, intento a scansare le donne che si ritrova nel letto. Non sono forse fatti l’uno per l’altra?
Dopo innumerevoli visioni, è divertente come la prima volta. Se avete piacere di leggere qualche citazione in lingua originale, le trovate su http://www.imdb.com/title/tt0098635/quotes

Buone risate!

sabato 21 agosto 2010

la morte è un concetto ancora vivo?

Nonostante le ferie d'agosto, la canicola e i prendisole in saldo, oggi vorrei spendere due parole su un tema spinoso e pesante. Per farmi perdonare, cercherò di esser breve.
Sempre più spesso nello svolgere la mia professione mi capita di osservare che l'idea di morte non si è solo distorta negli anni, ma è proprio svanita. Ormai non si deve più attraversare questa sconveniente porta, non si deve morire. Al massimo si può farlo di cancro, e se capita o è perché il malato non ha lottato abbastanza (ma lottato cosa?? provate a lottare contro un mieloma... mica lo prendi a sciabolate) o è perché il medico non ha insistito a sufficienza.
Sempre di più vedo tentare interventi al limite dell'azzardo: pazienti ottantenni con aorte sostituite da tubi per tutta la lunghezza -cui poi si ischemizza il midollo spinale e da autosufficienti si ritrovano paraplegici, visto dodici giorni or sono-, trapianti multipli degni di un racconto di P. Dick in vecchietti già deteriorati.
Io stessa ho difficoltà ad accettare la semplice innegabile verità del fatto che un giorno morirò. Però non credo sarei contenta di trascorrere gli ultimi vent'anni della mia esistenza in stato semisoporoso. E quando qualcuno muore, ostinarsi nella ricerca di un colpevole immaginario non mi sembra logico: la nostra natura umana non permette altra via, è la sola responsabile dell'inevitabile.

venerdì 20 agosto 2010

Piovono polpette


Si segnala per essere uno dei più noiosi film d’animazione mai prodotti, sterile monumento alla computer grafica. La trama è banale, con un’idealizzazione ridicola di una figura materna dai tratti ingentiliti e un padre burbero e ispido che sembra scolpito con un’ascia. L’abuso di topoi grafici, che sconfina nel vignettismo - siamo incredibilmente sorpresi, alla fine di questo strazio di scoprire delle orbite al di sotto delle cespugliose sopracciglia del barbaro progenitore – dovrebbe essere considerato un crimine contro il buon gusto e vietato per legge.
Il protagonista, scialbo e insipiente monomaniaco con delirio scientista, nel tentativo di trasfigurare la materia comincia a far piovere enormi vettovaglie che mettono in pericolo il mondo: ecco dove franano i sogni di gloria di Alberto Magno, Paracelso e gli altri alchimisti medioevali. Le sue scarpe di vernice spray, “indossate” da venti anni, coprono probabilmente forme di vita semiintelligenti sviluppatesi nel sudore e nella sporcizia accumulatesi in tali sfortunate distali estremità pedidie. La coprotagonista amica-aiutante-fidanzatina è talmente fastidiosa da meritare il loro padrone.
Ridateci il Re Leone e Lady Oscar!!!!

giovedì 19 agosto 2010

Fantasia 2000

Manca la poesia a questa profusione di suoni e colori, distante secoli dal suo luminoso predecessore. La computer grafica non ha aggiunto molto all’arte, come si osserva con sconforto nel pezzo sul soldatino di stagno, che danza sulle note di Sostakovich sul suo piede solitario. Le balene, o orche che siano, fluttuano come pretenziosi e lucidi palloncini gonfi di elio facendoci rimpiangere la squisita ironia degli ippopotami su punte e mezze punte. Colori freddi e taglienti, poca fantasia.
Unica, si salva con decoro la Rapsodia in Blu, illustrata alla maniera dei Sixties e animata con gran senso del ritmo.
Grazioso ma senza pretese il diluvio universale sulle note di Edgar, con uno dei più amati personaggi Disney, Paperino, simpatico in virtù della sua dolce goffaggine.
Il tutto si chiude poi con un pezzo di puro citazionismo, in cui si rivede l'Apprendista Stregone in versione originale e si scorgono spunti di vari pezzi del film originale, condita con qualche suggestione manga nel disegno.
Triste.



mercoledì 18 agosto 2010

Operazione Valchiria

Gli americani hanno un termine da usare per i film così, è muscular. Tutto è muscoloso, virile, onorevole e perbene, pistola in mano e panetto di plastico in borsa.
Un ufficiale delle SS, disgustato dalla follia del regime nazista che divora i suoi figli, si unisce ad un gruppo di dissidenti per attentare alla vita del Furer e si conquista la sua fiducia giungendo a modificare il piano d'emergenza Walkiria, progettato per l'eventualità della morte di Hitler in modo da mettere al sicuro il Reich. Purtroppo conoscamo già l'esito di questo sventurato sogno.
Tom Cruise sembra a dir poco sprecato per la parte e con lui tutti i caratteristi bravi ma ancora non scevri da un'ombra di ridicolo e inadeguatezza nel vestire i panni di romantici gerarchi. Carino l'attendente slavatello del protagonista.
L'intreccio, non privo di ritmo, è un po' sempliciotto e poco spazio viene dato alla figura della moglie di Cruise, donna bellissima ma eccessivamente remissiva. Il suo unico vero valore sta nel sottolineare che non tutti i tedeschi chinarono passivamente la testa di fronte alla follia generale; i multipli tentativi di eliminare i vertici della dittatura non sono sufficientemente noti alle masse.

martedì 17 agosto 2010

il dottor T e le donne

Il dottor T è un ginecologo che adora le donne, a suo dire le venera. Vive da esse circondato, tutte lo coccolano, ma sua moglie sviluppa la sindrome di Hestia, una forma isterica che assale donne troppo amate da mariti perfetti, e si allontana inesorabilmente da lui. Delle sue due figlie, una si sta per sposare ma nasconde a tutti di essere lesbica, l'altra è una ribelle con crisi di gelosia. La sua segretaria è innamorata di lui, la cognata ficcanaso complica ulteriormente il quadro.
Cosa rimane al povero Richard Gere, sempre più spaesato? Una nuova insegnante di Golf, Bree. Come Bree-vido, dice lei, e c'è da crederle. Prototipo di donna indipendente, inizia una relazione con l'uomo dei sogni di tutte, ma lo abbandona quando lui con una richiesta di matrimonio tenta di arginare il vuoto che minaccia di travolgerlo.
Solo un tornado può restituire allo sconvolto protagonista un po' di speranza, con la nascita di una nuova vita: Altman sembra contraddire Monicelli, sospirando infine uno speriamo che sia maschio.
Misogino, si è detto spesso del regista; forse ironico è più accurato. Le donne del suo bestiario non sono malevole, affatto; sono solo molto più vitali del dottore, che da gigione saputello viene letteralmente sorpassato dagli eventi. Per non scottarsi col fuoco, Doc, bisognerebbe saperci giocare. Incredibile cast di attrici più che brillanti, da Fawcett, a Hunt, passando per Tyler e Hudson.
Divertente.

domenica 15 agosto 2010

Kissing Jessica Stein

Sull'amore omosessuale maschile è stato detto un po' di tutto, dai film in costume (Another Country in testa) alle commedie di Ozpetek, ma il lesbismo rimane in molti casi ancora coperto da una sorta di tabù. Questa felice commedia alla Woody Allen, piena di ebrei colti e nevrotici, affronta il tema con allegria e curiosità.
Jessica è una redattrice ventottenne delusa dalla popolazione maschile che le appare rozza e sciatta, timida, precisa, insicura al punto da vivere la sua passione per l'arte in modo quasi clandestino. Grazie ad un'inserzione galeotta conosce Helen, disinibita gallerista che la coinvolge in una relazione affettiva sfumata tra l'amore e l'amicizia. Le due protagoniste ci presentano le due facce opposte dell'approccio all'amore: Jessica è fautrice del "sto cercando quello perfetto", Helen le risponde "quello perfetto non esiste, dai retta a me. Mischia". Vale per i rossetti, vale per l'anima gemella.
Il finale interlocutorio aggiunge complessità, invece di proporre le solite trite semplificazioni da vignetta che sono distribuite come volantini dalla maggior parte dei film che trattano lo stesso argomento.
Un particolare plauso alle due attrici coprotagoniste, belle in modo inusuale, brave a recitare e a scrivere: sono infatti anche autrici della sceneggiatura, responsabili dei dialoghi frizzanti e limati. Si nota un lavoro raffinato, è chiaro che hanno lasciato marinare le loro idee.

sabato 14 agosto 2010

though guys don't dance

Mi capita spesso di approcciare un autore leggendo una sua opera minore, e così ho fatto anche la mia conoscenza con Norman Mailer, vincitore di ben due premi pulitzer e autore del ben più famoso The naked and the dead.
Tim Madden si sveglia la ventiquattresima mattina da quando sua moglie ha "tolto le tende" con i postumi di una sbornia colossale, un'amnesia per gli accadimenti del giorno precedente, un cane fidato che sembra intimorito dalla sua presenza e il sedile della sua Porsche coperto di sangue. Dal suo nascondiglio per la mariuana fuoriesce una testa di donna... solo la testa. Comincia allora una ricerca disordinata, onirica e fantasiosa delle prove della sua innocenza, di cui egli stesso è tutt'altro che convinto: nella sua pazza corsa la realtà si mescola col sogno, con le proiezioni suscitate dall'alcol e dall'erba, con le intuizioni quasi supernaturali che il protagonista condivide con molti dei personaggi.
Thriller pieno di ritmo, di invenzioni, di scene divertenti ma anche orribilmente trash, di colpi di scena e improbabili reincontri, con uno squisito gusto per la ricerca lessicale. Opera minore, certo, che invoglia però ad approfondire la conoscenza dell'autore; esiste anche un film, tratto dal romanzo, diretto dallo stesso Mailer, vincitore di un Raspberry Award per la peggior regia: inutile dire che non mi sono sforzata di cercarlo, anche perché -seppure scritto con piglio cinematografico- non penso mi attrarrebbe in una confezione audiovisiva.

venerdì 13 agosto 2010

Alien

Le prime cose che aggrediscono lo spettatore sono il colore e il commento musicale, i migliori strumenti per veicolare il senso di angoscia crescente che accompagna i protagonisti della sfortunata vicenda. Le scene sono cupe, in contrasto con il precedente cinema di fantascienza che prediligeva setting semi-chirurgici illuminati a giorno, con una prevalenza di toni blu; il rumore di fondo persistente e la colonna sonora dai tratti dissonanti completano il quadro di un futuro prossimo poco accogliente, simile a quello perfezionato e ancora più abbrutito di Blade Runner, di poco successivo.
Sull'astronave Nostromo Ridley Scott raccoglie un equipaggio molto eterogeneo, in cui i caratteri si dividono in modo un po' manicheo tra quelli dominati dal senso del dovere, ognuno a suo modo, e quelli diretti dal'avidità, il male del nostro tempo, e vero motivo dell'assalto dell'alieno.
Film profondamente pessimista, con una brava attrice svilita nella sua femminilità e qualche scena di brivido, ma con poco senso del ritmo, curiosamente lento per il genere.
Della figura aliena si è detto persino che il suo creatore, Giger, lo intendesse come una forma di Dark Lady, incarnazione di bellezza e pericolosità, raffigurazione degli attributi sessuali femminili; in sincerità, se il disegnatore davvero fantasticava di genitali con doppie chiostre di denti aguzzi, forse uno strizzacervelli freudiano vecchio stampo gli avrebbe giovato.

giovedì 12 agosto 2010

Frost/Nixon - il duello

Dopo A Beautiful Mind e Cinderella Man, Howard torna a romanzare storie vere, in questo caso l'intervista fiume che David Frost rivolse a Nixon dopo lo scandalo Watergate, unica forma di processo che il presidente subì per i suoi misfatti. David si assicurò che la telecamera si trasformasse in un'arma non spietata ma efficace e coraggiosamente portò avanti il suo progetto a costo di grossi rischi personali, economici e di visibilità, che condivise con tutto il suo staff.
Ottimi Sheen e Langella, gli attori che interpretano i protagonisti; tanti validi caratteristi anche per i ruoli secondari, ammesso che così si possa definire tutto l'organico che permise la realizzazione dell'evento.
I due comprimari si fronteggiano "senza esclusione di colpi", come Nixon desiderava, e -entrambi temibili lottatori- commettono in partenza il medesimo errore nel sottovalutare l'avversario: Nixon è accecato dal senso di superiorità verso un contendente di umili origini, anche intellettuali, specializzato in intrattenimento; Frost cade nel tranello di cui sono spesso preda gli idealisti che vantano la ragione dalla loro parte, ovvero il non considerare che un uomo di tale successo politico, ancorché palesemente colpevole e probabilmente fraudolento nelle intenzioni, deve possedere sufficiente carisma da cavarsi d'impiccio in situazioni spiacevoli e incantare, mesmerizzare perfino, un uditorio vergine.
Interessante.

mercoledì 11 agosto 2010

per il resto del viaggio ho sparato agli indiani


Esordio del torinese Fabio Geda, narra di un ragazzino rumeno immigrato in Italia e costretto alla fuga attraverso tutta l'Europa, alla ricerca di suo nonno, artista di strada. Emil, questo il suo nome, ha imparato l'italiano attraverso i fumetti di Tex Willer, e con i suoi occhi osserva la gran parte delle disavventure che attraversa. Proprio con quegli occhi disincantati ma ottimisti da eroe tutto d'un pezzo, capace di sopravvivere a praticamente tutto.
Contrappunto alla sua voce è il racconto dell'Architetto, dandy in crisi che accoglie Emil fino a quando questi non deciderà di scappare dopo avergli rotto il naso... se volete sapere perché, dovete leggere il libro fino in fondo.
L'opera è fresca e poetica, con una colorata umanità e pervasa da un fondo di ottimismo e buona fede, ma tende a scivolare in qualche ovvietà narrativa -come lo sconcertante abbondare di aiutanti, troppi persino in una favola di Propp- e ad abusare di cliché, compresa la trasformazione in orco del secondo protagonista, che con le sue manie, la sua gamba dolorante alla dottor House e le sue patenti insufficienze esistenziali cominciava a scavarsi un posto nel nostro cuoricino di lettori.
Qui trovate il blog dell'autore, se foste curiosi di seguire gli sviluppi di una carriera promettente:
http://www.fabiogeda.it/

martedì 10 agosto 2010

kitchen stories

Negli anni Cinquanta in Svezia l'Istituto di Ricerca Casalinga promuove uno studio del movimento degli uomini celibi in cucina; diciotto osservatori vengono perciò mandati in un paesino norvegese con un'alta concentrazione di singles e tra questi è Folke, spedito a casa del riluttante Isak. Osservati e osservatori non devono in alcun modo familiarizzare, per non gravare lo studio di bias, ma la pretesa all'assoluto positivismo sfocia naturalmente nella frustrazione dei partecipanti: com'è possibile capirsi senza comunicare? L'idea è insolita, arguta e il film è piuttosto divertente, ma pieno di silenzi, occupati da giochi di espressioni e lievi sfumature.
Senza dubbio è una favola sull'amicizia (alcuni sostengono possa essere amore) che lega i protagonisti, come recita la locandina; sull'incontro tra culture -svedese e norvegese- che per tradizione non si amano molto, ma soprattutto sull'ossessione di credere che il controllo di ogni variabile conduca alla verità e all'esattezza. In realtà cotanta esasperata obiettività rischia di sfociare nella sterilità e, curiosamente, alla fine del film scopriamo che l'unica relazione fertile e degna di nota è proprio quella condotta a quattro mani da Isak e Folke. L'osservatore che manca di un confronto si trasforma in un critico distante, e -come sosteneva Wilde- ogni forma di critica è in realtà solo un tentativo di autobiografia.

lunedì 9 agosto 2010

L'apparenza inganna


Graziosa commediola con Auteil e Depardieu, declina ancora una volta il frequente leitmotiv dell'impiegato preda di continui tagli del personale in quest'epoca di crisi continua. Il grigio e depresso contabile Pignon, sull'orlo del licenziamento, viene salvato da un tentativo anticonservativo dal simpatico vicino, che gli consiglia di fingersi gay; in questo modo la sua azienda, produttrice di preservativi, non lo licenzierà per tema di alienarsi le simpatie popolari. Travolto da un'ondata di political correct, semi-costretto a partecipare ad un gay pride e ad indossare improbabili maglioncini rosa, Pignon riesce finalmente ad aprirsi un po' alla vita.
Non ci sono grandi moventi politici o intenzioni filosofiche: lontani anni luce dagli inglesi Irina Palm, Saving Grace e Full Monty, gli autori mirano a far sorridere con garbo e un po' di umorismo, senza addentrarsi in irti sentieri sociali.
Gradevole e dimenticabile...

domenica 8 agosto 2010

Il giro di vite


Un angoscioso, sottile brivido pervade queste pagine e si insinua nei recessi della mente del lettore, lo insegue, lo incalza, striscia come un piccolo, nero, elegantissimo aspide lungo le propaggini della fantasia e giù per le creste vertebrali come un rivolo di sudore ghiacciato. Cos'è veramente successo a Bly?

Una giovane e zelante istitutrice viene inviata nella campagna dell'Essex per occuparsi in completa autonomia di due ragazzini assurdamente adorabili, dolcissimi e incredibilmente dotati. Così tanto zuccherosi che il fratello maggiore viene espulso dal collegio per fatti ignoti e la bionda sorellina è inquietante come pochi altri personaggi della storia della letteratura. In questa cornice bucolica la governante inizia, lei sola, a vedere apparizioni di due personificazioni del Male: la precedente istitutrice Jessel e il suo amante clandestino, Peter Quint, morti in oscure circostanze, sarebbero sempre rimasti nella magione al solo fine di traviare le giovani menti dei due pargoli.

La critica dibatte da decenni sulle due principali possibili letture: storia di fantasmi classica, incredibilmente ben riuscita, e favola onirica di matrice psicoanalitica, in cui tutto accadrebbe nella mente della delirante e isterica istitutrice. Tutto è evanescente, etereo in questa novella: non c'è nulla di affrettato, la suspence si esalta attraverso semplici scene di vita quotidiana: non ci sono asce a distruggere porte o mostri bavosi sotto i letti, la paura è amplificata dalla reticenza del non detto: che cosa mai avrà fatto Miles di tanto orrendo, cosa può aver mai detto Flora per scandalizzare una paffuta signora sessantenne?

Su http://www.turnofthescrew.com/ chi vuole può trovare tutti i dettagli accademici, ma solo la lettura dell'originale con annessa personale meditazione garantisce quel lampo di pervasivo sospetto a tutti rivolto, dalla protagonista ai bambini, alla tata, all'acqua del lago che può rinfrescare il più torrido inizio d'agosto.