domenica 31 ottobre 2010

Dracula

Ovvero, l'ultraclassico del gotico. Non vecchia maniera, ma originalmente antico.
Un apprendista avvocato finisce nel maniero di un misterioso Conte rumeno e scopre le sue abitudini alimentari alternative... Dall'altra parte dell'Europa la sua amorevole fidanzata lo aspetta, in compagnia dell'amica, Lucy, presto vittima del malvagio essere e prontamente vampirizzata. Si organizza così un gruppo di gentiluomini, capeggiati dal dottor Van Helsing, allo scopo di piantare un paletto nel cuore di Dracula e delle sue tre mogli.
Insomma, la trama è semplice e avvincente, i moventi chiari. Ci sono i buoni -stucchevolmente buoni- e i cattivi -orribilmente cattivi- separati con efficacia manichea. A sorpresa il Vampiro non è affatto bello e attraente, come il new gothic ce lo dipinge, e il suo lato sensuale è ambiguo e suscita ripulsa. Il livello letterario è scarso, arricchito però dalla molteplicità di narratori; lo stile piano e svelto da romanzo d'appendice rende il tutto piacevole alla lettura. Mi ha fatto ottima compagnia fino a tarda notte in Pronto Soccorso... dove ero da paziente, con una gamba dolorante: il corridoio dell'ospedale, di notte, con i pazienti in coda, ha contribuito al creep della lettura.
Devo recuperare il film di Coppola.

giovedì 28 ottobre 2010

Remember me


Giovane indeciso ("su tutto", come dice lui stesso) seduce una bionda sconsolata, figlia di un ispettore di polizia che l'ha ingiustamente malmenato. A sorpresa (???) si innamorano follemente, confidandosi le rispettive miserie: il fratello di lui si é impiccato, la sorella geniale é maltrattata dalle compagne invidiose e il padre é uno squalo di Wall Street che non ha tempo/voglia di badar loro mentre si suicidano ad uno ad uno; la madre di lei, invece, é stata uccisa da un gruppo di borseggiatori e il vedovo si é trasformato in un padre violento e controllante.
Con queste premesse non poteva che nascere un capolavoro...
In realtà il drammone sentimentale non é troppo malvagio: ha tra le sue carte Pierce Brosnan, il bel faccino di Pattinson finalmente di un colore compatibile con la vita -ma ancora chiaramente sofferente di gastrite... c'é un medico in sala?!- e un compagno di stanza con una visione peculiare dell'étà matura (voglio una moglie, un'amante, una disfunzione erettile).
Pattinson in particolare continua a non saper recitare, ma riece finalmente a portare a termine proprio le due cose che nella sua impersonazione di Edward Cullen gli erano precluse: andare a letto con la fidanzata e morire.
Il grave problema del tutto é il finale, assurdo di per sé, ma soprattutto colpevolmente manipolatore: come si fa a strumentalizzare gratuitamente la tragedia delle Twin Towers fino a questo punto? Un po' di dignità, please.

martedì 26 ottobre 2010

le correzioni

I Lambert sono una coppia del Midwest ossessionata dal "giusto": morale, sociale e sentimentale; trascorrono perciò l'esistenza a correggersi l'un l'altro, a scovarsi difetti come le scimmie si cercano le pulci, fino ad odiarsi. Ma le correzioni non sono solo un problema comportamentale: sono un concetto economico. Sono gli assestamenti che seguono i terremoti, gli aggiustamenti compensatori dopo una crescita esplosiva di titoli non solidi.
Enid e Alfred sono stati crudelmente delusi dalla loro vita insieme: lui severo e incapace di manifestare il suo affetto, duro, noioso e ormai preda di un Parkinson complicato; lei soffocante, ottusamente ottimista, parsimoniosa all'ecesso, pervicace come un'ortica. I loro fallimenti sono plurimi e si estendono ai figli: Gary, banchiere irresoluto e marito succube di una donna infantile che lo ricatta col fantasma della sua depressione; Chip, professore universitario che ha sacrificato la carriera ad una ragazzina vendicativa e si è crogiolato nelle sue insufficienze; Denise, adorabile vincente, cuoca famosa, amante della sua privacy, rispettosa di quella altrui.
Riesce a dipingerci una realtà nero-pece con ironia ma senza toni violentemente caustici, ci fa amare davvero la vita anche nella sua nudità. La crudezza da mercato di borsa con cui l'autore ci illustra il nostro stesso modo di vivere in balia dell'entropia è incredibilmente accattivante, invece di provocare moti di ripulsa. Sono notevolissime, infine, le sue descrizioni del Parkinson: il senso di intrappolamento quasi-esistenziale, le allucinazioni da pramipexolo e levo-dopa, i freezing, i comportamenti anomali del sonno, l'agitazione notturna, la demenza di Lewy. E non è un neurologo a scrivere, non c'è traccia del condiscendente e rassicurante didascalismo di O. Sacks: è il paziente a gridare.
Questo curioso cocktail di finanza e neurologia mi ha stregato: appendete i manifesti, Le Correzioni di Jonathan Franzen è un libro STUPENDO. Sarebbe potuto essere opera di T.R. Pynchon, o persino di P. Roth. Natale sta arrivando, direbbe Enid: procuratevene tante copie da mettere sotto l'albero dei vostri amici.

domenica 24 ottobre 2010

pane e tulipani

Rosalba (Maglietta) viene dimenticata in autogrill durante una gita fuori porta da una famiglia non esattamente sollecita. Un po' per noia, un po' per ripicca, accetta un passaggio sino a Venezia e dopo un iniziale tentennamento si reinventa una vita: trova lavoro da un fioraio (Andreasi) e asilo da un cameriere islandese dall'italiano forbito e dal pensiero delicato (Ganz). Inizia così un percorso tra personaggi fiabeschi e riscoperte della poesia del quotidiano, che si incontra nel pane della colazione come nei tulipani che porta a casa dal negozio. Presto, però, il marito fedifrago e lavoratore più che integrato la rivuole a casa e invia a rintracciarla un giovane sottoposto (Battiston), che verrà inesorabilmente coinvolto dall'oasi di felicità irradiata dallanuova amica di Rosalba, Grazia (Massironi). Colta dal senso di colpa, Rosalba torna infine a casa solo per scoprire che nessuno, a parte il figlio minore, ha patito la sua mancanza... e reagisce di conseguenza.
Poetico e romantico, è forse il film più noto di Soldini, giustamente pluripremiato. Rinverdisce i fasti della grande commedia italiana, con sensibilità e leggerezza, sfruttando la recitazione di ottimi caratteristi, a partire dalla protagonista dalle curve piene e dal cuore generoso. Particolare anche l'uso del colore, basato sull'uso di tinte primarie forti e contrastate. Un'esplosione di solarità.

sabato 23 ottobre 2010

Moon


Molto poetico, ecco trovato il mio film fantascienifico preferito dell'anno.
Sam Bell lavora da tre anni in completa solitudine su una base lunare dove si estrae un particolare isotopo dell'Elio, fonte fondamentale di energia sulla Terra. Comincia ad avere allucinazioni e perdite di coscienza, finché non ha un grave incidente fuori dalla sua astronave. Apparentemente si risveglia in infermeria, attorniato dalle amorevoli cure del robot Gerty, ma dopo pochi giorni scopre un'altro Ben, ferito nell'incidente e lo cura. Capisce così che il suo corpo è stato duplicato, ma chi dei due è il clone?
Entrambi. Ebbene sì, l'azienda per cui il vero Ben era impiegato aveva preparato decine di cloni a rapida scadenza (vivono solo tre anni), pronti ad essere sostituiti da altri consimili. I due Ben progettano allora un piano di fuga...
Girato con un budget ridottissimo, è un curioso esempio di cinema indipendente; costruito come una piéce teatrale, si regge sull'interpretazione di un'unico attore e sulla sola voce di un doppiatore, che fa parlare il computer di bordo. Molto innovativo lo studio dell'individualismo e dell'unicità del carattere dei singoli cloni. Nonostante questa mancanza di computer grafica, costumi, ambienti ed effetti speciali, crea una suspence notevole e appassiona il pubblico senza ricorrere ad immagini visivamente accattivanti: è l'anti-Avatar, in una parola. Meritevole.

giovedì 21 ottobre 2010

shutter island


Martin Scorsese è un regista che mi piace.
Quando i due detective (Di Caprio e Ruffalo) arrivano all'isola-manicomio criminale in cerca di una degente/reclusa scomparsa, mi sono detta "hum, un giallo classico con delitto all'interno di una stanza chiusa dall'esterno. Un po' scontato, ma Scorsese avrà fatto della calligrafia". Mi sbagliavo.
Quando Di Caprio inizia a incontrare psichiatri -capeggiati da Sir Kingsley- degni di un film di Fritz Lang ho pensato "ecco, fanno esperimenti sui folli prigionieri, è un film di denuncia con qualche fantasma nazista". Mi sbagliavo.
Quando infine (attenzione, SPOILER) ci viene rivelato che in realtà Di Caprio è il folle uxoricida, con una forma di dissociazione e amnesia isterica avanzata con cui tenta di separarsi dall'orrenda realtà di non aver salvato la moglie da se stessa e i figli da lei, ho concluso "perfino Scorsese è caduto nel già visto. E' un thriller a suspence con capovolgimento delle aspettative". Mi sbagliavo ancora.
Nella conclusione, che mi ha finalmente chiarito il quadro, Di Caprio finge di essere nuovamente ricaduto nel delirio lucido e produttivo dell'inizio del film e confessa di essere in realtà perfettamente orientato al suo medico, proprio prima di essere lobotomizzato. "E' meglio una vita da mostro, o morire da uomo perbene?"
Di fronte all'orrore della realtà che ha contribuito a produrre, l'uomo di Martin sceglie consapevolmente la forma di alienazione più profonda e incontrovertibile, la separazione da sé e dai suoi simili, una shutter island completa. Una scelta filosofica e politica ad un tempo. Che personalmente non approvo. Ma dà senso compiuto ad un'opera.

mercoledì 20 ottobre 2010

Elettra - Carmen Consoli

Recentemente premiato con il Tenco, l'ultimo album della Cantantessa non è più una novità discografica, ormai, ma continua a piacermi e commuovermi come la prima volta che ho avuto occasione di ascoltarlo.
Il brano d'inizio, Mandaci una Cartolina, dedicato al padre defunto, è abbagliante nel combinare lirismo in massimo grado e feroce ironia: vale da solo tutto l'ensemble. Ci sono però altri pezzi riuscitissimi, come 'A Finestra e Perturbazione Atlantica, e coraggiosi, come Mio Zio, che affronta il tema della pedofilia in ambiente familiare. Da segnalare la collaborazione con il sommo cantautore italiano, Franco Battiato, corregionale di Carmen e affine per delicatezza di sentire.


martedì 19 ottobre 2010

N - Io e Napoleone



Un giovane maestro socialista dell'Elba, interpretato da Elio Germano, perde il lavoro proprio alla vigilia dell'arrivo nell'isola di Napoleone, il mostro sanguinario che ha inzaccherato di sangue l'Europa. Per la sua cultura viene scelto dal dittatore come segretario personale, a cui dettare aforismi e memorie; nella speranza di uccidere il tiranno accetta l'incarico, tra la sorpresa dei fratelli (Valerio Mastandrea e Sabrina Impacciatore) e l'ironia dell'amante nobile spiantata (Monica Bellucci, molti chili or sono). A rappresentare Napoleone il francese Daniel Auteil, ottimo interprete da commedia che non sfigura in questa inedita veste gastritica.

L'aspetto più interessante della pellicola è l'ambivalenza della figura di Bonaparte, egocentrico assolutista determinato e senza scrupoli, ma anche essere umano complesso e affascinante, colto, divertente, profondo. Carismatico, insomma: come ci si può ragionevolmente attendere da colui che ha trascinato migliaia e migliaia di soldati in battaglie turpi, senza mai perdere il favore delle sue truppe.

Virzì si conferma ai miei occhi come uno dei migliori tra i registi italiani attualmente sulla piazza, con un film poetico, a tratti decisamente divertente, dissacrante senza averne troppo l'aria e, tuttavia, capace di rappresentare l'ambiguità del fascino del malvagio, senza appiattirsi in una visione troppo smaccatamente partigiana. Grazioso.

domenica 17 ottobre 2010

il gioco dell'angelo

Parte bene questo secondo best-seller di Zafòn, con un giovane scrittore pronto a fare follie per affermare i suoi scritti. Il protagonista è simpatico, volenteroso; scoviamo già qualche personaggio ambiguo che potrebbe essere un aiutante o un antagonista: Vidal sarà davvero buono e disinteressato come dice di essere? e una ragazza perfetta per scatenare quelle passioni sempiterne per cui un uomo –pare- sia disposto a morire col sorriso sulle labbra. Poi l’incontro con un misterioso editore francese e una miracolosa guarigione da un male incurabile trascinano la narrazione su un piano onirico che affascina dapprima, ma velocemente irrita per la sua ripetitività, di temi e di stile –tutto fondato sull’odore della polvere da sparo e silenzi come respiri di una maledizione (ma che vuol dire? E poi, la prima volta la locuzione è esotica, la decima è noiosa). A peggiorare la situazione, arrivati ai due terzi del racconto è facile accorgersi che i conti non tornano nell’intreccio e che molto viene lasciato al caso, nella speranza che il lettore –anestetizzato dal respiro della maledizione, che deve essere alquanto fetido- non lo noti.
Unico personaggio vitale e positivo è la giovane Isabella, madre di quel Daniel Sempere poi protagonista dell’Ombra del Vento. Ecco, se volete leggere un bel libro, questo è quello che cercate.

venerdì 8 ottobre 2010

Caserta - post scriptum

La cartolina è già arrivata, e oserei dire a tempo di record!
Grazie, elegante coppia di signori casertani a passeggio! E' una città ospitale, quella in cui si può chiedere un favore a due sconosciuti senza tema di non essere ascoltati.

giovedì 7 ottobre 2010

Moll Flanders


Moll Flanders è una peccatrice che approfitta di un falso nome per ammonire i posteri con l’esempio dei suoi vizi. Sotto la –sottile, per la verità- patina moraleggiante, troviamo una donna a tutto tondo, simpaticissima, con più mariti di quanto Enrico VIII avesse mogli, fedifraga, ladra, imbrogliona, bugiarda e quasi prostituta. Nelle sole prime 150 pagine la vediamo saltellare nei letti di due fratelli, di suo fratello –il cui grado di parentela scopre per caso dopo anni di convivenza-, scodellare decine di figli di cui si libera appena può, sposare due uomini in una stessa settimana. In seguito la lunga teoria di consorti si arresta solo per raggiunti limiti di età, quando, invece di andare in pensione con i quattrini guadagnati, la vediamo intraprendere nuove lucrose attività truffaldine.
Defoe è molto scaltro nel mettersi al riparo dall’accusa di aver mostrato una protagonista impudica e sfrontata al pubblico severo della sua epoca, dal momento che “chi trovasse più divertente il racconto di codeste malefatte rispetto all’espiazione che le segue, è più depravato della stessa Moll”, ma non perde occasione per restituirci una satira pungente di una società piccolo-borghese indurita da una povertà che è al contempo economica, morale e culturale.

mercoledì 6 ottobre 2010

What’s new, Pussycat?


Divertentissima e acuta satira di due delle molte nevrosi degli anni Settanta: la psicanalisi come strumento salvifico e l’amore libero, che per molti si traduceva biecamente nel tentativo di poligamia. Benché il regista sia Donner, si riconosce la prima mano di Woody Allen, sceneggiatore e attore nella parte di uno sfortunato innamorato non corrisposto. Meravigliosi i due attori principali, genii dell’assurdo; Peter Sellers nei panni di uno psichiatra folle e sessuomane, fiero di metodi quanto mai alternativi (“ho ottenuto meravigliosi risultati chiudendo alcuni pazienti in un armadio”) e Peter O’Tool, libertino facilone che cerca solo futili pretesti per tenere il piede in molte scarpe, ma manifesta quasi un senso di possesso verso la sua fidanzata storica, con cui temporeggia sulla data del matrimonio. Proprio la fidanzata, poi, rappresenta una rara incursione nel mondo della commedia –alquanto surreale- per Romy Schneider, che tra Sissi e Ludwig ci aveva abituato a drammoni lacrimosi e impegnativi.
Finale da Gran Gala, con riunione generale in un albergo di campagna assurdo ed equivoci a piene mani. Mancava solo un po’ di mariuana per aggiungere un effetto Saving Grace.

martedì 5 ottobre 2010

Chasing Harry Winston


Io non ho mai visto Sex and the City (sembra che Flora provvederà presto a colmare questa lacuna..), ma se devo dare retta agli entusiasti, me lo immagino come una trasposizione di questo libro.
Leigh è una perfettina nevrotica sull'orlo del disturbo da stress, con un fidanzato ancora più azzimato e troppo adorabile, perso nella contemplazione della sua magnificenza; Emmy è una monogama seriale, ossessionata dal fantasma di ovaie rinsecchite; Adriana mangia (troppi) uomini e beve (troppi) superalcolici, ma a quasi trent'anni deve rispondere ai suoi genitori di ogni sua piccola decisione. In occasione della ritrovata solitudine di Emmy le tre si scambiano la promessa di cambiare alcuni aspetti fondamentali della propria vita.
Protagoniste trentenni sembrano troppo vecchie per il romanzo di formazione, ma di questo si tratta, nell'epoca della gioventù stiracchiata ed estesa. In realta, se in Adriana assistiamo ad una maturazione verso l'età adulta e un desiderio di indipendenza, vediamo in Leigh la riscoperta della leggerezza e un'inizio di accettazione di sé.
Divertente, spassoso e non eccessivamente romantico, è un ottimo compagno di viaggio senza pretese intellettuali ma qualche aspirazione a strapparvi un sorriso, nell'attimo del riconoscersi in una delle tre ragazze.

lunedì 4 ottobre 2010

Caserta - parte terza (e ultima)

Grazie per le dita incrociate, adesso potete finalmente rilassarvi! Ho fatto il mio intervento e, anche se sono certa non sia stato memorabile, nessuno si è addormentato/suicidato/lanciato contro di me con l'intento di farmi del male. Anzi, ho anche ricevuto un certo numero di domande, il che è sempre gratificante!
Dopo tanto duro lavoro mi sono concessa tre ore di sano turismo e sono andata a vedere la Reggia. Bella, però mi sembra che sia un po' sopravvalutata. Va be' che i francesi sono nazionalisti e faremmo meglio ad esserlo di più anche noi, ma dire che il parco di Caserta è meglio di quello di Versailles mi sembra quasi eccessivo. Va be' che il giardino all'inglese conserva un sacco di specie rare, ma se è per questo anche il parco di Racconigi e di Montecarlo.
A rendere l'esperienza davvero particolare è stata l'ora alquanto tarda in cui ho avuto accesso agli Appartamenti: alle sette di sera io e i miei due colleghi eravamo soli nelle grandi sale del Vanvitelli e i guardiani ci hanno consentito di oltrepassare le barriere per curiosare nei luoghi meno noti, come il bagno della regina, completo di vasca di marmo e rame e bidet (descritto poi dai Savoia come "curioso bacile di legno e stagno, in forma di chitarra, dall'utilizzo sconosciuto"!).
Ieri sono finalmente ripartita per Torino, di cui già cominciavo a sentire nostalgia. Non sono riuscita a trovare a nelle vicinanze della stazione una buca delle lettere per impostare la cartolina per il mio fidanzato: l'ho affidata ad un'anziana coppia locale che mi ha promesso di farlo al mio posto. Se la missiva arriverà a destinazione, ve lo farò sapere.

sabato 2 ottobre 2010

Caserta - parte seconda

Ieri è proseguita la favola blu, dalla colazione a base di bacon e marmellata di mirtilli alla cena nella Certosa di San Giacomo con finale di fuochi d'artificio.


Oggi però (!!) ho la comunicazione orale sul ponderoso tema del rapporto tra cefalea e ormoni sessuali femminili (lo so che si addormenteranno tutti... aaargh): tenete le dita incrociate per me?? Grazie!