martedì 30 novembre 2010

Everyone worth knowing



Bette lavora in banca e si annoia disperatamente; inoltre la sua migliore amica sta per sposare l’uomo più gradasso, presuntuoso e insulso del pianeta, contro ogni buon senso. Dimessasi, viene presto assunta da un’impresa di PR che organizza eventi per socialites pseudo-eleganti e si trova circondata di arrampicatori sociali, cocainomani, anoressiche, volgarissime starlets e adorabili buttafuori di locali sopravvalutati.
A differenza che nel precedente Il diavolo veste Prada, il capo della protagonista è una donna simpatica e affascinante, non un’isterica anaffettiva, ma le situazioni tendono a ripetersi un po’ e il moralismo si spreca come lo champagne nelle pagine del libro. In particolare, la scena di ribellione alla irrealtà disperante di questa vita da party-girl somiglia troppo al momento in cui Andy abbandona Miranda, senza però vantare la stessa grinta e capacità di sorprendere il lettore e la datrice di lavoro piantata in asso; inoltre se nel primo libro l’intento di rottura veniva ben espletato dallo schiaffo morale di Andy sulla demoniaca direttrice, qui Bette sembra solo un’immatura che davanti ad un problema perfettamente risolvibile scappa letteralmente sotto le coperte della sua stanzetta. Grazioso, ma inferiore agli altri libri dell'autrice.

lunedì 29 novembre 2010

Solo un padre


Luca Argentero è un vedovo con figlioletta di dieci mesi a carico; medico, come lo era anche la moglie, circondato di amici e dall'affetto dei genitori, non riesce purtuttavia ad elaborare il lutto -e chi ci riuscirebbe? questi romanzieri/sceneggiatori che ti fanno percepire come strana e avvilente una cosa del tutto normale sono un po' alienati... sono passati dieci mesi, mica dieci anni!-e si trascina tra studio, casa e appuntamenti combinati con una ragazza asfissiante.
In questa routine irrompe Camille, ricercatrice di neuroscienze che ha abbandonato la nativa Francia e la fabbrica di tè di famiglia per venire a fare la fame in Italia -in effetti non riesco ad immaginare in questo momento un paese più improbabile per andare a cercare fortuna facendo il ricercatore in quest'ambito...- e rischiare di morire in un incidente domestico. Ah, dimenticavo, anche per incontrare il chirurgo plastico dei suoi sogni.
Il film è grazioso, non lamentoso, poetico e Luca Argentero mi piace davvero molto.
Ciò detto, mi è dovere segnalare un paio di boutades mediche assolute, tipo "l'emoglobina non coaugulava più il sangue" -ehhhh? mi si sono aggricciati i nervi!- o il tentativo di defibrillazione di un'asistolia, il ritmo NON DEFIBRILLABILE par excellence. Acme del ridicolo involontario quando, in ambulanza, il soccorritore del 118 chiede al protagonista se è medico e lui risponde "Sono dermatologo": ecco, con il massimo rispetto per i dermatologi, quando hai una ragazza in asistolia sulla barella, non è la risposta che speri di sentire.

domenica 28 novembre 2010

Persuasione


Anne aveva incontrato Frederick quando era appena diciannovenne, la sua famiglia era all’apice della notorietà e lui non possedeva né titoli né proprietà; facilmente era stata persuasa a lasciarlo, in attesa di un partito migliore. In otto anni ha avuto modo di pentirsi della sua decisione, ma all’improvviso il giovane riappare, nel pieno del successo professionale –è divenuto il Capitano Wentworth- e circondato di ottimi agganci sociali, proprio quando la famiglia di lei, in ristrettezze, è costretta ad abbandonare la casa patronale per affittarla… proprio alla sorella di Frederick. I loro sentimenti sono poi tanto cambiati in così lungo tempo, sotto la scorza di vergogna e orgoglio ferito?
Nel suo ultimo romanzo, Jane Austen ci mostra come anche a 27 anni l’innamoramento non perde il lato tachicardico e ossessivo tipico dell’adolescenza, ma trae sostentamento da ogni minimo sguardo, sprofonda nella disperazione per un piccolo gesto e si arrovella tutta la notte sul possibile recondito significato di una frase detta magari per caso. In questo modo, l’atto di aiutare una giovane a salire su una carrozza, apparentemente una cortesia senza peso, può trasformarsi in un momento fondamentale dell’intreccio: forse le sta dichiarando la sua preferenza, o invece la sua pietà per dei sentimenti che non può ricambiare o ancora il desiderio di allontanarla da sé.
Anne è stata persuasa da un'amica in buona fede, con le migliori intenzioni: la sua vera nemica non è stata Lady Russel, ma l'immaturità con cui le ha ceduto. Non era pronta per quello che voleva e ha rischiato di perderlo, senza colpe, ma per fortuna il destino le ha offerto una seconda opportunità, che ha colto perché era ormai capace di fidarsi del suo istinto.
Per un’ultima volta l’autrice ci mostra un innamorato nell’atto di scrivere una lettera all’amata per convincerla dei suoi sentimenti: anche nel 2010 un uomo che scriva, e con tale sincerità, si assicura il cuore di una donna per i secoli a venire. Ragazzi, prendete esempio!

giovedì 25 novembre 2010

Mansfield Park

Fanny Price è figlia di una famiglia povera e numerosa, accolta in casa dei Bertram, parenti benestanti che necessitano di una ragazza di servizio. Non particolarmente bella, cerca di farsi amare con la sua modestia, il desiderio di apprendere –frustrato, per evitare spiacevoli confronti con le cugine ignoranti- e il lavoro indefesso; giunge inoltre a provare un tenero sentimento per Edmund, il figlio cadetto degli zii. In occasione di un’assenza di Lord Bertram, giungono in paese i fratelli Crawford, Mary ed Henry: mentre la prima si interessa ad Edmund, Henry corteggia le due figlie del padrone di casa, finendo però per innamorarsi di Fanny, che lo respinge per la sua dubbia moralità e viene rimandata a vivere in povertà presso la sua famiglia di origine. Volete sapere il finale? Prevedibilmente Henry commette una leggerezza di troppo, sottraendo la sorella di Edmund al marito, e Fanny riesce a coronare il suo sogno d’amore.
Questo romanzo è il più controverso dell’autrice, in cui la satira sociale è incredibilmente corrosiva e si estende non solo alla media borghesia –classico target austeniano- ma anche all’aristocrazia latifondista, che sfoggia belle maniere e indolenza, ma riposa su lussi concessi dallo sfruttamento della schiavitù nelle Americhe, e alla fascia proletaria di recente inurbazione, avida di denaro e di visibilità, affossata dall’ignoranza. Tale satira travolge anche la protagonista: Fanny è esattamente il tipo di ragazza buona-buonissima-gatta-morta che non dice mai nulla di scorretto ma insinua con maestria, semina il dubbio, screditando i suoi rivali (così si libera della scomoda e affascinante Mary, convince lo zio delle sue ragioni e sposa Edmund, rimanendo padrona della proprietà cui doveva badare silenziosamente); tollera a stento la sufficienza con cui è trattata dalle cugine, ma riserva lo stesso trattamento alla sua arretrata ed incolta famiglia. Ottiene ciò che vuole, a prezzo di una negazione di sé elevata a sistema: è il segreto del suo successo, già figurato nel suo nome, Price. Austen sembra dirci che Fanny non è colpevole della sua personalità, plasmata duramente, come un bonsai, dalla contingenza; dramma ultimo è la perpetuazione di questo indottrinamento nella giovane Susan, che proprio Fanny conduce a Mansfield Park perché prenda il suo posto, in tutto e per tutto.

martedì 23 novembre 2010

My Antonia

Alla fine dell'Ottocento, la colta famiglia Shimerda lascia la Boemia per una casa di fango nelle sconfinate praterie del Nebraska. Antonia (con un esotico accento sulla prima A), figlia maggiore e favorita dal padre musicista, conquista subito le simpate di Jim, nipote dei vicini e suo primo insegnante di inglese.; insieme percorrono il duro processo di costruzione e organizzazione delle selvagge terre dell'Ovest. Come le sue coetanee emigranti, Antonia è costretta a rinunciare all'istruzione e lavorare prima nei campi -sfruttata dalla famiglia- e poi a servizio nella vicina cittadina di Black Hawk -sfruttata dai ricchi-, sempre divisa tra la bruciante nostalgia per la terra natale e l'amore per i grandiosi prati del Midwest.

Il tono elegiaco della narrazione ammanta miseria e sconforto della protagonista e delle sue compagne Lena, Tiny, e le tre Mary, spruzzandole di una patina romantica e glamour senza nascondere nulla della fatica usurante e bruta, né della malinconia lacerante che le accompagna per la parte migliore delle loro esistenze.

Poco nota in Italia, questa mirabile opera di Willa Cather merita un posto accanto ai grandi esemplari del romanzo americano.

domenica 21 novembre 2010

les petits mouchoirs

Commedia appena uscita in Francia, conosce anche una distribuzione statunitense con il titolo Little White Lies.
Ludo viene travolto da un autotreno e ricoverato in rianimazione; i suoi compagni di sempre decidono di attendere il verdetto dei medici in casa di uno degli amici, sull'Atlantico, nel consueto luogo di ritrovo vacanziero. Quale migliore occasione per costringere ognuno di loro a confrontarsi con i suoi problemi e le sue insufficienze... ce n'è un po' per tutti i gusti: il padrone di casa benestante e ossessivo-compulsivo, il padre di famiglia che si scopre gay, l'ingenuo che attende "Juliette" con la fede di chi aspetta Godot, l'attore in rotta con a moglie, la ragazza problematica che cambia uomo ogni settimana e fuma spinelli piangiucchiando, il freak che parla con il riso. Vi ricorda un po' Saturno Contro? Anche a me.
Ma sapete, io sono una fan di Ozpetek; questo film è ben fatto, forse solo un po' lungo, ben diretto, curato nella fotografia e nella colonna sonora e -soprattutto- ottimamente recitato. Merita la palma Marion Cotillard, una delle grandi dive del nostro tempo: perfetta, recita con le sopracciglia, con le dita dei piedi.. riesce a spremere lacrime vere da una risata a crepapelle, ciò che è ben più difficile del pianto in una scena di dolore.
Se ne avrete l'occasione, andate a vedere questo affresco corale, e speriamo che esca anche in Italia, fra la marea di materiale americano anche di dubbio gusto che ci invade.

giovedì 18 novembre 2010

Gli elenchi

Vieni via con me è la trasmissione dell’anno: interessante, attuale, coraggiosa, divertente. Serviva. E’ basata su un procedimento di grande effetto che curiosamente non è troppo abusato –forse perché tanto amato da D’Annunzio, che non si è guadagnato molti emuli..- che si chiama affastellamento. Consiste sostanzialmente nel comporre elenchi. Vuoi un esempio? E io te ne scrivo dodici, così ci togliamo la voglia: il meccanismo incuriosisce, permette di liberarsi di numerosi sassolini dalle scarpe e non stanca se non si esagera.
Saviano ha una faccia che non mi piace. Non nel senso che lo trovo brutto, no. Nel senso clinico. Quando un paziente con quella faccia entra nel tuo ambulatorio, pensi: dove ce l’ha? Il cancro, intendo. O qualcosa di simile. Tipo la nozione surreale che qualcuno ti dà la caccia, non ti permette di abitare dove vorresti, ti costringe a vivere sotto scorta; probabilmente l’effetto che si ottiene facendo penetrare sotto la pelle una tale cognizione ha una biochimica sufficientemente esplosiva da sostituire efficacemente una neoplasia. Così mentre lo guardo, mentre lo ascolto rapita, una parte della mia corteccia (indovinate quale) stila il suo elenco personale: quanti sono quelli che vorrebbero Saviano morto? La Camorra. La Mafia. La ‘Ndrangheta. In questo momento, la Lega. I politici di destra. I politici di sinistra (cosa pensate, che avere un cane sciolto tra le proprie file sia qualcosa che i dirigenti di un partito si auspicano?). Le grosse società calcistiche (ancora non so perché, ma loro sì). Gli integralisti di tutte le religioni e i fondamentalisti di tutte le razze. Berlusconi no, Saviano gli sta facendo troppa pubblicità. Le case farmaceutiche. Le imprese di smaltimento rifiuti. Le sartorie di haute coutoure. Le reti televisive su cui non lavora. La rete televisiva per cui trasmette il programma.
E’ una lunga lista, e triste. Risentiamo piuttosto Benigni che ci fa l’elenco dei possedimenti del Presidente del consiglio, prima che arrivi Leporello a cantarci “Madamina, il catalogo è questo, delle belle che amò il padron mio, il catalogo egli è che ho fatt’io…” Ma quello è ancora un altro elenco.


lunedì 15 novembre 2010

The Blind Side

Michael è un ragazzone timido e buono, abbandonato dalla madre cocainomane e da poco accolto in una scuola privata cattolica per il suo potenziale sportivo. La madre di due degli allievi, Leigh Anne, decide di accoglierlo in casa e di adottarlo, conquistata dal suo lato protettivo; alle soglie del college però l'ente per l'appropriatezza dei procedimenti insinua il dubbio di un tornaconto privato della nuova famiglia di Michael nella sua recente iscrizione ad un'Università prestigiosa. Il finale zuccheroso in pieno stile Holliwood non ci priva delle due ore e qualche minuto di divertimento, nel segno della commedia americana classica. Honni soit qui mal y pense, diceva l'Ordine della Giarrettiera, già molti anni or sono: eppure la sfiducia e l'abitune alla malafede, tanto da vederla anche dove non alberga, sono ormai così radicate da essere diventate uno dei cardini della vita di società.

Sandra Bullock con i capelli ridicolmente biondi e un lato B invidiabilissimo -non so quanto sia merito della natura, ma la gravità è stata clemente- forse non meritava il premio Oscar, ma è convincente; ancor di più lo è Laura Boccanera, che da Maria Antonietta (in Lady Oscar) a Nikita è sempre capace di dare spessore ad ogni personaggio. Kathy Bates, che sarebbe miracolosa anche impersonando un divano, non ci offre invece qui la sua più grande interpretazione.

domenica 14 novembre 2010

Love, Chloè

Già da un paio di mesi Chloè ha presentato il suo nuovo profumo: Love, Chloè.
Estremamente femminile, etereo ed aristocratico, offre un primo impatto con note di testa lievemente agrumate, arancio e pepe rosa, per custodire un cuore di mandorla (eliotropina) iris e lillà. Quando l'ho provato sulla carta assorbente ne sono rimasta estasiata, ma, come spesso mi capita, non mi ha convinto fino in fondo una volta indossato sulla mia pelle, che ha rapidamente consumato i toni più frizzanti e restituiva perlopiù il talco e la polvere di riso del fondo.

Come suo costume Chloè dà molto spazio al packaging, con una boccetta di raffinata eleganza che rimanda alla sua linea di pelletteria nella catena che lega il tappo al flacone e nei colori autunnali cipria e tabacco, ma non si raggiungono i vertici del precedente Chloè, contenuto in una custodia-gioiello in cristallo e argento guarnita da un fiocco annodato a mano.

lunedì 8 novembre 2010

Risonanza Magnetica

Eh sì, dopo aver prescritto decine e decine di risonanze magnetiche ad altri, ho provato l'ebbrezza di farmene fare una io. Il ginocchio urlava vendetta dal suo cantuccio nei bassifondi: nella mia particolare visione in principio era l'Amigdala, poi gli Ippocampi, il resto dell'encefalo, il midollo spinale che è sempre centro, ma meno prestigioso; di seguito gli organi senza i quali si muore in meno di mezz'ora, e poi il resto. Molto lontano, il resto: le ossa, poi i muscoli, infine quelle sfigate di articolazioni. Nemesi medica vuole che mi sia fatta fregare proprio da un insignificante ginocchio. Che vergogna.
Tutte le volte che un paziente mi ha detto "non la voglio fare, la risonanza, mi manca l'aria", confesso di aver pensato che fosse un po' lamentoso; poi ho visto il tubo e devo dire che, ragazzi, è stretto. Proprio stretto. E io non ci sono entrata di testa, i miei pazienti sì. Bisogna provare ad essere pazienti, ecco.
Però quello che non mi aspettavo è stato trovare così divertente il rumore: complice la consapevolezza di non poter avere nulla di veramente spaventoso, mi sono goduta tutto il concerto della macchina pensando: W-O-W, i miei elettroni stanno facendo la ola!! Tutti in paralleloooo.....TRRR TRRR TRRR, adesso dall'altra parteeee TaTaTaTa-tititititi, evvai! Ok, mi rendo conto che aver studiato cos'è un tempo di eco è necessario per condividere questo punto di vista, però è stato meglio delle canzoni dei My Chemical Romance!

domenica 7 novembre 2010

Il club di Jane Austen


Quattro amiche si riuniscono con il proposito di consolare una quinta, Sylvia, appena abbandonata dal marito; mettono perciò in piedi un piccolo club di lettura, votato ai sei romanzi di Jane Austen. Jocelyn, la più intraprendente di loro, trova anche il sesto, Grigg, un giovane ragazzo con la passione per la fantascienza e una mente meravigliosamente aperta, tanto da accettare di imbarcarsi nell’avventura e accollarsi anche il romanzo meno amato (e meno riuscito) di Jane, L’Abbazia di Northanger. Ogni personaggio vive in modo particolare all’interno del romanzo affidatogli, offrendogli sempre nuova vita.
La commedia è forse un po’ stucchevole, priva di grande mordente e poco incline a scavare davvero nell’opera letteraria della mia amata autrice, ma è graziosa, ben recitata e molto bavarde. Insomma, il genere di film che alle ragazze piace e ai ragazzi no. Come i libri della Austen, anche se penso che questo mancato amore sia legato più al pregiudizio per un’opera considerata “sentimentale” e “matrimonio-centrica che non all'incapacità di parlare al cuore di chiunque.





venerdì 5 novembre 2010

Marrakesh Express


Marco, Paolino, Ponchia e Cedro non si vedono più da dieci anni, e si ritrovano per aiutare Rudy, incarcerato a Marrakesh per detenzione abusiva di hashish. A bordo di una Mercedes usata cominciano un lungo viaggio, con i tubi dell'auto pieni di banconote e la mente straripante di dubbi, riassumibili con: ma se sono dieci anni che non ci vediamo, che cosa ci faccio qui, a cercare non so bene cosa e con trenta milioni di vecchie lire? Gli antichi dissapori riaffiorano, mentre i quattro si confrontano tra loro e con la ragazza di Rudy, che li ha radunati: la gelosia di Paolino per Cedro, ex fidanzato della sua attuale moglie, l'idealismo un po' sbandierato di Marco, l'affarismo di Ponchia fanno fatica a comprimersi nell'abitacolo, ma il Viaggio -si sa- è un'esperienza che ci cambia in modo sottile, lentamente.
Marrakesh Express è uno dei migliori esempi della commedia italiana degli anni Ottanta, delicata e divertente, con ottimi attori, una sceneggiatura meritatamente premiata e delle sequenze da antologia, come la famosissima partita di calcetto Italia-Marocco, poi citata anche da Aldo, Giovanni e Giacomo in Tre uomini e una gamba. Il finale, a sorpresa, ci regala un po' di utopia, dono raro e prezioso. Squisito.

giovedì 4 novembre 2010

The Man - La Talpa

Un tranquillo, anonimo rappresentante di articoli ortodontici (Eugene Levy) viene coinvolto suo malgrado in un affare di armi rubate. Di lui si occupa uno scorbutico agente federale (Samuel L. Jackson), dedito al turpiloquio e alla sfiducia sistematica, che lo ha allontanato dall'ex-moglie e dalla figlia.
Non c'è molto altro nella trama di questo filmetto di genere, salvo un paio di inseguimenti (a me di solito piacciono, lo confesso, soddisfano il mio bisogno di kitsch) neanche troppo adrenalinici e qualche battuta degna delle pellicole di Alvaro Vitali.
Il detective doveva, nelle intenzioni, riprendere la scanzonata efficienza del killer-predicatore di Pulp Fiction, ma direi che Tarantino è lontano anni-luce; sembra che Jackson ultimamente si diletti a recitare in produzioni minori con un costrutto monolitico (come Snake on a Plane, il titolo dice già tutto: ci sono i serpenti, c'è l'aeroplano) e senza sottigliezze formali né sofismi.
Inutile.

mercoledì 3 novembre 2010

X-Men, le origini

Blockbuster di qualità, prosegue nel solco dei precedenti X-Men con la poetica della paura del diverso senza grandi novità ma neanche improvvide cadute di stile. Prequel della successiva trilogia, ci spiega dettagliatamente come James divenne prima Logan e poi Wolverine, fino al sopraggiungere dell'amnesia per gli eventi remoti con cui lo abbiamo conosciuto.
Poche sorprese, poche pretese, trama abbastanza intricata ma non irritante, belle scene d’azione, belli gli addominali in mostra di Hugh Jackman, assolutamente adatto alla parte del supereroe stropicciato e scontroso. Gli altri attori sono quasi di corredo, travolti da questo insolito mutante un po’ licantropo.
Film ideale per una serata di disimpegno, lodevole nella sua onestà intellettuale, senza promesse di rivelazioni in merito ad oscuri sofismi; vanta anche qualche battuta divertente.