lunedì 30 maggio 2011

Lisbona - parte seconda

Dopo una settimana di ferie, pure e bellissime ferie, oggi il grande momento del primo speech in inglese è arrivato. Non pensavo che mi sarei sentita a disagio nel parlare in lingua straniera in un microfono, ma non posso negare di aver esperito una tensione che non mi è abituale... comunque nessun fischio e nessuna evidenza di russamento, stanotte posso dormire tranquilla.

Ancora non riesco a capacitarmi invece delle meraviglie che ho scoperto negli angoli più impensati di questa città, la vera perla di un impero perduto, malinconico e pieno di dignità, che non si strappa i capelli né si batte il petto, ma piange silenziosa il suo passato glorioso. Ecco in due parole cos'è la saudade, e per capirlo bisogna andare a sentire il fado, cioe il fato, il canto popolare di qui. Noi abbiamo avuto l'incredibile fortuna di sperimentarlo in una bettola dell'Alfama che non pensavo di vedere mai nell'attuale omologazione turistica: A Baiuca (la buca, suppongo) è un'osteria con circa venti posti, distribuiti in quattro tavolacci. Ci si siede dove c'è un posto vuoto, non importa vicino a chi, e si beve vino rosso in brocca dentro bicchieri di vetro cosi spesso da non rompersi cadendo in terra. Mentre mangiamo ottimi piatti a base di pesce, cipolla e uova, la cantante passeggia per i tre metri a sua disposizione, parla con noi mentre canta -come se la capissimo, e per alcuni, autoctoni, ècosì-, chiacchiera con il chitarrista e il mandolinista, viene interrotta da improvvisati duetti con i passanti che infilano la testa dentro il ristorante attratti da una melodia che riconoscono. Se sono bravi e costruiscono un bel numero, il padrone offre loro un caffé, o una Ginjia, il liquore di ciliegia che spopola nei peggiori bar di Lisboa (non è vero, spopola in tutto il Portogallo, ma era divertente citare!). Génial!

lunedì 23 maggio 2011

Lisbona - parte prima

Ero già stata in questa città circa dieci anni or sono, e non la ricordavo così attraente. C'è un profumo di vita nell'aria, di spezie, di fiori in boccio, di pesce alla griglia, che sorprende: nella metropolitana di Torino non si sente alcun odore, tutto è filtrato e sterilizzato, a Parigi e a Londra le tubes odorano di smog e di ascelle sudate, piedi non lavati e fiato d'ubriachi, a Roma l'aria del metrò è un'istigazione darwiniana a sopravvivere in assenza di ossigeno. Che ci crediate o no, a Marques de Pombal la metropolitana sa di baccalà fritto.

Il primo giorno di vacanza è stato meravigliosamente disorganizzato. Recatici a Belèm, abbiamo trovato chiusi sia la torre che il Mosteiro de los Jeronimos, ma ci siamo rifiugiati un una pastreleria superba e antichissima dove, circondati di azuleios, abbiamo fatto incetta di pasteis alla cannella. Nel pomeriggio siamo saliti sul tram giusto nella direzione sbagliata e invece di visitare il castello di San Giorgio abbiamo scoperto la Lisbona borghese di Estrela, con la sua basilica e il Parlamento, di cui la guida non fa neppure menzione.

Ma adesso è ora di prepararsi per la sera... sono stufa di sentire profumo di pesce, ora voglio assaggiarne il sapore.

mercoledì 18 maggio 2011

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni

Helena (G.Jones) è una donna di mezza età appena abbandonata dal marito, Alfie, un sessantenne arzillo con pretese sportive e desideri sensuali ancora vispi (A. Hopkins). Mentre lei si rifugia nell'occultismo, lui si risposa precipitosamente con una prostituta decisamente vistosa, per l'imbarazzo di sua figlia (N. Watts). Sally, la figlia in oggetto, dal canto suo si barcamena tra un marito inconcludente e fedifrago e un superiore molto affascinante (A. Banderas) che le apre le porte del mercato d'arte.


Insomma, una commedia di Woody Allen dove tutti sono apparentemente infelici e alla ricerca di qualcosa, che poi è solo amore. Eh, sì, il maestro della commedia sofistico-psicanalitica sembra dirci che con tutti i nostri pasticci, le scelte azzardate, le insoddisfazioni latenti e le piccole e grandi slealtà manifestiamo il nostro bisogno d'amore, e viene ricompensato chi l'ha mostrato in modo più ingenuo e spontaneo e senza turlupinare il prossimo.


Niente di nuovo sotto il sole, salvo una diminuzione di quell'ottimismo inaspettato che concludeva film geniali come Manhattan; lo stile è un po' discontinuo e siamo lontani dal capolavoro, ma Hopkins è decisamente azzeccato e non mancano gli episodi divertenti. Meglio del precedente.

lunedì 16 maggio 2011

I ragazzi stanno bene



Jules e Nic sono due signore di mezza età che si amano e vivono insieme ormai da molti anni con i loro due figli, Joni e Laser, concepiti grazie all'inseminazione artificiale. Una (A. Bening) è un medico irascibile e sfumatamente controllante, l'altra (J. Moore) un'arredatrice di esterni con una certa propensione alla New Age e ai fallimenti.



Raggiunta la maggiore età Joni può finalmente esaudire il desiderio di Laser, il fratellino, e conoscere con lui il padre biologico, Paul (M. Ruffalo), un ristoratore alternativo e stranamente desideroso di essere accolto nel ménage familiare della sua prole. Vi si inserisce con la poca grazia di un elefante in cristalleria, offrendo ai ragazzi un modello di genitore nuovo, sì, ma anche non richiesto e forse inopportuno, data la presentazione quantomai tarda, e a Jules un'alternativa pericolosa ad un rapporto di coppia che inizia a subire le crepe del tempo.



Di questo film mi è piaciuta l'idea di base, ma mi ha deluso l'effettivo risultato: Paul è un immaturo che vorrebbe una famiglia pronta e comoda, Julianne Moore mi ha lasciata perplessa (e un po' disgustata) nelle scene intime, molto più in quelle etero che nelle omosessuali, ho trovato discutibili alcuni inserti di vita matrimoniale della coppia lesbica. Mah...

sabato 7 maggio 2011

Emma in bianco



Dal momento che Jane Austen è fonte di ispirazione sempiterna per tante di noi, proseguo la mia più che esigua collezione di abiti da sposa con un esemplare stile Impero che immagino indosso a Emma, la protagonista dell'omonimo libro. Semplice, elegante, in taffetà di seta panna e fiori di pizzo bianco e dorato, come le catenelle che pendono dal punto vita, di agata e oro. Al collo, un ciondolo in oro e perla a forma di ape. Più Napoleonico di così si muore, e poi è il simbolo dell'amore domestico!

mercoledì 4 maggio 2011

Into the wild




Christopher McCandless si è laureato con ottimi voti, ha qualche risparmio da parte, Harvard gli ha proposto un PhD prestigioso che i suoi sarebbero felici di finanziare. Anche perché niente sembra interessare i due orgogliosi genitori come una carriera ambiziosa e remunerativa, almeno secondo l’impressione che Chris ha ricevuto negli ultimi anni, in cui ha appreso a disprezzarli per le loro infedeltà e per la mancanza di rispetto e di amore che informa il loro rapporto.
Si decide dunque ad un gesto radicale e fugge, privo di documenti e di denaro, in un lunghissimo viaggio attraverso gli Stati Uniti, a contatto con la natura anche nella sua forma più aspra. Incontra molte persone con cui stringe dei legami profondi, ma nessuno sembra abbastanza forte da trattenerlo con sé; il suo rifiuto della società occidentale lo spinge a sottrarsi all’amore delle sue molteplici, nuove famiglie, oltre a rifiutare quella vecchia.
Il percorso di liberazione assume forme sempre più estremiste e lo conduce in Alaska, dove l’isolamento è totale e pericoloso, la morte dietro l’angolo. Qui raggiunge la saggezza, che come per quasi tutti noi, giunge di solito poco prima della morte. La felicità è tale solo se condivisa, ma chi perde il senso della misura coglie questa verità solo quando ha pervicacemente lavorato per negarsela. Vero è che la saggezza porta con sé anche la rassegnazione…
Quarto film di Sean Penn da regista, con scenari favolosi e commoventi e una fotografia e un montaggio di tutto rispetto. Molto curata la colonna sonora, premiata ai Golden Globes nella sezione Miglior Canzone Originale. I due Academy Awards sono stati aggiudicati invece per il Miglior Montaggio e Miglior Attore non protagonista.


Emil Hirsch è un giovane attore di estrema bravura, perfetto per esprimere la profonda disperazione di un ragazzo fragile e buono, che ha dimostrato grande coraggio nell'affrontare le asperità psicologiche e fisiche della parte. Molto bene.

martedì 3 maggio 2011

Pubblicità!




Buonasera a tutti,
come le Signorine della RAI di molto prima che io nascessi vi comunico un palinsesto interessante, "in onda" su http://cinetvforum.altervista.org/blog/:

(ehm, attenzione, attenzione)

QUESTA sera, ore 20.30, QUARTO POTERE, di Orson Welles; la visione è consigliata a tutti, trattandosi del film forse più premiato della storia del cinema.



GIOVEDI' p.v, alle ore 20.30 (e a che ora, sennò? mica trasmettiamo striscia o i pacchi prima! facciamo le cose per bene come ai tempi in cui ero alle elementari e il film veniva introdotto da The "A" Train) PSYCO, di Alfred Hitckcock, la cui visione si consiglia ad un pubblico non troppo impressionabile: in particolare da evitare se nella doccia avete la tendina invece dell'anta rigida, che almeno fa più rumore quando viene aperta e -soprattutto- è trasparente.



PROSSIMAMENTE: BLADE RUNNER, di Ridley Scott. Seguirà dettaglio.

Come funziona? Vi collegate al sito suddetto e seguite la chat mentre vediamo il film tutti insieme appassionatamente (e contemporaneamente); ognuno può procurarsi la pellicola in modo autonomo (VHS, DVD, TV, streaming...) e se vi serve aiuto per reperirla, di solito in chat qualcuno vi aiuta. Ciò detto, buona visione A TUTTI!!!

lunedì 2 maggio 2011

GATTACA




Approfitto di una replica, per una volta in prima serata, di un film che qualche anno fa sapevo quasi a memoria.
Jerome Morrow è un brillante ingegnere spaziale che in poco tempo è arrivato ai vertici di GATTACA, la Porta dell'Universo. C’è solo un piccolo problema… non è Jerome Morrow. Vincent, questo il suo vero nome, è un comune umano nato per fede, concepito naturalmente e discriminato per il suo genoma scadente: un Non-Valido. Jerome Eugene Morrow, per noi solo Eugene, aveva tutto quello che serviva per scalare la società in cui era stato progettato, ma non ne aveva il desiderio. I due vivono ormai una vita interdipendente, in cui Jerome lavora al suo sogno e produce reddito adeguato al sostentamento suo e di Eugene; quest’ultimo fabbrica campioni di materia corporea che Jerome deve proporre ad ogni test lavorativo. Finalmente la missione su Titano che Jerome brama da anni è a portata di mano, ma il suo superiore viene ucciso in circostanze violente e un ciglio abbandonato accanto al cadavere conduce gli inquirenti a sospettare di un Non-Valido: Vincent. Durante le indagini Jerome fa due incontri essenziali: Irene, una donna meravigliosamente bella, così ossessionata dai piccoli difetti da essere ormai incapace di apprezzare il pregio di un’imperfezione spontanea, e Anthony, suo fratello di sangue, che non lo riconosce e non ha mai capito la sua determinazione.
Questo film meraviglioso, in cui nulla è lasciato al caso –dai nomi dei protagonisti, Vincent e Eugene (nato bene), alla scala del loro appartamento, una doppia elica, al nome GATTACA, composto dalle iniziali delle basi puriniche e pirimidiniche del DNA, è l’elogio del tentativo di superare quei limiti che sembrano impedirci di esprimere compiutamente noi stessi. E provare bisogna sempre, senza mai rinunciare, provando ancora e ancora. Senza mai risparmiare le forze. L’infinita desolazione di Eugene, con la sua ironia feroce e la sua solitudine, si stempera nei sogni che ha potuto conoscere e vivere attraverso Jerome. I tre interpreti sono perfetti (E. Hawk, J.Law, U.Thurman), belli e freddi solo in apparenza, ognuno con un cuore da salvare e, forse, ancora pochi giri intorno al sole da completare, ma –chissà- tutto è possibile.

domenica 1 maggio 2011

Apocalipse Now




Il colonnello Kurtz è un uomo geniale, un eroe di guerra, un soldato coraggiosissimo. Ma è anche assolutamente folle. Il capitano Willard è profondamente turbato dalle atrocità che ha già visto in Vietnam, si trascina tra fumi d'alcool e altri paradisi artificiali, finché non gli ordinano di uccidere il colonnello, che ha formato una sorta di dittatura in territorio cambogiano. Parte perciò per un viaggio coatto attraverso la pazzia della guerra, scortato da militari dalla psiche rinserrata in un delirio nato per proteggerla da una realtà troppo disgustosa. Massimo esemplare di questa razza di esaltati, il tenente colonnello Kilgore (Robert Duvall), che conduce la carica dei suoi sulle note di Wagner, organizza uscite di surf nel mezzo di un’incursione e pronuncia il celebre, agghiacciante monologo su quanto adori l’odore del Napalm al mattino… odora di vittoria. Di vittoria! Che ironia, per una delle più grandi sconfitte americane di tutti i tempi.
Willard si interroga incessantemente sul significato delle azioni di Kurtz e sull’oscuro, magnetico fascino che esercita sugli altri: già diversi sono stati inviati a compiere la sua missione, fallendo alcuni, convertendosi alla sua causa altri. Tale è la forza di questa figura superomistica, che travalica qualunque legge umana e divina, da mesmerizzarci col suo solo fantasma, finché non lo incontreremo negli ultimi trenta minuti di film.
Dopo esserci lasciati alle spalle l’ultimo baluardo americano, un ponte semidistrutto, con un attacco disordinato al limite della disgregazione (“Ma chi è l’ufficiale al comando?” chiede Willard. “Ma, non è lei, signore?” gli risponde il suo sottoposto), arriviamo infine in Cambogia (il cui solo nome basta a evocare ulteriori inenarrabili atrocità), dove Kurtz vive ed impera, in uno stato di alienazione invasata, desideroso di autodistruzione.
Marlon Brando, alla sua ultima magistrale interpretazione, rende palpabile l’odore di morte lenta che ha corroso l’anima del colonnello, preparandolo ad una morte sacrificale (altra sequenza notissima, in parallelo con l’uccisione di un enorme bovino) che lo liberi, infine, dall’orrore… l’orrore.
Quest’opera rasenta la perfezione: dall’interpretazione magistrale degli attori, alla regia illuminata e sfiduciata di Coppola, al montaggio, ala colonna sonora, ai dettagli di feroce sarcasmo (come i bunnies di Playboy sugli elicotteri da bombardamento), alle riprese di una natura ostile, capacissima di mostrare i denti se attaccata, alla crudeltà demente che non vorremmo considerare umana, se non ci fossero purtroppo così tanti esempi del suo appartenere a questa nostra razza infelice. Un capolavoro assoluto.