sabato 29 ottobre 2011

Mamma Mia!


Sophie (A. Seyfried) ha solo vent'anni ed è stata cresciuta da una ragazza madre (M. Streep) in un piccolo albergo, che ora gestiscono insieme, su un'isola egea. Sta per sposarsi, ma qualcosa la tormenta; supponendo che si tratti della sua mancanza di radici, sbircia i diari giovanili della mamma e scopre i nomi dei tre uomini che hanno avuto la possibilità di donarle metà del suo patrimonio genetico. Cosa di meglio se non rintracciarli e invitarli? E cosa di più inverosimile se non vederli arrivare tutti e tre, felicissimi nello scoprire che potrebbero avere una figlia ventenne?
Sam (P. Brosnan), Harry (C. Firth) e Billy (S. Skarsgard) si prodigano al meglio delle loro possibilità per consentire alla forse-figlia un matrimonio da favola, ma mamma Donna non è felice di rivederli in branco, temendo il giudizio di Sophie sulle sue leggerezze passate.
La conclusione è abbastanza scontata, con la fanciulla che decide di conoscere meglio se stessa prima di impegnarsi in una relazione definitivamente vincolante e Donna che con vent'anni di ritardo sposa il suo grande amore. La trama è senz'altro la parte più debole dell'insieme, che risulta comunque gradevole per l'insieme di canzoncine terribili in pieno stile ABBA (molti brani sono proprio loro), abiti e situazioni orrendamente e spassosamente kitsch e le belle voci dei protagonisti, tutti capaci di cantare e ballicchiare decorosamente. Passabile.

martedì 25 ottobre 2011

I padroni della notte



Bobby è un ragazzone moderatamente scapestrato che gestisce con successo un night club di proprietà della mafia russa; lo accompagna una bellezza portoricana di professione entreineuse, l'unica a conoscere il suo vero cognome: non Green, ma Grusinski. Ragione dell'inganno è il celare che il resto della famiglia, nelle persone del padre e del fratello Joseph, sono esponenti di spicco della polizia di New York, impegnata in operazioni antidroga proprio contro i datori di lavoro di Bobby. Questi decide di diventare un infiltrato quando Joseph è ferito dal nipote del decano russo, ma, scoperto, causa la morte del padre.

James Grey dipinge un presente cupo come un romanzo russo d'inizio Novecento, e altrettanto pieno di caustico umorismo e dannazione; per farlo usa la palette dei pessimisti futuri prossimi di Ridley Scott, pieni di grigi, ma soprattutto di blu. J. Phoenix, tra i suoi attori prediletti, diretto anche in Two Lovers, è perfetto per il personaggio lacerato e decadente di Bobby, così come molto azzeccati sono anche il perfettino-rigidino M. Wahlberg per Joseph e R. Duvall per il padre, integerrimo ma capace d'amore anche per il figliol prodigo. Sospendo il giudizio per E. Mendes, che non ho mai amato per le sue forme un po' volgari, ma credibile in quest'opera triste.

Il finale mi ha un po' sorpreso (ATTENZIONE, SPOILER): il neo-poliziotto si fa giustizia da sé manifestando una profonda, radicata sfiducia nel sistema che ha deciso di sposare, e i suoi colleghi lo applaudono; d'altro canto l'originale difensore della legge per vocazione scopre l'affetto per la pecora nera di famiglia e si ritira in amministrazione. Follie della vita moderna.

martedì 18 ottobre 2011

Violetta

Accendiamo un po' la televisione per sprofondarci nel vecchio drammone sentimentale.
In un tempo lontano c'erano i feuilleton, ovvero i romanzi d'appendice: venduti a puntate, erano letti quasi di nascosto da un pubblico prevalentemente femminile, tacciabile di leggerezza e di cattiva fama se sorpreso nell'atto di dedicarsi ad un tale, riprovevole, passatempo. Con gli anni -a volte i secoli- il romanzo d'appendice ha rivelato il suo vero spessore: alcuni sono diventati capolavori di agilità linguistica ineguagliabile (Dumas padre, per esempio), altri sono caduti nell'oblio senza grandi clamori.
La letteratura d'evasione è stata poi sostituita nella sua funzione sociale dal melodramma, prima con l'opera, poi con l'operetta. Negli anni del boom ci sono stati gli "sceneggiati", che avvicinavano il grande pubblico -spesso incolpevolmente incolto- ai grandi romanzi della letteratura internazionale. Oggi tutto ciò è stato sostituito dalla fiction.
Cosa separa la fiction dallo "sceneggiato"? La lingua (fiction è INUTILMENTE una parola inglese, peraltro usata, come spesso accade da noi, impropriamente) e il livello del prodotto finale. Il pubblico target e il senso di vergogna serpeggiante nel fruitore, in compenso, sono rimasti gli stessi del feuilleton.
Badate, io appartengo ad una generazione piuttosto giovane, non è la nostalgia degli anni passati a rincorrere il vento che mi fa parlare così: è l'aver visto Belfagor, Il segno del Comando, La freccia Nera etc.. e l'averli comparati con Le sorelle Fontana, Il campione e la Miss e, ora, Violetta.
La storia è nota a tutti, persino Pretty Woman conosce la trama di Traviata. Violetta Valéry è interpretata da Elisa di Rivombros- ah, no, scusate, si chiama Vittoria Puccini. Alfredo Germont da un ragazzo bellissimo con una sola espressione. Non riesco a ricordarne il nome, ma la faccia torna in mente. Io apprezzo molto la Bellezza, per me ha valore in se stessa, ma non bisogna usarla per vendere fumo: questi due ragazzi sono stupendi, ma non sanno recitare.
L'ambientazione è abbastanza curata, i costumi e il trucco sono la parte migliore, molta attenzione ad un dettaglio curioso: hanno insegnato davvero bene alla Puccini a tossire come una tubercolosa, si vede che c'è impegno.
In compenso il ritmo non è brillante e la colonna sonora -già potenzialmente pronta e composta dal Sommo Musicista Italiano- è ridotta a quattro striminzitissime battute saccheggiate dal primo atto dell'Opera Verdiana e ripetute ossessivamente per ben due serate.
Insomma, meno peggio di tante produzioni orripilanti che infestano le nostre reti, ma occorre dirlo: dopo Bianca, Violetta. Continuiamo così, facciamoci del male.

lunedì 17 ottobre 2011

Juicy couture - Fragrance


Creato da Harry Freemont nel 2006, questa fragranza ha consacrato la giovanissima casa di moda e accessori partorita dalla mente di Pamela Skaist-Levy e Gela Nash-Taylor, due intraprendenti signore intente a dimostrare che gli USA sono glamorous quanto l'Europa. Tralasciando le contese-ai posteri l'ardua sentenza-, parliamo del profumo, che nelle intenzioni di Pamela e Gela sarebbe dovuto essere "quello che si metterebbe Barbie".
Si parte con delle note di testa fruttate molto dolci: anguria, mandarino e passiflora, che avvolgono e rassicurano; il cuore è più fresco e verde, con foglie pestate, giacinto, mela verde, tuberosa, rosa e gigli, ma recede presto per asciare spazio a un fondo curioso, dolce con brio, di vaniglia, caramello, patchouli e crème brulée.
Non so se davvero Barbie sia il volto giusto, certo è che Juicy Couture ha un profilo molto sensuale e delicato allo stesso tempo, invitante senza essere volgare, senza ciprie ottocentesche. Persistente e penetrante, va usato con moderazione, anche perché la poliedricità di cifre olfattive contenutevi può risutare stomachevole se in eccesso.
Confezione molto glam.

domenica 16 ottobre 2011

Nowhere Boy


Come comincia la storia di un mito, se non con un'adolescenza problematica? Ecco perché io non sarò ricordata nella storia: ho avuto un'infanzia troppo felice, e una giovinezza tranquilla, in una famiglia normalissima.
Trascendendo da queste considerazioni emisferiche destre, scopo di Sam Taylor-Wood è quello di tratteggiare le origini della figura di John Lennon, radicate in una vicenda familiare inusuale: concepito da una madre immatura e cresciuto dalla zia, John scopre l'identità della genitrice a quindici anni e inizia con lei un rapporto pieno di complicità, ma anche di sventatezza (soprattutto da parte della madre), con qualche ambiguità legata alla femminilità un po' esplosiva di mamma Julia. Tanto quest'ultima è spensierata ed espansiva, tanto è chiusa e burbera Mimi, la zia che ha sempre accudito John con amore profondo e poco palesato; pur con tutti i limiti del suo carattere Mimi vince facilmente la palma di figura genitoriale sul lungo periodo, e Julia -complice una prematura morte- rimane nell'immaginario collettivo una donna dolce e svagata, forse meno eterea di come è qui rappresentata, il cui merito maggiore è di aver convinto il figlio a perseguire il sogno di diventare musicista.
Paul e George si aggregano in fretta alle prime boy-band guidate dal protagonista, l'eletto per carisma ma non certo per doti canore o musicali, e i Quarryman si trasformano lentamente nei Beatles in questo film non eccelso ma gradevole, delicato e simpatico.
Colonna sonora sorprendente, perché non a base esclusiva di canzoni dei Fab Four, e in particolare non è stata inserita Julia, che sarebbe stata scontata. K.S. Thomas riesce a infondere una luce poetica in ogni suo ruolo, dai più ridicoli (Quattro matrimoni e un funerale), a quelli drammatici (Gosford Park) ai grotteschi (Tamara Drew), ed è ancora una splendida lady.

martedì 11 ottobre 2011

Riccione

A un anno dall’uscita casertana, eccomi di nuovo con kit congressuale per la Società Italiana di Studio per le Cefalee, che si è riunita a Riccione tre giorni or sono. Il Frecciarossa e le occhiaie sono sempre molto Alice Cullen, il nuovo taglio di capelli forse ancora di più, il glamour dello scenario ha subito invece un crollo verticale, fissato in questa località inconsueta per un convegno. Centro della vita di Riviera, Riccione è un luogo che non avevo mai esplorato prima, e scientemente. Pulitissima cittadina distesa sul mare, sembra vivere esclusivamente di un turismo talassocentrico, non interessato a null’altro che ai bagni e al divertimento notturno poco fuori porta: ogni tre edifici uno è un albergo e, a parte il lussuoso Des Bains, tutti sembrano curiosamente consunti, come se la salsedine li corrodesse lentamente dagli anni dorati del boom economico o, ancora prima, dalle famiglie amarcordiane del Ventennio. In questa stagione ormai più che avanzata, somiglia più che altro ad uno di quei set abbandonati del periodo di Cinecittà, popolata da spaesati e stranieri professionisti, armati di improbabili tubi per poster invece che di boccagli da snorkeling.
A differenza di Rimini, Riccione pare priva di un centro storico, sostituito dal modaiolo Viale Ceccarini, luogo di ritrovo obbligato e pascolo delle congressiste in cerca di una pausa e di una borsa (che non ho trovato). I ristoranti sono graziosi e il cibo è buono, ma purtroppo abbiamo avuto poche occasioni per immergerci nella gastronomia locale più ruspante, seguendo un percorso ufficiale più tradizionale a base di ottimo pesce arrostito o grigliate miste di mora, il maiale locale. Oggi, prima di lasciare il mare per rituffarmi nella quotidianità torinese, abbiamo abbandonato per le ultime due ore l’Accademia per una (enorme) piada fra amici, in un grazioso locale con veranda sul mare che mi sento di consigliare: FRENK, tra i bagni 68 e 69 del lungomare. CVD, avere un bel ricordo di un viaggio non dipende necessariamente dalla sede, ha più a che fare con la compagnia!