mercoledì 29 febbraio 2012

Super 8


Un gruppo di ragazzini si ritrova di notte per produrre un filmato da presentare ad un festival di provincia ed assiste incredulo ad un disastro ferroviario. Dai frantumi del convoglio si separano migliaia di cubi metallici semoventi e una via di mezzo tra la bestiaccia di Alien e il ragno di It. L'incidente provoca l'accorrere della milizia in forze, sotto lo sguardo attonito dei piccoli protagonisti e dei loro genitori, minacciando gravi conseguenze per chi curiosa eccessivamente nei dintorni del mistero.
Buon film vintage, strizza forse un po' troppo gli occhi a Spielberg (che non a caso lo produce) nello stile, ma non troppo nei temi: certo, ci sono i quasi-adolescenti di provincia sulle biciclette e gli extraterrestri, ma quella profonda fiducia sia nell'Uomo che nell'Oltre-Uomo (la vogliamo chiamare Fede?) ha lasciato il posto ai timori, ai misteri, ai complotti che ormai affliggono le nostre menti post-Torri. Se J.J. Abrams dunque non ci sorprende con invenzioni miracolose in quest'omaggio ai tempi della mia infanzia, è pur vero che non ci addormenta, avendo donato alla sua creazione un'ottimo ritmo, brioso con gusto.
Ottima poi la scelta dei piccoli attori, tutti di buon livello, fra cui spicca Elle Fanning, nuovo genio di casa e sorella di Dakota, già piccola musa di Spielberg. Tra gli adulti salverei il padre poliziotto del protagonista: non che sia straordinario, ma è piuttosto caruccio.

domenica 26 febbraio 2012

Il Barbiere di Siviglia

Il Conte d’Almaviva si è incapricciato della bella Rosina e l’ha seguita fino a Siviglia, dove ella vive col meschino tutore Bartolo. Il Conte, desideroso di farsi amare per se stesso e non per il suo patrimonio, si finge uno studente squattrinato di nome Lindoro e si ingrazia la giovane, ma Bartolo ha deciso di sposarla in tempi brevissimi per mettere le mani sul di lei patrimonio, con l’aiuto del viscido Don Basilio: chi altri se non Figaro, il factotum della città, potrebbe aiutare i due innamorati?
Capolavoro del 1816, è una sintesi perfetta tra le vestigia del Belcanto barocco, con gli splendidi gorgheggi del primo atto, la lezione del canto a più voci di Mozart e il respiro ampio dell’Opera di metà Ottocento, con Sinfonie larghe e memorabili. Il genio di Rossini, artista profondamente pigro ma prolifico più di ogni altro, fu uno dei pochi ad essere riconosciuto già dai suoi contemporanei (che avevano appena sepolto Mozart in una fossa comune e lasciato Beethoven a insordire in povertà) con un plauso che non si è mai più spento.
Proprio oggi pomeriggio siamo andati a vederla al Teatro Regio di Torino, riuscendo ad accaparrarci con un po’ di fortuna un posto last-minute: palco abbastanza centrale, ma seconda fila. Il palco è più scomodo della poltrona in platea, ma l’audio è perfetto e l’ambientazione molto suggestiva. Siamo stati molto soddisfatti della rappresentazione e, in particolare, degli interpreti, soprattutto quelli maschili, di ottima presenza scenica, capacità attoriale e canora. I panni di Figaro sono stati vestiti da R. de Candia, rossiniano di fama internazionale (meritata) e quelli del protagonista da A. Siragusa, che ha fatto del Conte d’Almaviva uno dei suoi cavalli di battaglia, grazie alla sua voce tenorile purissima. Molto bene anche P. Bordogna nei panni del musone Bartolo.



Per l’ascolto casalingo mi permetto di consigliare la mia versione preferita, diretta da Galliera nel 1957, con L. Alva a cantare le strofe del Conte, T. Gobbi per Figaro e la Callas nel ruolo di Rosina.
Volete la compilation dei brani? Eccola: la Sinfonia d’Overture, Ecco ridente in cielo-Se il mio nome saper voi bramate (Lindoro), Sono il factotum della città-All’idea di quel metallo (Figaro), Sì, sì, la vincerò (Rosina) La calunnia è un venticello- A un dottor della mia sorte (Bartolo).

venerdì 24 febbraio 2012

Torn

Recuperato dal blog di Sailor Fede, ecco un giochino al limite tra il demenziale e il divertente, che consiste nel rispondere all'ennesimo questionario con le canzoni casualmente sorteggiate dal vostro lettore mp3.
Pronti a fare un salto nel surreale?
Via!

1. SE QUALCUNO TI CHIEDE COME STAI, COSA RISPONDI? Exogenesis – Symphony; Part III-Redemption (Muse) [wow, immagino sia un buon modo per dissuaderlo dal ritentare la sorte. Comunque, splendida canzone]

2. COME DESCRIVERESTI TE STESSO? Tu sei il mio amico carissimo (Riccardo Cocciante) [più che altro mi fa sembrare una narcisista]

3. COSA TI PIACE IN UN/A RAGAZZO/A? Exo-politics (Muse) [mi piacciono gli extraterrestri?? When the Zetas fill the skyes…]

4. OGGI COME TI SENTI? Emergency (Paramore) [cavolo, è vero che è un periodo duro, ma…]

5. QUAL E' LO SCOPO DELLA TUA VITA? Annunciatemi al pubblico (Caparezza) [e continuiamo sulla scia del narcisismo!!!!]

6. QUAL E' IL TUO MOTTO? Un’emozione da poco (Anna Oxa) [veramente io alle emozioni ci tengo eccome!]

7. COSA PENSANO DI TE I TUOI AMICI? Comunque bella (Lucio Battisti) [troppa grazia, Sant’Antonio! Speriamo che lo pensi pure il mio fidanzato…]

8. COSA PENSANO DI TE I TUOI GENITORI? Una donna per amico (Lucio Battisti) [forse la sibilla intende che abbiamo un rapporto non troppo rigidamente gerarchico J]

9. A COSA PENSI SPESSO? Pressure (Paramore) [ma ho l’aria così stressata?]

10. COSA PENSI DEL TUO/A MIGLIORE AMICO/A? Futura (Lucio Dalla) [e che sia di buon auspicio.]

11. QUAL E' LA STORIA DELLA TUA VITA? Rehab (Amy Whinehouse) [ecco, qui non ci siamo proprio!]

12. COSA FARAI QUANDO SARAI PIU' GRANDE? Like a prayer (Madonna) [non so bene che senso possa avere, ma non si sa mai nella vita, no?]

13. COSA PENSI QUANDO VEDI UNA PERSONA CHE TI PIACE? Stars (Coldplay) [sono romantica]

14. COSA BALLERAI AL TUO MATRIMONIO? Luna (Giovanni Allevi) [ma io volevo una rock band live, uffa!]

15. COSA SUONERANNO AL TUO FUNERALE? Eblouie par la nuit (Zaz) […e scomparì nella notte]

16. QUAL E' IL TUO PASSATEMPO PREFERITO? Non è Francesca (Lucio Battisti) [meno male, sennò qualcuno si sarebbe preoccupato. In effetti è scrivere i post della sezione Viva l’emisfero destro]

17. QUAL E' LA TUA PAURA PIU' GRANDE? Una faccia pulita (Claudio Baglioni) [sì, in effetti mi piace stare sporca! Ma come vengono ‘ste canzoni, mi stanno facendo fare una figura barbina!!]

18. QUAL E' IL TUO SEGRETO PIU' NASCOSTO? Angel (Sarah Mc Lachlan) [eh, anche perché se dici in giro che li vedi, nel mio ambiente, la tua vita diventa più difficile. Scherzi a parte, forse ce li dovremmo coccolare tutti un po’ di più i nostri Angeli Custodi]

19. COSA STAI FACENDO ADESSO? Your possible pasts (Pink Floyd) [OK, qui l’oracolo ha superato ogni mia possibile comprensione. Però la canzone è favolosa]

20. COSA PENSI DEI TUOI AMICI? Kiss with a fist (Florence & the Machine) [mi devo preoccupare?]

21. CHE TITOLO METTERAI A QUESTO INTERVENTO? Torn (Natalie Imbruglia) [obbedisco, ma mi sembra un po’ lugubre]

22. CHE VIDEO INSERIRAI PER QUESTO INTERVENTO? Io me ne andrei (Claudio Baglioni) [e dove lo trovo? il video originale dovrebbe essere del 1973, ma non l'ho visto da nessuna parte]

giovedì 23 febbraio 2012

Robin Hood


L’acme dell’antropomorfizzazione animale viene forse raggiunta dal team Disney nel 1973 con questa squisita trasposizione della notissima storia di Robin dei boschi, nobile ridotto a vivere in clandestinità dal regno folle di Giovanni Senzaterra, avido usurpatore. Robin e il suo compare Little John rubano ai ricchi per donare ai poveri, in attesa del ritorno di Re Riccardo Cuordileone, zio della bella Lady Marian che nella prima gioventù aveva già rubato il cuore del protagonista.

Questa meraviglia è uno dei film d’animazione che ho più amato nell’infanzia, per i suoi colori spettacolari (soprattutto gli acquerelli verdi degli alberi), le musiche orecchiabili che si scolpiscono nella memoria e la splendida caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori, come Lady Cocca e Fra’ Tuck. Da rivedere ad ogni singolo passaggio.

martedì 21 febbraio 2012

Mika


Mika sta per pubblicare il suo terzo album e per ora ci lascia ascoltare il primo estratto, "Elle me dit", che ha due particolarità, considerato il panorama del pop internazionale (per quanto riguarda il pop italiano, preferirei per ora scotomizzare la generazione under-thirty): primo, ha un testo molto divertente; secondo, non solo è buono il francese in cui è scritta, ma la pronuncia è impeccabile, cosa assai rara per la maggior parte dei cantanti anglofoni, poco abituati allo studio delle lingue straniere.
Il suo primo album è giunto alle folle dopo che Mika si era già fatto conoscere su Myspace; nonostante i ripetuti dinieghi ricevuti dalle case discografiche, Life in Cartoon Motion ebbe un notevole successo, complice il ritmo allegro e sostenuto e la voce estremamente agile del giovanissimo artista. Sono stati fatti paragoni con Freddy Mercury, il mostro sacro, suggellati dalle manifestazioni di stima di Brian May: ascoltando Grace Kelly effettivamente il paragone non sembra fuori luogo, ciò che già è un grandissimo complimento. A me sono piaciuti parecchio sia Love today sia Relax, i single più pubblicizzati, ma il mio pezzo preferito è senza dubbio Happy ending (con corredo di Over my shoulder), un pezzo geniale che racconta una storia triste senza rinunciare all'andante con brio.
Nel secondo, The boy who knew too much, non troviamo troppo di nuovo: sembra un po' una ripresa del primo CD con qualche accenno più dark. In ogni caso, almeno Rain merita di essere ascoltata, nonostante sia stata poco apprezzata da critica e pubblico.
Siamo decisamente dalle parti della citazione anni Ottanta: ogni brano dà la confortevole sensazione di un passato recente e accogliente insieme. In fondo spero che Mika abbia il coraggio di continuare sulla stessa linea, che valorizza la sua voce particolare, piuttosto che trasformarsi nell'ennesimo esponente brit-pop alle prese con qualche canzoncina piatta e innocua: certo, la sua assicurazione che il nuovo album sarà "molto più emplice e serio dei precedenti" non mi fa sperare tanto bene... aspettiamo di sentirlo!!

domenica 19 febbraio 2012

Mediterraneo

Chiusa della Trilogia della Fuga, dopo Marrakesh Express e Turnè, viene ritenuto da molti il più bello dei tre.
Un gruppo scalcagnato di soldati viene inviato su una sperduta isoletta greca, dove si trova ben presto tagliato fuori da ogni possibilità di contatto con la madre patria; guidati dal Tenente Montini, un letterato con la passione per la pittura e poca inclinazione per la vita militare, gli altri soldati ricostruiscono un piccolo idillio, lontani dalle pressioni politiche e sociali che hanno forzatamente lasciato dietro di sé.
Gli ospiti greci, dal canto loro, si accorgono presto che la natura placida degli "invasori" permette un incontro e uno scambio; nascono anche degli amori inusuali, come quello dell'attendente Farina per la prostituta locale e quello del terzetto fratelli-tirolesi-pastorella-fintamente-ignara-del-mondo.
Dopo tre anni di permanenza giunge un biplano a portare la notizia dell'armistizio, e il plotone deve rimpatriare... c'è chi crede nella ricostruzione, come l'ottimista Lorusso, e chi preferisce restare dov'è, come Farina che rimane insieme alla donna della sua vita. Molti anni dopo, però, bisogna tirare le somme, riassunte nell'aforisma di apertura: in tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per rimanere vivi e continuare a sognare.
Se Mediterraneo mi è piaciuto molto ma un po' meno di Marrakesh Express, è solo perché è più pessimista e forse più vero. Corale, pieno di umorismo e di compassione verso le debolezze italiane ma non solo, rimane un meraviglioso dipinto di varia umanità. Meritatamente vincitore dell'Oscar 1992 per il Miglior Film Straniero, dedicato -con grande amarezza- a tutti quelli che stanno scappando. Il problema è che gli italiani scappano ancora, più o meno per gli stessi motivi, e questo film è ancora tristemente attuale.

mercoledì 15 febbraio 2012

Zodiac

Dopo Milk, un altro film che a suo modo è un documentario, perché parla di fatti realmente accaduti; al contrario del primo, Zodiac ci mostra un approccio gaddiano alla realtà, che rimane fondamentalmente inconoscibile, tanto più quanto maggiore è il nostro sforzo per giungere alla verità.
Dal 1969 ai primi anni Novanta un killer autobattezzatosi Zodiac si aggirò, praticamente indisturbato, per l'area di San Francisco, con gran scorno del corpo di polizia che impegava uomini e mezzi per individuarlo, uccidendo ragazze e tassisti, spaventando coppiette e spedendo ai giornali locali messaggi cifrati. Durante le quasi tre ore di film, più che seguire l'assassino, brancoliamo nel buio insieme al vignettista Robert Graysmith (J.Gyllenhaal, reduce da Donnie Darko), al reporter Avery (R. Downey Jr, a suo agio nella parte dell'alcolista) e ai poliziotti più coinvolti dal caso, lo stropicciato Toschi (M. Ruffalo), l'equilibrato Armstrong (A. Edwards) e il disincantato Mulanax (E. Koteas): tutti finiscono per essere assorbiti dalla vana ricerca, fino a farsi travolgere dalla frustrazione.

E' questo uno dei primi esempi di utilizzo di fotocamera digitale; lo sperimentatore David Fincher ritorna con un serial killer molto lontano dal paradigma di Seven, cosa che ci fa bene intendere anche con la fotografia pulita anni Settanta, le inquadrature precise, le luci giallastre; nonostante queste scelte stilistiche, il film non è affatto privo di pathos.
Il doppio ambiente polizia/giornale ricorda un po' il setting di Tutti gli uomini del Presidente (lo script è stato derivato dal libro che il vero Graysmith scrisse sull'omicida), mentre il riferimento al Callaghan-caso Scorpio non è solo una citazione di genere, poiché quel film fu ispirato proprio dalle malefatte dello Zodiac Killer.
Ogni piccola scena è stata realizzata con massima cura, così come ogni personaggio ha ricevuto tutta l'attenzione possibile (cast eccezionale, dai protagonisti succitati ai cammei di caratteristi più e meno noti). Da vedere, ma in una serata rilassata, seguito dalla lettura de La promessa di Durrenmatt (che, al contrario del film con J. Nicholson, mi è piaciuto moltissimo, nella sua gelida perfezione) e di Quer pasticciaccio di Via Merulana.

martedì 14 febbraio 2012

Jack Jackson

Per una volta abbandoniamo i sentieri dell'emo-gotico: oggi pubblico un disegno ispiratomi dal personaggio di Jack Jackson, protagonista de I Pilastri della Terra.
Me lo immagino con un viso buono e intelligente, gi occhi un po' a fessura e la barba non incolta ma un po' malrasata -nel medioevo immagino dovesse essere difficile avere perfetta cura di sé. Avrebbe potuto Aliena non cedere a quest'immagine?

domenica 12 febbraio 2012

Milk


Siamo qui dalle parti del documentario.
Milk, Harvey è stato praticamente costretto a lasciare la Grande Mela, dove le sue preferenze sessuali lo rendono un discriminato; sono i Seventies, e nonostante l'ondata sessantottina di amore libero e visioni aperte, essere omosessuale è ancora molto difficile. Proprio per far valere la sua causa Milk inizia una carriera politica piena di disfatte: dopo 4 tentativi falliti, nel 1977 riesce finalmente ad ottenere una poltrona in Consiglio Comunale, divenendo in tal modo il primo gay dichiarato ad occupare una carica pubblica negli Stati Uniti. I guai sono solo cominciati... il suo compagno storico, non tollerando che Harvey sia totalmente assorbito dalle continua campagne elettorali, l'ha lasciato; in Consiglio c'è un tal Dan White che assume un atteggiamento politicamente ambiguo e nasconde un'omofobia pericolosa. Gli eventi iniziano a precipitare quando l'amante di Milk si suicida (sia detto in parentesi, essere il fidanzato di Harvey non doveva essere una passeggiata), e la fine annunciata si profila inesorabile.
Il film di Gus Van Sant è, prima di ogni altra cosa, una grande prova d'attore per Sean Penn, che gli ha garantito l'Oscar per il Miglior Attore Protagonista del 2009: sa fare tutto questo monstrum di bravura, il dannato (Mystic River, Carlito's Way, Dead Man Walking), il tenero (Mi chiamo Sam), il confuso triste (21 Grammi) e, qui, anche l'omosessuale impegnato. Anche i comprimari se la cavano piuttosto bene, da Emil Hirsch a James Franco, passando per Josh Brolin, il cui personaggio -lascia intendere il regista- forse non era tanto omofobo quanto piuttosto un gay "nascosto".
Il problema dell'opera, per quanto mi riguarda, è che tutto questo dispiegamento di forze e tecnica non lo esime dall'essere un po' noiosa: dov'è il pathos? Perso proprio nel taglio volutamente asettico-giornalistico, credo.

giovedì 9 febbraio 2012

Inheritance


Finalmente siamo arrivati alla fine e potremo sapere quale futuro attende Eragon Ammazzaspettri. Non avete dormito per l'impazienza? Adesso i vostri problemi sono stati risolti. Soffrivate d'insonnia? Adesso i vostri problemi sono stati risolti.
Paolini inizia con un bel riassunto delle puntate precedenti, cosicché vi sia più facile ricordarvi non tanto quanto era successo nel primo capitolo (carino) o nel secondo (accettabile), ma soprattutto nel terzo, inutile dispiegamento di pagine ingarbugliate e prosa sciatta.
Ora che siete pronti, si inizia in medias res con la battaglia e si prosegue, con un'altra battaglia, e poi con un assedio e poi una bella scena di sterminio. Tutti, tutti ce li racconta i singoli assassini, ammazzamenti e ferimenti di una guerra. All'autore è venuto il pallino macabro, perché non ci risparmia neanche una sciabolata, con il risultato che l'ottanta per cento del libro vede un personaggio con un'arma in mano, spada o martello che sia. Una cosa volevamo sapere noi, fin dall'inizio: questo matrimonio si farà o non s'ha da fare? Consolatevi, avremo risposta nelle ultime due pagine; l'amore non riveste evidentemente un ruolo di primo piano per il pur giovane Chris, persino quel misogino di Tolkien aveva inserito più romance nelle sue opere. Ma in effetti, là siamo in odore di capolavoro, mentre qui direi di no.
Che dirvi, dal momento che non é bene rivelare un finale, non ho molta trama da raccontarvi, anche se potrei inserire una piccola dissertazione sulla necessità di un impero forte sebbene crudele in situazioni sociali travagliate (no, non parlo di Monti, facevo riferimento a Hero di Yimou); penso che la mia opinione sia stata abbastanza sviscerata -potrei giusto aggiungere una sconfortante rassomiglianza stilistica con il ciclo di Shannara.
Una curiosità: nessuno dei personaggi più simpatici è umano: sarà la sindrome di Meyer (Stephenie)?

martedì 7 febbraio 2012

Robin Hood


Robin Longstride (Russel Crowe) è uno dei soldati al servizio di Riccardo Cuor di Leone, reduce dalla sua ultima crociata. In territorio francese il re e il suo favorito, Robert di Loxley, vengono uccisi, e Robin e i suoi allegri compagni si assumono la responsabilità di riportare in patria e alle loro famiglie la triste novella e i loro averi.
A sorpresa, il padre (Max von Sydow) del defunto sir Robert chiede a Robin di fermarsi in sua vece, facendosi carico della gestione del feudo e delle responsabilità matrimoniali contratte dal baronetto con Lady Marian (Cate Blanchett), proprio quando le spie doppiogiochiste anglo-francesi cercano di far vacillare la Corona.
Avevo sentito parlare così male di questo film che avevo scarsa voglia di vederlo, considerati anche il mio scarso amore per Crowe e il mio rapporto conflittuale con Ridley Scott: sono perciò stata molto contenta di scoprire un'opera divertente, storicamente più accurata dei precedenti che ho visto e -tutto ommato- ben recitata. E' la prima volta, in particolare, che si dipinge Riccardo Cuor di Leone come l'esaltato umorale che era, che trascinò migliaia di soldati a farsi massacrare in giro per l'Europa e il Medio Oriente piuttosto che affrontare i problemi politici insoluti in patria; altrettanto dicasi per Giovanni Senzaterra, antipatico e infido ma non sciocco, che firmò, ob torto collo, la Magna Charta. Apprezzabile.

lunedì 6 febbraio 2012

The ambassadors


Strether ha attraversato l'Atlantico per riportare a casa il figliol prodigo della sua non giovanissima fidanzata, la vedova Newsome. Chad ha lasciato casa e famiglia a Woollet, un paesino del Massachusetts, per trasferirsi a Parigi, dove è trattenuto, secondo i suoi parenti, dalle mire di una donna malvagia e corrotta. Pronto a trovare uno scioperato perditempo, Strether fatica a riconoscere il ragazzotto provinciale nel nuovo Chad, un essere evoluto e raffinato, intelligente, circondato di artisti e letterati, innamorato -ricambiato- di una donna di maniere impeccabili e mente pronta. Peccato abbia qualche anno di più, un marito e una figlia invaghita del giovanotto. Mentre il futuro patrigno si fa "corrompere" dal fascino sotterraneo del Vecchio Mondo, dalla sua eleganza decadente e dalla sua malinconia, un secondo drappello di ambasciatori viene inviato: la sorella di Chad, Sarah, con il marito e la cognata. In questo caso l'incontro è destinato allo scontro, perché Sarah è molto meno suscettibile alle lusinghe della Ville Lumière...
The Ambassadors è uno degli ultimi libri della produzione di James, caratterizzato da un'estrema complessità sintattica che fa da contrappasso alla semplicità cristallina dell'assunto tematico: non è semplice conciliare più che superficialmente la mentalità vetero-europea, ripiegata su se stessa e sul culto della bellezza, con l'atteggiamento iperpositivo, produttivo e aggressivo del Nuovo Mondo. Vivere plurime esperienze con mente aperta è la sola via possibile per decidere autonomamente del proprio futuro, quale che sia. Mi ha colpito che temi così delicati e profondi siano stati affrontati senza tragicità, e con grande spirito autoironico.
L'aspetto stilistico è forse il più interessante, denso di paragrafi convoluti, doppie negazioni, latinismi e anacoluti: se da un lato la trama ricorda i lavori di Edith Wharton, se ne discosta proprio per il passo andante con brio (M.me Olenska è molto più malinconica di M.me de Vionnet, e-infatti- perdente) e il barocchismo del periodare. Sembra che James, affetto da un disturbo ingravescente del linguaggio, dettasse ad una dattilografa una lingua che prefigura, per alcuni versi, il flusso di coscienza.

domenica 5 febbraio 2012

Donnie Darko


Donnie è un adolescente del Midwest americano, carino, maturo e tenero. Ha solo un problemino, che secondo la sua psicoterapista è una forma di schizofrenia paranoide (oh-la-la, che etichetta altisonante!), per cui assume psicofarmaci e subisce ipnoterapia con dubbio beneficio. La sua famiglia lo ama nonostante i suoi problemi, ricambiata, ma i sonni del protagonista cominciano ad essere turbati da un coniglio antropomorfo che lo salva dalla inspiegabile caduta di un reattore aereo sulla sua camera da letto, gli predice la fine del modo entro 28 giorni e lo incita ad atti sempre più pericolosi e violenti, dall'allagare la scuola a dar fuoco al domicilio di uno degli insegnanti. Mentre procede per queste irte vie, inizia a interessarsi dei viaggi nel tempo e di dimensioni parallele, fino a visualizzare i wormhole, correnti energetiche/portali spazio-temporali che procederebbero dal petto di ogni umano dimostrando come la rotta di ognuno di noi sia già scritta. Di tutto ciò si era occupata, anni prima, una ex-insegnante della sua scuola, ora indementita, che gli rivela come ogni essere vivente muoia solo. Vi sembra complicato? Be', poi si ingarbuglia di più, ma il resto non ve lo dico.
Donnie, con tutte le sue complessità e stranezze, ognuna sottolineata da un altro personaggio (insegnante di scienze-wormhole, di letteratura-ribellione alla società degli adulti, di ginnastica-ribellione alla morale bigotta), sembra il più savio in circolazione, in particolare se paragonato ad altri rappresentanti della fascia adolescenziale qui presenti, come la fidanzata.
Come questo film sia diventato un cult non mi è ancora chiaro, perché ha una trama farraginosa che tende nel finale allo sconclusionato. Vero è però che ha un cast di tutto rispetto (Jake e Maggie Gyllenhaal, P. Swayze, D. Barrymore, N. Wyle, M. McDonnell e J. Malone), un'atmosfera intrigante e delle inquadrature interessanti; ha anche l'indubbio pregio di dare un affresco dell'immaginario adolescenziale, tutto concentrato su morte, solitudine, valore assoluto della relazione interpersonale.
E', infine, un film profondamente post-moderno nel suo essere prodigo di citazioni e hommages non solo cinematografici. In ordine sparso, quelli che mi hanno più colpito: le riprese delle corse in bicicletta di notte (anni Ottanta, dalle parti di E.T.), Ritorno al Futuro con i viaggi nel tempo, ma anche le correnti filosofiche neoplatoniche, con migliaia di mondi paralleli, fino alla trilogia di Pullman Quelle Oscure Materie (Nonna Morte e la sua storia di ex-suora somigliano un po' troppo a Mary Malone!), Tolkien e il suo Cellar-Door, G. Green -confuso dall'ignorante prof di ginnastica con L. Green di Bonanza, Il giardino delle Vergini Suicide (comunque di molto superiore, a mio avviso, e che può vantare una colonna sonora molto migliore), i quadri di Escher, Il sesto senso con il suo "Vedo la gente morta", un finale in cui gli eventi del tempo parallelo non sono più ricordabili, ma sembrano essere conosciuti dall'inconscio (Film Blu, Sliding Doors). Mi dimenticavo dei Puffi.
Interessante, forse sopravvalutato.

mercoledì 1 febbraio 2012

AVVISO per Janeites

Attenzione, battaglione!!!

Ho visto oggi (e prontamente acquistato) in edicola la riedizione dello sceneggiato ("sceneggiato", non "fiction") di Orgoglio e Pregiudizio che MammaRai aveva prodotto nei lontani Fifties.
Non sapevo di questa riduzione, tutta contenuta nel cofanetto da due DVD, e mi sono incuriosita: penso che questa sera inizierò a vederla e vi saprò dire prossimamente.

Nel frattempo posso dirvi che la nostra Elizabeth è interpretata da Virna Lisi -una Virna ventenne, non il rudere che ci propinano ripetutamente nelle fiction odierne- e tra gli altri comprimari si contano Elsa Merlini, Sergio Tofano (o STO, il disegnatore del Signor Bonaventura, la striscia settimanale in rima che nella mia infanzia seguivo sul Corriere dei Piccoli), Franco Volpi (Darcy) ed Enrico Maria Salerno (Wickham).
Che dirvi? In attesa di recuperare la versione BBC con Colin Firth e di dimenticare l'ultima declinazione cinematografica con Keira Knightley, fredda e impersonale, provo a curiosare nei cassetti di RaiTrade, schedari di un tempo in cui forse si confezionavano più prodotti di qualità.