mercoledì 30 maggio 2012

The good man Jesus and the scoundrel Christ

In Italia questo libro non è stato mai tradotto, perciò bisognerà accontentarsi della mirabile versione originale.
Il riassunto è presto fatto: immaginate la storia forse più nota del mondo, la vita di Gesù, pensando per un momento che in realtà Maria abbia avuto due gemelli, Gesù e Cristo. Il primo un ragazzone vitale, pieno della bellezza della materia (per capire questa affermazione aver letto la trilogia Quelle Oscure Materie, benché non indispensabile, può essere utile), che dopo aver sentito Giovanni il Battista decide di dedicare la sua vita a Dio, predicando nel suo nome; suo fratello ha un animo più chiuso, è più dotato e di intelletto molto raffinato, ma non accende le folle, forse perché troppo calcolatore. Alla sua fede manca quell'aspetto bambino, manzoniano, che la possa rendere perfetta come quella del fratello, ma -a differenza di Gesù- ha dei progetti per il futuro: fondare una Chiesa potente.
Philip Pullman è uno scrittore ateo, ma non certo uno sciocco irrispettoso che spreca il suo inchiostro per deridere la fede altrui. La sua rivisitazione della vita di Gesù è piena di invenzioni delicate e allegre, ma credo che i cuori della narrazione (anch'essi due, e gemelli) siano il sospetto verso una chiesa autoritaria e controllante, che copre i suoi misfatti con la parola di uomini davvero santi e, soprattutto, un desiderio di fede frustrato ma enorme, quasi doloroso. Sì, la fede è un dono, e davanti ad una ricerca così genuina è difficile capire perché non sia accordato più facilmente. Il dubbio (Dubbio, meglio) ci tormenta come un tarlo, noi poveri uomini dalla visione imperfetta.
Quanto all'aspetto "materialista", oggi mi sento provocatrice anche io, e vorrei riportare un piccolo passo:

Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini.

E' di un santo recente, molto criticato peraltro, i cui messaggi sono stati considerati a volte ambigui... eppure è una delle frasi più vere che ho letto.

E se mi è concesso continuare con un'altra piccola provocazione, vorrei ricordare cosa scriveva Nietsche, un altro grande ateo tanto osteggiato dalla Chiesa, che a modo suo cercava un Assoluto anche lui -forse in modo più folle ma tanto più onesto di altri-: "Di Cristiani ce n'è stato uno solo, ed è morto in croce". Non so dire se davvero nessuno dopo è riuscito a difendere quella figura, e quell'Uomo, quel Dio, però fare  un po' di serena autovalutazione con spirito critico non ci può certo fare male, e Pullman è uno di quei pochi che davvero aiutano a pensare, perché -come ho già scritto in passato, più che dare risposte aiuta a fare domande.

lunedì 21 maggio 2012

La mer

Non è la prima volta che passo un po' di tempo sul mare, ma di solito mi capitava in vacanza. Fino a poco tempo fa godevo di ferie lunghe, che trascorrevo spesso in Calabria, vicino alla spiaggia ancora relativamente incontaminata di Strongoli. 
Il vento onnipresente, il calore a volte eccessivo e un sole indiscreto non mi disturbavano mai, nel mio eremo preferito: niente radio, pochissima televisione, anche meno giornali, tanti libri di tutti i tipi per studiare e leggere in compagnia.
Adesso invece sono qui per lavorare e conduco una vita ordinaria, invece che vacanziera, e mi rendo conto di come vivere davvero vicino al mare sia un'esperienza molto particolare. Questa entità immensa, mal definibile, così viva, incide grandemente sul mio umore e sulle mie attività:  bisogna imparare ad assecondare i ritmi e le oscure volontà di un Essere infinitamente più grande, potente, maestoso di noi, che ha la capacità di darmi e togliermi le forze a suo piacimento e piange e ride e respira accanto a me.
Il mare in francese è femmina, La Mer, come dice la canzone che ho scoperto con il film Il treno per il Darjeeling





Una specie di enorme vasca amniotica, salata e piena di esseri viventi che, pur da essa totalmente dipendenti, ne sono ontologicamente separati. Umorale, come una donna, prepotente, multipotente, capace di insegnare l'umiltà a tutti noi minuscoli esseri umani.

giovedì 17 maggio 2012

Rosalie e Dior: una storia che continua per più di una vita

Eccomi tornata con uno dei miei disegni!
Come vi dicevo già parecchio tempo fa, vedo una connessione molto forte tra Rosalie Hale e l'allure Dior (a giudicare dai film tratti dalla Twi-saga, gli sceneggiatori non la vedono con altrettanta evidenza...). E allora eccoci con un disegno ispirato alla donna che secondo me è tra le più belle del nostro tempo, in un abito che si può portare solo se si è dotate di un corpo e di una personalità ultra-statuari.

domenica 13 maggio 2012

Una ragazza a Saint-Tropez - Le gendarme à Saint-Tropez


Pensavate che i vari Sapore di Mare e Saint-Tropez fossero un sottogenere di commedia esclusivamente italiana? Sbagliato! Anche Oltr’alpe, negli stessi anni, si esplorava un ambiente piuttosto somigliante, pieno di belle ragazze in cerca di marito, padri pudici e vagamente vittoriani, ricchi in vacanza e nudisti fuorilegge. A metà tra il moderno (deteriore) cineombrellone e il filone “spiaggiaro” anni Sessanta alla Poveri ma belli (molto apprezzato da me), ecco qui Il gendarme, un Luis de Funès pieno di brio alla caccia disperata degli ossessi dell’assoluto naturale, desiderosi di un contatto più autentico con la natura. Ah, se bastasse togliersi un po’ di biancheria per questo!
Mentre il papà difende il senso del pudore nazionale, disturbando la ricca e patinata quiete della costa, la figliola si dedica ad attività marinare più tipiche del periodo, tipo fare amicizia con i coetanei e fingersi erede di un’enorme fortuna…
Divertente e scanzonato, leggero e senza pretese: nonostante il grande momento di fulgore del cinema francese, spesso sono queste le caratteristiche mancanti dei prodotti contemporanei che arrivano oltre confine.

mercoledì 9 maggio 2012

Donne sull’orlo di una crisi di nervi


Pepa è davvero sull’orlo della crisi: il suo amante, Ivan, l’abbandona per un’altra donna e si rende irreperibile ad ogni chiamata. Bisogna allora vendere l’attico in cui abitava con lui, cercare di contattarlo, scoprire se parte con la sua ex moglie, cercare di contattarlo, riparare il telefono che in un accesso d’ira ha fatto un volo fuori dalla finestra, cercare di contattare Ivan (sempre più sfuggente!), conoscere il figlio dell’amante e la sua promessa sposa, accogliere in casa un’amica che la passione ha trascinato in una loca storia di terroristi sciiti, capire chi è la nuova fiamma di Ivan. Per fortuna accorre in aiuto della nostra eroina uno splendido, kitsch, geniale Mambo-Taxi guidato da Almodovar in persona.
Questo piccolo gioiello è un florilegio di colori, soprattutto di rossi, amatissimi dal regista, e di idee surreali e deliranti (nel senso migliore del termine: siamo dalle parti dell’assurdo di qualità). La verosimiglianza non è richiesta per fare divertire e in effetti io continuo a rotolarmi dalle risa ad ogni visione. Al centro delle gag la segreteria telefonica, strumento feticcio della fine degli anni Ottanta, prodigo di promesse di facile reperimento: in realtà comunicare è difficile come sempre, e non c’è mai peggior sordo di chi non vuol sentire! Pedro approfitta dell’ambiente per inserire qualche spot a contenuto anticlericale, con preti che distribuiscono preservativi a novelle spose e detersivi capaci di lavare ogni macchia (“Ecce Omo”, si chiama lo sbiancante meraviglioso), che all’epoca dovevano aver scioccato più di uno spettatore. Geniale, con alcune sequenze da antologia: il “sacrificio del letto”, il tentato suicidio… della scarpa da tennis, l’inseguimento dell’anziana pazza in arcione di una moto d’epoca.

mercoledì 2 maggio 2012

Qui Radio Nizza...

Buongiorno a tutti!
Vi mancavo?
E' da un po' di tempo che sono in silenzio stampa perché ero immersa nei preparativi della mia trasferta. Mi sono spostata a Nizza, dove rimarrò per sei mesi, non per la season ma per uno stage all'Ospedale Universitario che c'è qui. 
Insomma, vengo a vedere se tutto il mondo universitario è uguale a quello che conosco già, con gli stessi pro e gli stessi contro. Vengo a mettere un po' il naso fuori di casa, che -dati i tempi- mi sembra pratica quantomeno prudente, per non dire essenziale, qualunque sia la scelta definitiva post-specialità.
Oggi ha anche smesso di diluviare... sarà un segno che il cielo mi accompagna?
Be', fatemi un coro di "in bocca al lupo", e se recensirò soprattutto film francesi sappiate che non è del tutto colpa della post-nouvelle vague che impazza Oltralpe...