giovedì 28 marzo 2013

La Bussola D'Oro

Primo e unico film tratto dalla mia amatissima saga "Quelle Oscure Materie".
I bambini iniziano a sparire nel mondo di Lyra, un pianeta Terra apparentemente simile al nostro in cui l'anima delle persone ha una doppia natura fisica-metafisica e assume forma di animale, visibile a tutti.
Il daimon, cioè 'anima/animale delle persone è la componente che accoglie una strana Polvere Spaziale: è la materia che prende consapevolezza di sé, che si raccoglie nell'uomo sotto forma di conoscenza. Quando il confine tra innocenza ed esperienza viene sorpassato, e la polvere si coaugula intorno al daimon, esso assume la sua forma definitiva, in stretta relazione con la personalità del suo umano. Il Magisterium, una sorta di Vaticano, compie ricerche intorno all'Intercisione, il processo di separazione tra il daimon e la persona, che normalmente si conclude con la morte di entrambi.
La trama eccellente, l'ottimo ritmo, i buoni effetti speciali e il cast stellare non sono stati sufficienti a garantire a questo film il successo necessario a proseguire la riduzione cinematografica degli altri due lbri -cosa ulteriormente sconvolgente se si considera gli incredibili incassi di altri film di infima qualità di cui non c'è bisogno di fare nomi. Però, come dice Pullman, l'autore, non vedremo mai Nicole Kidman e Daniel Craig lottare col Metatron, non vedremo mai Eva Green guidare le streghe attraverso le porte tra i mondi, né Sam Elliot morire per Lyra, né mai conosceremo il volto di Will Parry o di Mary Malone. E ciò è una perdita enorme, passata del tutto sotto silenzio.

lunedì 25 marzo 2013

The dark side of the moon

Un paio di anni fa l'opera omnia dei Pink Floyd è stata rimasterizzata e, dopo aver letteralmente consumato i loro album su lettori CD e autoradio vari, ho deciso di riprenderli per riascoltarli col lifting.
Per catturare un po' di pubblico in più, suppongo, la recente ristampa che acquisto nella fortunata edicola davanti all'entrata della Neuro comincia con The Dark Side of the Moon, l'ottavo lavoro; l'operazione sfacciata di marketing sfrutta anche un altro classico delle vendite, l'odiatissimo cofanetto omaggio. Ma se ogni CD ha la sua custodia, come è normale, perché mai dovrebbe servirmi il cofanetto omaggio? Per ricordarmi colpevolmente delle uscite che non ho comprato? Comunque io lo uso per tenere nell'armadietto dei biglietti da non sgualcire. Utilissimo.
Per parlare di cose serie, The Dark Side of the Moon è bellissimo. Non è il mio preferito dei PF, ma è comunque superbo.
Per prima cosa è un concept album, struttura da noi praticamente sconosciuta (l'unico che negli anni Settanta lo propose è stato Baglioni, credo, con Questo piccolo grande amore) a me particolarmente cara e di stampo profondamente operistico. Inoltre parla con immenso acume della paura del passare del tempo e della follia, dell'avarizia in cui traduciamo queste paure e della morte. Mai si è sentita una canzone sulla morte sconvolgentemente limpida e rivoluzionaria come The great gig in the sky, con la voce perforante e terribile di Clare Torry.
Il battito cardiaco dell'uomo angosciato e solo che apre e chiude l'opera ritorna nel tracciato elettrocardiografico verde disegnato sull'interno della copertina e il pensiero va sempre verso la malattia mentale che privò i Pink Floyd di Syd Barrett.

domenica 24 marzo 2013

Sulla Strada

Tra il 1947 e il 1949 Sal Paradise viaggiava in lungo e in largo per le strade degli States, alla scoperta dell'America profonda in ogni sua forma: da NY a Frisco passando per San Diego, i deserti, le montagne, le praterie del midwest e le paludi del SudOvest. I mezzi di trasporto variano dal treno preso in corsa all'auto rubata, dal passaggio autostoppistico all'autobus, mentre la colonna sonora non cambia: il be-bop, il nuovo, indiavolato jazz di Dizzy Gillespie e Charlie Parker.
E lungo il viaggio non si pensa alla meta, ma al viaggio: non alle radici, non alla destinazione, ma la strada è la felicità. Anche se, dopo eterne reiterazioni, questo elemento galvanizzante non è più sufficiente a nascondere o a contenere il vuoto di radici e destinazioni che i protagonisti si sforzano di oscurare in un di-vertimento degno di una descrizione di Pascal. 
Se da un lato l'euforia dell'andare compulsivo al ritmo dei trombettisti dei locali notturni è esaltante, i momenti in cui i protagonisti si ripiegano su se stessi a considerare la direzione della loro vita sono amari e delicati. Anche la lettura procede "a fisarmonica", le grandi tirate di cento pagine in due ore mentre Dean lancia l'auto lungo le immense highway del Nevada e lo stallo delle pause sgradevoli, delle piccole e grandi rese dei conti fra compagni di viaggio, con liti, divorzi, riflessioni, abbandoni, illuminazioni terrifiche in paradisi artificiali.
Sulla strada è un'utopia a benzina (e a benzedrina) in cui si sogna di colmare l'incomunicabilità fra gli esseri umani, di fuggire dalla morte più che dai legami, di ritrovare privatamente le origini che abbiamo pubblicamente rinnegato, ed è bellissima ma faticosa. Da rileggere, ma non subito.


giovedì 21 marzo 2013

Liebster Award

Grazie Sailor Fede, le lusinghe sono sempre bene accette!! Siamo fra noi, blogger meritevoli di blog con meno di 200 iscritti. Qui non c'è pericolo, non arrivamo neanche a 20.

Cosa devo fare per meritarmi il titolo:
- ringraziare chi ha assegnato il premio citandolo nel post:
- rispondere alle undici domande poste dal blog che ti ha premiato.
- scrivere undici cose su di te (ma non vi siete stufati? ormai pure il numero di scarpe sapete!)
- premiare undici blog che hanno meno di 200 followers. 
- formulare altre undici domande a cui dovranno rispondere gli altri blogger. 
- informare i blog del premio.


1. Nel bene o nel male, qual è l'ultimo film che hai visto (cinema/tv/streaming/...)? Vincere!

2. Nel bene o nel male, qual è l'ultima canzone che hai ascolato (radio/cd/stereo/dalla tv,...)? Money, Pink Floyd
3. Nel bene o nel male, qual è l'ultimo fumetto che hai letto (tuo o prestato o tramite scan)? There's a treasure Everywhere, Calvin & Hobbes


4. Nel bene o nel male, qual è l'ultimo libro che hai letto (tuo o prestato o tramite scan)? Sulla strada (seguirà recensione)


5. Nel bene o nel male, qual è l'ultimo video su Youtube che hai visto? non me lo ricordo


6. Nel bene o nel male, cosa hai mangiato ieri a pranzo? Gelatina di carne che fa la mia mma con spinacini al burro


7. Nel bene o nel male, qual è l'ultima notizia che hai ascoltato o letto (quotidiano, online, radio, blog, tv, ...)? l'elezione della presidentessa della Camera


8. Nel bene o nel male, cosa hai pensato stamattina quando ti sei visto/a allo specchio? Cavolo, oggi ci vuole l'intonaco...


9. Nel bene o nel male, cosa ne pensi del nuovo papa? Che come sempre, quando la Chiesa si rende conto che sta per toccare il fondo e che anche i fedeli più devoti non ce la fanno più, chiamano un gesuita a metterci una pezza (cfr Ignazio di Loyola, Controriforma). Non mi sembra male, sa il fatto suo.


10. Nel bene o nel male, cosa ti aspetti dal nuovo governo? Stamattina il prof di Neurochirurgia ha citato Mussolini: "non è che l'Italia non si possa governare, è che è inutile". Pure se Mussolini non mi sembra sommo esempio, stavolta mi sa che ci aveva visto giusto. Chi è che ha eletto questi illuminati che NON ci governano??


11. Nel bene o nel male, qual è la situazione metereologica nel tuo paese/città? Sembra estate!


Undici cose su di me: rispondo anche a qualche domanda posta ad altri in questo meme, perché ormai vi ho già raccontato talmente tante cose che sono a corto di particolari.

1. in fondo vorrei uno smartphone, ma resisto perché temo che sarebbe una droga.
2.vorrei aprire un nuovo blog di viaggi, che potrebbe cominciare col mio viaggio di nozze
3.i finali aperti mi irritano profondamente
4.adoro le guardie di notte, non voglio mai più fare un weekend nella vita.
5. quando sono in casa uso pigiamoni pieni di orsetti e cuoricini e una sontuosa vestaglia di tartan originale che il mio fidanzato aborrisce
6.Amazon è la mia tabaccheria: ci compro libri come i fumatori comprano le sigarette, e la cosa favolosa è che il prezzo medio di un libro è inferiore al prezzo medio di un pacchetto
7.in questo momento non ho una serie da seguire, e mi accorgo che non mi manca
8.invece mi piacerebbe tanto un bel manga come si facevano nei Seventies (Lady Oscar-style)
9.da poco ho comprato in un ferramenta un pennello a lingua di gatto professionale: lo uso per il correttore e mi trovo benissimo. Basta chiedere 14 € per un analogo, Sephora!
10.ho imparato a fare le olive in salamoia!
11.ho deciso di prendere la serie completa dei Pink Floyd rimasterizzata, ha un suono pulitissimo!

Undici blog da premiare:
Les restaurants de Jardon Menor, CineBlaBla, Un paio di uova fritte, Pensieri Cannibali, White Russian, Anna Nihil Show, Prevalentemente anime e manga, A Gegio Film, Stilleben, Vorrei essere un personaggio austeniano, l'apprendista libraio.

Undici domande da fare:

1. cosa pensate della letteratura moderna?
2. il vostro regist preferito?
3. Vi piaceva Lady Oscar?
4. la meta del vostro prossimo viaggio?
5. Vi piacciono più i gatti o i cani?
6. Pensate che l'analisi sia una pratica impudica?
7. Come avete cominciato a leggere La Tosca non è per tutti?
8. Che tipo di casa vi piacerebbe abitare?
9. Siete amanti della filosofia?
10. Meglio Harry Potter o Quelle Oscure Materie?
11. Mozart o Beethoven?

A presto!


love letters

Buongiorno, primavera!

Oggi dovrò rispondere ad un gentilissimo invito di Sailor Fede, ma prima vorrei farvi partecipi di una meravigliosa lettera d'amore.
Sul Blog "Vorrei essere un personaggio austeniano" qualche giorno or sono si parlava di un'iniziativa assai romantica, il lasciare una missiva sentimentale dentro un libro da bookcrossing. Mi sembra carino condividere con tutti voi la lettera che ho scelto per l'occasione. Ne è autrice la mitica zia Jane: mi scuserete, ma ritengo le mie personali eccessivamente personali e, piuttosto che scriverne io una posticcia -non mi vengono bene, temo che risulterebbe fasulla-, prendo a prestito uno stralcio di Persuasion: magari vi verrà voglia di (ri)prenderlo in mano.

I can listen no longer in silence. I must speak to you by such means as are within my reach. You pierce my soul. I'm half agony, half hope. Tell me not that I am too late, that such precious feelings are gone forever. I offer myself to you again with a heart even more your own than when you almost broke it, eight years and half ago. Dare not say that man forget sooner than woman, that his love has an earlier death. I have loved none but you. Unjust may I have been, but never inconstant. You alone have brought me to Bath. For you alone, I think and plan. Have you not seen this? Can you fail to have understood my wishes? I have not waited even these ten days, could I have read your feelings, as I think you must have penetrated mine. I can hardly write. I am every instant hearing something which overpowers me. You sink your voice, but I can distinguish the tones of that voices when they would be lost on others. Too good, too excellent creature! You do us justice, indeed. You do believe that there is true attachment and constancy among men. Believe it to be most fervent, most undeviating, in
F.W.

martedì 19 marzo 2013

Vincere!

Claustrofobico dramma di Ida Dalser, amante di Benito Mussolini e sua prima moglie, con cui il duce concepì un figlio. Divenuta scomoda, venne interdetta e internata in un manicomio e separata dal figlio.
La trama sembra semplice, ma la storia non lo è mai e questa feroce ricostruzione ci mostra un Potere senz'anima che sembra adoperarsi per soffocare la verità, la natura e l'amore. Bellocchio è impietoso nel disegnare un Mussolini al limite della follia, che si espone nudo sui balconi di casa durante le notti in cui sogna di imprimere agli eventi il suo corso personale, come e più di Napoleone. Giovanna Mezzogiorno è ottima primattrice che rende bene le contraddizioni di Ida: comprensibile nell'amore verso il figlio e nella passione cieca per un uomo, non si capisce bene cosa l'abbia spinta a porsi in tale condizione di fragilità di fronte ad un uomo patentemente pericoloso e instabile come Benito. E di fronte agli eventi, perché questo ostinato accanimento nel gridare un segreto troppo inaccettabile, piuttosto che la scelta del silenzio e della salvezza?
Una parte fondamentale del film è data dalla colonna sonora maestosa, operistica, imponente fino a sconfinare nell'invadenza, sottolinea sempre le scene più liriche, come la nevicata durante la quale Ida affida il suo cuore al maltempo e suo figlio fracassa una testa in marmo dello sconsiderato genitore o il pezzo di Aida con cui si parte a spiegare come si arrivò a votare per la guerra.
Bello, senza dubbo, e meritatamente premiatissimo, ma pesante, pesante, pesante. 

lunedì 18 marzo 2013

Magnifica Presenza

Pietro (E. Germano) si trasferisce nella capitale e trova la casa infestata da una serie di presenze. Magnifiche, alcune, e inquietanti, tutte. Solo lui vede i sette componenti (più un bambino) della Compagnia Teatrale Apollonio che sono insediati nell'appartamento dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e non riescono ad uscire, intrappolati da ciò che ancora non sanno sulla loro fine e sull'ultima attrice del gruppo, Livia Morosini (A.Proclemer).

Film che riesce a sposare felicemente due topoi del regista turco, il dialogo tra passato e presente (La finestra di fronte) e la visione corale della realtà (Saturno Contro su tutti), si regge anche grazie ai consueti hommages al cinema e teatro contemporaneo, da Provaci ancora Sam a Tutto su mia madre (il personaggio della prostituta travestita che cita Blanche Dubois). La differenza rispetto ad altri film "di gruppo" è che in questo caso tutto è introiettato, con i membri della compagnia che forse sono reali e forse sono proiezioni della personalità del protagonista e -personificatisi- lo aiutano a manifestare il suo io con più pienezza.
Scena massima, il ricongiungimento tra epoche diverse tramite internet.
Malinconico ma pieno di poesia, fotografato in un seppia rossiccio che fa tanto vintage, complesso e surreale, splendidamente accompagnato dalla colonna sonora orientaleggiante: un'ottima serata.

domenica 17 marzo 2013

Le fate ignoranti

Antonia (M. Buy) rimane immprovvisamente vedova dell'amatissimo marito che le nascondeva più di un segreto. Un amante, per esempio, e senza apostrofo. Sotto le specie di Michele (S. Accorsi), aitante ortofrutticolo con la passione per Magritte e Nazim Hikmet, pronto a precipitare Antonia in un mondo colorato e decisamente alternativo, espanso in un quartiere che sembra uscito da un romanzo di Pennac.
Vincitore di numerosi nastri d'argento, ciack d'oro, david di donatello nonché riconosciuto come film d'interesse culturale nazionale, questo è il primo Ozpetek ad aver raggiunto grande e duratura fama. Mescolando una tribù umana degna di Almodovar, una palette cromatica alla Soldini e una trama un po' Kieslowsky (Blu), si arriva ad uno dei miei film preferiti, sicuramente quello da me più amato nella filmografia del regista: delicato, divertente, interessante e commovente. I due protagonisti sono smaglianti e credibili nel dolore per la perdita di un amore, che si stempera nella confusione dei sentimenti conseguente all'apertura di un nuovo scorcio di realtà. Cucina e musica turche condiscono il tutto, donandogli quella sfumatura di esotismo che ci rassicura.

venerdì 15 marzo 2013

Un gelido inverno

Ree Dolly è uno dei personaggi più disgraziati della storia del cinema: vive poverissimamente in una fattoria sperduta nel Missouri, deve tirare su due fratelli piccoli mentre la madre vegeta in una depressione gravissima e il padre spacciatore s'è involato grazie alla libertà su cauzione e -ovviamente-sta per perdere il podere in cui vive proprio perché ipotecato nella cauzione di cui sopra. Insomma, peggio di così non si può.
Giunta all'infelice conclusione che lo sgangherato genitore debba essere morto, piuttosto che scappato lasciandoli senza un tetto, comincia un improbo sentiero alla ricerca di un corpo che non si trova e di produttori/consumatori "casalinghi" di metanfetamine, che spesso si rivelano anche suoi parenti. Alla fine scopre un traffico delle cui dimensioni non aveva idea... e ritrova le ossa del padre. O meglio, una parte.
Film duro e impietoso, lascia tuttavia una speranza nel futuro grazie alla protagonista coraggiosa e fortissima, quasi incredibile nella determinazione di tenere al riparo quella parte di famiglia che ancora le sembra salvabile dall'abisso. In pieno stile Sundance procediamo in una specie di discesa agli inferi da cui lei esce ancora più consapevole ma non totalmente disperata. Un po' come quelle ballate country che fanno da azzeccatissima colonna sonora all'insieme. Jennifer Lawrence, che avevo scoperto in The Burning Plain, mi sembra una delle migliori promesse del cinema americano: è giovane, bella e molto, molto brava. Mi viene voglia di vedere Il Lato Positivo di cui sento tanto parlare, e persino Hunger Games.

mercoledì 13 marzo 2013

Beautiful Chaos

Terzo episodio del Caster Chronicle, fa un netto passo in avanti rispetto al suo predecessore.
Dopo che la nostra emo-Caster Lena si è auto-reclamata sia nel gruppo dei buoni che in quello dei cattivi, l'Ordine del mondo si è frantumato, e tutti aspettano solo di essere travolti dalla ruota del Fato. Ethan cerca le soluzioni più disparate, ma alla fine dovrà accettarne una disperata. Come dice la quarta di copertina: " stavolta niente happy ending".
Oltre a questa ottima piega della trama, bisogna considerare il buon lavoro di scrittura delle autrici e l'interessante svolta iperdark e un po' horror della sceneggiatura. Vero è che gli spunti "presi a prestito" da altre saghe si sprecano (Harry Potter prima di tutti), ma il risultato globale è molto apprezzabile, e intrattiene con mestiere.

martedì 12 marzo 2013

A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar

Tre Drag Queen attraversano gli States a bordo di una Cadillac di molto stile e poca sostanza. L'alternativa sarebbe stata una Toyota Corolla, ma non sembrava praticabile... e dunque finiscono spiaggiate in un pesino del Midwest, a cambiare la visione degli uomini locali sulle questioni di rispetto, parità dei sessi, classe ed eleganza.
Potrebbe sembrare uno strazio, ma la commedia si fa vedere con piacere. Nonostante parecchi cliché, la recitazione degli attori protagonisti è piacevole (soprattutto P. Swayze) e i cammei sono simpatici e abbastanza prestigiosi (R. Williams su tutti). Il limite più evidente è il buonismo di cui il film è intriso: nulla di male può mai accadere ai nostri, né a nessun altro comprimario. Infine, alatro handicap grave è il titolo, assolutamente restio a fissarsi nella memoria: è la dedica presente sulla fotografia che la protagonista ruba in un bar e che ritrae Julie Newmar, l'icona Drag.

lunedì 4 marzo 2013

Harry Potter e i doni della morte - Parte Seconda

A quasi due anni dalla sua uscita, in occasione di un passaggio televisivo, mi sono convinta a vedere l'ottavo e ultimo film della saga, dopo la grande delusione degli ultimi due. 
Continua l'azione, in medias res, riprendendo i personaggi da dove li avevamo lasciati: ci sono ancora metà degli Horcrux da trovare e distruggere e, avendo mutilato il sesto film, bisogna anche capire quali sono e che significato hanno per Voldemort. Inoltre occorre venire a capo del mistero dei Doni della Morte, ma per brevitas il concetto di Padrone della Morte non viene affrontato. In questo modo osserviamo il nostro terzetto magico che allegramente se ne va per la campagna inglese, fino a giungere a Hogwarts, ormai assediata dai Mangiamorte. Segue epico scontro con molti caduti.
David Yates ha finalmente finito di banalizzare e svilire una delle mie saghe preferite di tutti i tempi, che è stata ulteriormente privata di senso togliendo ogni spunto legato all'ambivalenza del personaggio di Silente, e del suo rapporto con la vittima sacrificale (Harry). Azzerato anche il discorso sulla morte che -notoriamente- non è più di moda.
Gli attori salvano un po' l'andamento generale della pellicola, forse perché hanno cominciato così giovani a dare un volto e un corpo a questi personaggi che ormai li interpretano per una forma di imprinting, col pilota automatico, visto che gli albori della eptalogia erano stati condotti da tutt'altri direttori (in particolare Columbus e Cuaròn). Persino la colonna sonora sembra più opaca, e i colori sono appiattiti sullo stesso grigio-bluastro ormai adottato da tre episodi, funzionale ma lugubre. 
In segno di protesta, vado a rileggermi il libro e non posto immagini.

domenica 3 marzo 2013

Il giovane Holden

Holden Caulfield ha sedici anni ed è appena stato espulso dall'ennesimo liceo, questa volta per aver smarrito decine di fioretti della squadra di scherma, nonché per aver fallito quattro esami su cinque. Pieno di livore verso un mondo adulto in cui non vede aspetti positivi, si affanna a fuggire, per la durata di un week-end, da tutto ciò che è "fasullo" (phony, ovvero pretenzioso, ipocrita, finto). 
Tutto è coperto della miseria del dopoguerra (siamo nel 1947 circa), una miseria più che altro morale visto che Holden è il secondo figlio di una famiglia facoltosa, e cominciano a manifestarsi le crepe delle strutture di inizio Novecento: le scuole esclusive che non entrano in contatto con gli allievi, i college maschili che non impediscono impudicizie -anzi favoriscono devianze, la famiglia rigidamente strutturata che non cura la vita emotiva dei figli.
Al di là della critica sociale relativa agli anni della scrittura, il primo Young Adult di tutti i tempi ci parla dell'adolescenza con un acume sorprendente e grande malinconia. Se fosse un film, sarebbe Il Giardino delle Vergini Suicide. Holden è alienato, si sente inadeguato, non sa gestire le sue risorse e gli sembra che nessuno lo accolga -tutti ce l'hanno con lui. Se permettete una parolaccia, che però ben si adatta al testo, è incazzato, come solo un adolescente può esserlo, e Salinger riesce a dipingere questo stato d'animo persistente con una bravura che sorpassa la stagionatura del tempo e le barriere socio-culturali.
La barriera più ostica è invece la lingua. Ho letto il romanzo in italiano, ma non è stata un'idea geniale; sebbene molto ben tradotto (da noi è un'edizione Einaudi, molto curata), non rende i giochi di parole, i doppi sensi e soprattutto l'immediatezza dello slang giovanile americano. Una traduzione che voleva essere "giovane" sembra più che altro giovanilistica, con un protagonista che dice "diamine" dove penso ci fosse un "what the h..ll" e "maledetto" per "bl..y", con il risultato che si passa metà del tempo a cercare di ricostruire la vera frase dell'autore. Già il titolo, The catcher in the rye, ha necessitato una nota esplicativa di mezza pagina.