lunedì 29 aprile 2013

The Division Bell

Non so perché, ma questo è uno degli album più negletti del gruppo. Quale gruppo? IL gruppo, i Pink Floyd. In principio c'era Beethoven, poi Dvorak, e poi ci sono i Pink Floyd.
Ma non divaghiamo. Dicevo che The Division Bell non è stato amatissimo, ma in fondo non si può considerare a tutti gli effetti fratello dei precedenti, perché è il prodotto del solo Gilmour, dopo che anche Roger Waters è stato fatto fuori. Ci sono anche Nick Mason e Richard Wright, ma la penna è saldamente nelle mani di David, e si sente. Non posso dire che mi dispiaccia.
Certo, è un rock che a volte sembra ambient music post-The-Wall (Cluster One, tanto per cominciare) e a volte pare ad un passo dal pop, ma mi piace molto lo stesso.
Si parla qui di incomunicabilità, della difficoltà di toccare l'altro, e chi meglio di un terzetto reduce da un gruppo semisciolto può farlo? O di un compositore che esce da una coppia scoppiatissima e non riesce a scordare il vecchio amico Sid, con cui la comunicazione doveva essere ai limiti dell'impossibile? 
La Division Bell del titolo si sente nell'ultimo brano, High Hopes, ed è quella del parlamento britannico -dove la comunicazione è solo un filo meglio che nel nostro...; è stata suggerita come titolo da quel Douglas Adams già esilarante, irridentissimo scrittore di Guida Galattica per autostoppisti. Che per l'idea si è pure fatto pagare, anche se non a scopo di lucro personale.
What do you want from me è un andante arrabbiato molto coinvolgente che è PF fino al midollo, checché ne dicano i puristi, e Poles Apart è una ballata di estrema capacità nostalgica e con accenti che mi hanno fatto pensare a Nino Rota nei film di Fellini, ma la mia preferita è senz'altro Lost for Words. Bell'album, che non conoscevo. Da recuperare.

domenica 28 aprile 2013

Ranma 1/2

C'erano una volta due esperti di arti marziali, padre e figlio, in viaggio di allenamento in Cina. Sfortuna volle che capitassero alle Sorgenti Maledette, dentro le quali sono annegate centinaia di esseri viventi: chi vi si bagna assume, quando bagnato da acqua fredda, le specie dell'annegato, e ritorna normale bagnandosi con acqua calda. Non è chiaro? Spiego meglio: dopo l'incidente, al contatto con acqua fredda Ranma si trasforma in una fanciulla, e suo padre in un panda gigante. 
Ritornati in patria i due, Ranma scopre che le sue disavventure non sono finite: si ritrova invischiato in una serie di matrimoni combinati per interesse dal padre, che, in caso di difficoltà, risolve la questione trasformandosi in panda! La prima fidanzata è la mascolina Akane, un'adolescente acerba, buona ma timida e di brutto carattere. A seguire si aggiungono Shan-pu, amazzone cinese caduta nella fonte maledetta di un gatto, e Ukiyo, dolce ma determinata cuoca di okonomiyaki.
Se non bastassero i pasticci col genere femminile, Ranma si tira dietro anche tutta una teoria di amici/sfidanti maschi, dallo spadaccino Kuno (che odia Ranma maschio, ma si invaghisce della sua versione femminile) a Ryoga (che per colpa del protagonista è caduto nella fonte maledetta di un porcellino nero) a Mousse (innamorato miopissimo di Shan-pu, caduto nella sorgente dell'anatra).
E poi ci sono la mamma di Ranma che ha giurato di fargli fare hara-kiri se non crescerà virile (...ehm!), il vecchio maestro Happosai che a oltre cent'anni pensa solo alle gonnelle, la sorella ginnasta di Kuno...



Come avrete capito, il meccanismo che tiene in piedi questo manga è l'affastellamento: di personaggi, di situazioni (col protagonista che cambia continuamente sesso le risate sono assicurate), di gare tra lottatori di tutti i tipi. Ci sono tantissime sfide, ma mai violenza: le botte da orbi che i personaggi si scambiano sfondando tavoli, muri e pavimenti sembrano più scazzottamenti tipo film con Bud Spencer che non carneficine tarantiniane.
Ogni tanto i numerosissimi episodi tendono a scivolare nella ripetitività, e il limite principale del tutto è di non approfondire le psicologie dei singoli caratteri, in fondo in linea con l'estremo irrealismo (surrealismo, quasi) di tutta la vicenda. Alla fine è l'avvicendarsi di gag (magari singolarmente un po' cretine, perché no) a rendere esilarante la lettura, e non certo le embrionali simpatie tra Ranma e Akane (detto per inciso, la meno affascinante delle pretendenti). 
Il disegno è un vero ponte tra lo stile deformed degli anni Sessanta (penso a Tezuka, per esempio) e i topoi grafici degli anni Novanta, dove impereranno fisici impossibilmente slanciati ed esagerazioni inverosimili della forma-base-a-bottiglia-di-coca-cola. R. Takahashi dà l'impressione di essersi divertita da morire a caratterizzare degli archetipi, più che dei personaggi a tutto tondo, prendendo anche a prestito costruzioni già usate in precedenza (Lamù) e farcendo gli episodi con le citazioni più disparate, da A qualcuno piace caldo fino a  Lady Oscar

lunedì 22 aprile 2013

Ummagumma

Io adoro i Pink Floyd. Li trovo geniali. Però Ummagumma ha delle parti imbevibili.
Il problema di quest'album è che è troppo cerebrale e, se lo dico io, o state assistendo ad una mia rapida evoluzione di struttura del pensiero, oppure è davvero troppo cerebrale. 
Persino la copertina pretende attenzione: non c'è solo il classico topos del quadro dentro il quadro dentro il quadro (etc...), ma ogni musicista, in ognuna delle rappresentazioni, prende un posto diverso nell'insieme.


A parte queste sottigliezze grafiche, il doppio disco ha una prima parte live più abbordabile, con un'apertura discretamente psichedelica (Sid Barret secondo me viveva in un immaginario un po' inquietante, a volte è triste pensare che noi persone comuni beneficiamo del genio di martiri che hanno attraversato luoghi angosciosissimi) tenuta in piedi da organi elettrici e Mellotron. Io oltre alla nascita del progressive rock ci vedo pure delle discrete influenze orientali, che negli anni Settanta mi sembrano anche pienamente giustificabili -mentre ora le capisco e le tollero decisamente meno.
La seconda parte è registrata in studio: d'altra parte, sfido chiunque a portare in live un pezzo come Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict. Già il nome è tutto un programma e sono contenta della sperimentazione, però forse qui siamo caduti nel ridicolo. Curiosamente, gli stessi Pink Floyd la pensavano così, mentre i critici dell'epoca si sperticarono in lodi che trasformarono in successo questa strana accozzaglia di suoni.

giovedì 18 aprile 2013

Consigli Utili


Premessa:
questa è la storia di una richiesta di aiuto e non uno spot pubblicitario. Chi volesse contribuire a dire la sua è MOLTO BEN ACCETTO (peraltro come sempre). 

Circa dieci giorni or sono ho inviato a un manipolo di fidate amiche e colleghe tale quesito di capitale importanza: chi sarà il prossimo presidente della Repubblica? come usciremo dall'impasse economica? risolveremo i problemi del Medio Oriente? 
No, non esattamente:

Buongiorno ragazze,

come alcune di voi sanno (e intendo Fl. e C, per esempio, che in questi giorni si stanno beccando tutte le mie paranoie), una spinosa questione mi tormenta:
esiste sulla terra uno struccante capace di rimuovere BENE il mascara senza doversi strofinare le palpebre come forsennate, ed essere cosi' condannate ad un futuro di zampe di gallina e rughette varie?
Già bocciato lo struccante per occhi Nivea (che non rimuove a sufficienza se non si sfrega) e le salviette Fria (che funzionano benissimo ma mi fanno prudere l'occhio)

Prometto che in futuro verrete contattate per questioni più rilevanti a livello mondiale, ma ora...

e con mia somma sorpresa devo dire che ho ricevuto un caloroso responso da quasi tutte, peraltro molto più pronto di quando sono costretta a fare sondaggi più usuali tipo "quando lo volete fare l'esame di specialità". 
Siccome sono buonissima, e poiché nella mia tarda infanzia mangiavo pane (allora ancora molto poco) e Oscar (Wilde, molto allora e ahimè meno adesso) e ricordo i suoi precetti, faccio ciò che deve una ragazza bene educata: gira ad altri i consigli ricevuti.

Con ben due voti, il vincitore assoluto (Eh, Italia... tot capite, tot sententiae!!) è.... rullo di tamburi.... Take the day off di Clinique. Diciamo che con un nome così già si merita di esser comprato. Ancora non ho avuto tempo di testare, ma sarà fatto, nelle sue due declinazioni -già, perché le due concordi, comunque specificano quale delle due formule prediligono: una la liquida, l'altra la cremosa. 

Troppa unità distrugge l'armonia del tutto, ragazze. Secondo me siamo pronte per Montecitorio.

A pari merito, con un voto ciascuno, Acqua Micellare di Avène, Garnier Fresh Essential all'estratto d'uva (che la propositrice mi ha portato in prova e FUNZIONA!), Clinians Hydra Sensitive all'olio di rosa e Collistar Bifasico (bocciato perché già la parola "bifasico" mi turba!)

La mia super-testimone D. ha anche aggiunto al suo voto il consiglio che reputo il più utile in assoluto: lasciate il dischetto imbevuto di struccante sulle palpebre qualche secondo prima di iniziare le grandi manovre. Il mascara comincia a sciogliersi e la vostra vita vi sorride già di più :)  

Se non vi spiegate questo viraggio iper-frivolo della Tosca, considerate due fattori. Il primo è che sono piena di esami da dare e ho bisogno di evasione. Il secondo è che mi sto per sposare (!!!!) e bisogna pensare a trucco, parrucco, pelle e annessi cutanei... insomma, per citare la folcloristica signora modista con cui abbiamo concepito il mio meraviglioso vestito, una volta trovato un uomo, bisogna anche tenerselo.

Concludo con un'ultima nota di colore. Ho scelto un paio di scarpe con un tacco (per me) vertiginoso. Sono paurose, ma in un senso molto cool. La mia super-testimone E. mi ha spedito in farmacia a comprare dei cuscinetti in gel ultra-slim Party Feet della Dr. Scholls. In questo periodo fa i turni in pronto, secondo me si è preoccupata di vedermi arrivare senza camice e con la sirena.



giovedì 11 aprile 2013

Le idi di Marzo

Il film di ambientazione politica, in particolare in zona campagna elettorale, non è nuovo nella filmografia americana e questo non presenta sorprese particolari. Resta tuttavia un bel racconto dall'impianto solido che attraversa le fasi dell'innamoramento e del disincanto in un giovane addetto stampa di un candidato statunitense. 
Durante il grande circo delle primarie avrà modo di giurare fedeltà al suo vassallo, prendersi una cotta passeggera, essere "concupito" lavorativamente parlando dalla concorrenza, scoprire i pastrocchi del suo campione, riguadagnarsi il suo posto -e quello più prestigioso- con le stesse armi che gli stavano tagliando le gambe. Il sogno americano, nel suo aspetto più deteriore, insomma.
Il maggior punto di forza della pièce è il cast stellare, da Ryan Gosling che si rivela qui molto molto carino, decisamente più interessante che nello stropicciato Drive, al divissimo George Clooney, che sta invecchiando decisamente bene sia da un punto di vista attoriale che di charme, passando per Philip S. Hoffman e Paul Giamatti, senza dimenticare la graziosissima Evan R. Wood che, quieta quieta, sta collezionando una serie di parti magari non esplosive ma in produzioni e con registi di tutto rispetto.
Nonostante questo, il film ha ricevuto una caterva di nomination ovunque ma non ha praticamente mai vinto: sarà forse perché la parabola di ordinaria perdita di innocenza ormai non ci travolge più, e anzi ambiremmo tutti a riguadagnarla?

mercoledì 3 aprile 2013

Guida Galattica per Autostoppisti

Arthur scopre un mattino che la sua casa verrà distrutta per permettere la costruzione di una bretella autostradale. Mentre è steso nel fango per cercare di impedire la catastrofe, una grossa astronave giunge a rivelare ai terrestri che il pianeta sta per essere spazzato via per fare largo ad... una bratella autostradale intergalattica. Chi la fa l'aspetti, insomma.
Il suo amico Ford Prefect, alieno naturalizzato dopo 15 anni di permanenza, lo trascina via pochi secondi prima del disastro e lo introduce all'universo dell'autostop interstellare, popolato di personaggi assurdi e pazzamente divertenti.
La fantasia di Douglas Adams è sorprendente, non permette un secondo di noia nel viaggio attraverso distese spaziali remotissime governate da un caos abbastanza terrestre. L'immaginifica produzione dell'autore ci spiega quali sono le creature terrestri più intelligenti dell'uomo (i delfini e i topini di laboratorio) e come funziona un motore a improbabilità, oltre a creare situazioni strampalate degne di un limerick. Geniale, che si è fumato lo scrittore??
Tra le chicche, anche il "paranoid android" Marvin, un robot cronicamente depresso forse involontario Musa dei Radiohead di OK Computer, e i topini di Trillian, la terrestre così intelligente da aver scelto di stare con l'alieno più matto del circondario.

martedì 2 aprile 2013

Beautiful Redemption

E siamo arrivati al capitolo finale della saga di Beautiful Creatures, che fino ad ora si era difesa così bene...
eh, fino ad ora.
Abbiamo lasciato Ethan che, per rimettere a posto il pastrocchio causato dalla sua amata all'ordine dell'universo, si sacrificava gettandosi da una torre. Bel finale, intenso e diverso.
E ora? Si poteva mica lasciare così la storia. No, bisogna che il nostro si ingegni a tornare dalla terra dei morti, ma in questo modo il racconto incappa in qualche scontatezza e alcune incongruenze. Il fine dei cattivi è poco approfondito e viene lasciata a Lena una parte abbastanza marginale. Ancora meno spazio è assicurato ai personaggi più divertenti, ovvero quelli di secondo piano, tra cui spiccano Link e Liv, ridotti a cammei o poco più.
In alcune scene, più che di hommage nei confronti di Harry Potter si dovrebbe parlare di vero e proprio plagio, ma l'epilogo -ahimé- non è stato ricalcato da quello di JKR e si situa a pochi giorni dal termine degli eventi. Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere Ethan e Lena quarantenni alle prese con due o tre marmocchi. Non disperante, anzi si legge volentieri, ma è un passo indietro rispetto ai tre precedenti.