venerdì 31 maggio 2013

Una notte da leonesse

Esce al cinema Una Notte da Leoni III? E chi se ne importa!
Non voglio vederlo, il primo era troppo carino per essere rovinato dal sequel del sequel del sequel.
Invece sapete che fo? No, e suppongo non vi interessi, ma io ve lo dico lo stesso :) Vado a concertare il mio addio al nubilato. 
Le mie adorabili testimoni mi portano a vedere la mostra di Capucci alla Venaria Reale e poi in girula per la Torino da bere tutta la sera... Ma dove si fa la movida torinese? Esiste, questa entità a me ignota? Comunque io comunico nomi e indirizzi delle amiche e per il resto, surprise! Sono eccitata come una bambina. Se avete qualche suggerimento, postatemelo e verrà preso in considerazione!

Passando a tutt'altro argomento, oggi sono stata ad un congresso all'Orto Botanico. Non sapevo neanche dove fosse, e ho scoperto un luogo graziosissimo, pieno di pace e di fiori, di piante strane (mi sono innamorata dei cactus che sembrano pietre) e comunissime e mi viene sempre più voglia di piantare un roseto, ma con in mezzo qualche peonia, un'ortensia, un paio di calle, iris e una camelia. Su un muretto di chiusura una passiflora, delle clematis, e una plumbago.  Così, a rotazione, dovrebbe esserci una piantina fiorita in tutti i dodici mesi!

mercoledì 29 maggio 2013

Nuovo meme: ma ce n'era bisogno? Io dico di sì!

Dopo tanta assenza sento il bisogno di rilassarmi con un nuovo meme, per di più estremamente autoreferenziale. Non sono io che sono egocentrica, è che mi disegnano così.
In ogni caso, è tutta colpa di Acalia di Prevalentemente Anime e Manga, che mi ha fatto venire voglia di buttar giù queste righe.

1) Una domanda banale, ma fondamentale: Quando e come è nato il tuo Blog?
E' nato ormai quattro anni fa. Ero molto incuriosita da questa forma per me nuova, una specie di sito privato che poteva essere creato a costo zero e in pochi minuti. Io non ci credevo, il mio fidanzato mi ha mostrato come si apriva. In meno di cinque minuti mi sono rovinata :)
E poi desideravo un luogo per coltivare il mio amore sconfinato per la mia lingua madre, che sono costretta a tralasciare sempre più per lingue straniere varie. Alla fine mi sembra di parlare tre lingue, ma tutte male.

2) Come si è evoluto il tuo blog? L'hai aperto con un' idea precisa in testa (ad esempio: Parlerò solo di libri!), oppure è nato come blog generico e con il passare del tempo si è focalizzato su di un argomento in particolare?
Quando l'ho aperto volevo disegnare qualcosa di utile a mio principale uso e consumo, ovvero una mappa dettagliata dei cinema di Torino, che descrivesse le sale oltre che i cinema, per sapere dove andare a cercare un buono schermo o una poltrona confortevole. Poi siamo deragliati disastrosamente, tracimando in ogni declinazione del tempo libero e perfino nei recessi dell'emisfero destro.

3) Quando tempo dedichi al tuo blog? In che fascia oraria?
Una volta ero una neo-specializzanda spensierata e scrivevo un sacco, facevo le bozze e le correggevo più volte. Adesso sono una vetero-schiavizzanda trasandata e sciatta che scrive una decina di post nei mesi fortunati e si barcamena tra esami, matrimoni e altre catastrofi! 
La fascia oraria è sempre più nottambula...

4) Hai un' idea per un post: Come procedi?
Le idee migliori mi vengono in metropolitana al mattino. Ho anche pensato di registrarmi, per catturare il flusso di pensiero, perché è sempre stato mio desiderio scrivere qualcosa in flusso di coscienza. Però sono conscia di non essere Joyce, e questa consapevolezza vi ha salvato -o miei lettori- da un tristissimo destino. Inoltre mi vergognerei come una ladra a dettare ad un marchingegno elettronico le mie memorie, neanche fossi Cicerone. Al più, se qualche frase mi sembra particolarmente azzeccata per veicolare il mio messaggio, la segno su qualche bigliettino sparso (nella borsa di una donna ce n'è SEMPRE) e poi ci costruisco il post intorno.

5) La croce e delizia di ogni Blogger: i Troll. Mai avuti?
Ma che è???

6) Una cosa che adori del tuo blog.
La misura. Non mi piacciono i commentatori che urano, il mio blog è un tè di giovedì pomeriggio. Non è questo il momento di ancorarsi troppo solidamente alla realtà, volevo uno spazio dove osservare un'etichetta che abbia ancora valore. E me lo sono creato.

7) Un po' di autocritica: una cosa migliorabile del tuo blog.
Soprattutto l'aspetto estetico. Io avrei chiare in mente una serie di migliorie (come il restringere le colonne fiorite e allargare lo spazio scritto, che vorrei di un rosa molto più tenue), ma non ho le competenze tecniche.

8) Come giudichi i tuoi scritti?
Alcuni mi piacciono da morire, lo dico senza false modestie. Soprattutto quelli in cui sono riuscita a studiare e a trovare esattamente il termine calzante che impregni la frase di significato e in cui ho un po' forzato lo stile. Però sono sempre di meno, la mancanza di tempo sconfina nella sciatteria!!

9) Raccontaci un aneddoto buffo sul tuo blog.
Non me ne vengono in mente. Forse sono troppo stanca.

10) Oltre a questo blog ti piacerebbe crearne uno su.....?
Ne ho già creato uno, che partirà col mio viaggio di nozze. Sarà un blog di viaggi, o meglio di diari di viaggio. Come programmo una vacanza, dove cerco gli alberghi, cosa vado a visitare, che persone incontro, dove bevo un bicchiere, quali piatti tipici assaggio. Si chiamerà A spasso con Céci.

venerdì 17 maggio 2013

Killers

Gli esami si avvicinano (in realtà ci sono proprio in mezzo) e con essi la consueta abbuffata di junk food cinematografico, con commedie romantiche, supereroi e film d'azione semicomici: Killers appartiene alla prima categoria, ma avrebbe anche l'ambizione, un po' frustrata, di entrare anche nella terza.
Jen é in vacanza in Costa Azzurra (dovrebbe essere a Nizza, ma si vede un po' di tutto, da Villefranche all'Esterel) e incontra un bel tomo bruno che se ne va in giro in Ferrari ed entra in scena facendo il verso all'incipit di Casino Royale. Non solo per l'inquadratura citazionista e l'identica location (la macchina invece là era un'Aston Martin, bien sure), ma anche perché il tomo fa la spia governativa. Un agente segreto. Segretissimo, assolutamente insospettabile: A. Kutcher ha l'espressività di un innaffiatore industriale e il fascino di una scarpa ortopedica (e un collo cosi' taurino da far pensare ad un difetto genetico). 
La trama del film é talmente esile da rasentare il ridicolo in più punti, ma in fondo in questo genere di commedie cio' non costituisce un problema; l'attrice mi piace un sacco (K.Heigl) e T.Selleck, che interpreta il di lei papà è divertente. I grossi handicap sono la decisa assenza di ritmo e di quella scintilla tra i due protagonisti che rende potabili i film più assurdi (Mr e Mrs Jones, per esempio, pessimo action ma guardabilissimo: chiaramente li' la chimica tra i due non difettava). Il giovane ex-amante di D.Moore -ché ad oggi questo sembra essere il massimo traguardo del suo CV- rovina completamente la visione, meritando tra l'altro fino in fondo il Golden Razzie Award che si è abbattuto sul suo capo dopo questa performance.
Peccato anche per Luketic, che all'inizio mi aveva convinto con film leggeri ma non stupidi (La Rivincita delle Bionde) e adesso infila un disastro dietro l'altro.

martedì 14 maggio 2013

Insieme per caso

Casalinga americana cicciottella (per essere carini, e perché l'understatement a Torino va sempre fortissimo) appena abbandonata dal marito, deve affrontare un'altra perdita che le sembra altrettanto grave: il suo idolo canoro Victor Fox è stato ucciso da un serial killer armato di balestra. Si reca dunque in Inghilterra, patria del defunto, per le esequie e ivi incontra Dirk, l'amante del cantante costretto per una vita a fingersi tombeur de femmes dalle case discografiche. Decidono insieme di dare una svolta alle loro vite...
K. Bathes normalmente è un'ottima attrice, ma non la vedo troppo adatta ad un ruolo comico. Rupert Everett è sempre brillante, ma qui è stato assolutamente sprecato.
Si potevano fare due cose interessanti con l'intreccio: una commedia dark-funeral alla Funeral Party, che non è per niente un film elegante ma almeno fa ridere a crepapelle, o una commedia amara sulle minoranze sentimentali e sulla bellezza della diversità (il gay, la nana, l'obesa). Ah, già, è stato già fatto -con discreto successo, direi- da un regista italo-turco, Ozpetek. Si chiama Le fate ignoranti, o Saturno Contro, o Mine Vaganti.
Non è che basta Everett a rendere perfetto un film che parli di un personaggio gay: Sai he c'è di nuovo già aveva rischiato il kitsch in più punti, e la verità nuda e cruda è che con Another Country sull'argomento è stato già detto tutto troppo bene per fare meglio.
In realtà il film si lascia vedere, ma tende ad annoiare perché il suo potenziale comico e surreale è tragicamente poco sfruttata, limitato ad una giacca di lustrini blu e ad una balestra. Peccato.

giovedì 9 maggio 2013

Oci ciornie

Romano ha il male di vivere, è abulico e inerte, nonostante una moglie piena di vita che gli permette di vivere nel lusso. Si fa dunque ricoverare in una "stazione termale" in cui incontra una signora con un cagnolino, una russa maritata dal cui discreto fascino si sente attratto, e la seduce. Lei però, terrorizzata dai nuovi sentimenti per questo italiano istrione (anche lei era ricoverata nella stessa "stazione termale", quindi non ci stupiamo della sua sfumata incontinenza emotiva), scappa e lo lascia in balia di se stesso. Romano la segue in Russia, incontrandosi con il marito della signora col cagnolino, e cerca di riconquistarla...
Di solito questo film raccoglie consensi, ma io l'ho trovato molto triste. 


I suoi punti di forza sono sicuramente le immagini: la regia, capace di inquadrature davvero poetiche, e la fotografia gialla, quasi ocra, che sembra piena di sole, così in contrasto con i protagonisti neurastenici. Divertente anche la rapprensentazione delle "cliniche di salute", alternativa volontaria e soft ai manicomi, riservata però soltanto agli svitati più innocui e abbienti.
I problemi invece mi sembrano numerosi. La trama è profondamente deprimente, seppure non priva di lirismo, ma forse in questo aspetto la colpa è delle origini Checoviane (Anton spesso non era proprio l'anima della festa). Mastroianni gigioneggia troppo, e qui appare invecchiato e imbolsito in modo avvilente. No, lo voglio sempre bello come in 8 e 1/2. Ci viene mostrata una Russia che pare una macchietta per turisti, cosa vieppiù sorprendente data l'autoctonia del regista Mikhalkov: voleva essere una forma parodica, una satira della burocrazia elefantiaca del suo paese in quegli anni o una trovata pubblicitaria pronta ad accalappiare qualche desideroso di esotismo?

mercoledì 8 maggio 2013

Il giorno in più

Giacomo (F. Volo), consulente finanziario, quarant'anni, celibe impenitente refrattario all'impegno, possessore di cane che non ama. Una vita piena di lustrini, ma un po' triste nel fondo, finché non incontra, sul tram, una ragazza bella e semplice, che ha il viso interessante di I. Ragonese. Lei però sta per partire per New York, in cerca della me-ri-to-cra-zi-a, e lui la va a trovare...
Lo so che questa commedia è stata vituperata come poche altre, che Volo ha solo due espressioni (no, non col cappello e senza) e che scrive dei libri un po' pietosi, ma a me è piaciuta. Ricorda da lontano la commedia all'americana, col lieto fine scontato ma non per questo meno consolatorio. Lo humour dell'autore è lontano da Buster Keaton, ma perlomeno non è greve, la regia è un po' sottotono ma funzionale all'insieme.  L'aspetto più fasullo è quello della New York da cartolina, mentre non posso non essere parziale nei confronti degli interni (torinesi, e niente affatto milanesi) in cui il tutto è stato girato: in particolare l'appartamento del protagonista è in realtà un alloggio molto vicino al mio, mi ha fatto sorridere vedere le stesse porte e graniglie. In conclusione: prendete il tram.

sabato 4 maggio 2013

L'Abbazia di Northanger

Catherine Morland non è la tipica eroina austeniana: non è bellissima, e forse neppure carina, non è per niente colta, è molto giovane (diciassettenne), legge solo romanzi gotici (come un'adolescente di oggi che leggesse solo Twilight e affini) e decisamente downwitted. Che poi vorrebbe essere un modo elegante per esprimere la sua estrema dabbenaggine.
Ha dalla sua dei genitori moderni e intelligenti, che la amano per quella che è, e un candore disarmante. Con queste uniche doti conquista Henry Tilney, secondogenito di una famiglia abbiente che risiede nell'antica abbazia del titolo, nonostante le snobistiche intenzioni del di lui genitore.
La trama di quest'opera giovanile, primo romanzo compiuto di Jane Austen ed ultimo ad essere pubblicato, postumo, non potrebbe essere più semplice e lineare, volutamente priva di colpi di scena e di profonde evoluzioni dei caratteri. 
L'interesse del libro è soprattutto nel suo stile brillante e fresco, che delinea una parodia per nulla velata dei due generi letterari di moda durante la giovinezza di zia Jane, il feuilleton sentimentale e il gotico-horror. Che fa allora la zietta? Trasloca un'oca senza pari a Bath, dove ha agio di dileggiare le convenzioni medio borghesi declinate nei balli cittadini, nelle passeggiate alla Pump Room (fondamentalmente espositori per fanciulle all'asta dei mariti e per signore di mezz'età in cerca di sollievo alla noia), nelle gite fuoriporta coperte da finti intenti culturali, e la fa innamorare del moderato, assennato, moralissimo Henry -venduto con corredo di perfettissima sorella Eleanor. A questo punto l'oca è già mezza cotta, e si può passare, con maggiore bonomia, a ridacchiare delle atmosfere alla Anne Radcliff (che Jane del resto amava molto), in un'abbazia con un nome che, tradotto letteralmente, vuol dire "rabbia del Nord" e che invece, con gran scorno della protagonista, è moderna, ariosa, pulita e comoda. Se Tilney padre fosse vissuto oggi sarebbe stato capace di sostituire gli elementi originali con materiali sintetici, snaturando il monumento solo per consentire una maggior resa energetica. L'unico personaggio veramente orrido del romanzo è, del resto, proprio questo futuro suocero finto progressista.
Certo, è una prova acerba se impietosamente paragonata a Persuasione o a Orgoglio e Pregiudizio, ma è leggera, divertente e arguta; per esempio i due fratelli Tilney sarebbero stati terribilmente irritanti se dipinti da qualcun altro, mentre riescono assai simpatici e teneri. Insomma, è la prova acerba, sì, ma di una gigante.

venerdì 3 maggio 2013

Gosford Park

Per una battuta di caccia, un nutrito gruppo di nobili si riunisce in una dimora di campagna, ospitato da Sir William; insieme ai vari invitati giungono anche i rispettivi attendenti, che per l'occasione verranno chiamati con il nome della famiglia per cui lavorano, privo del titolo. Nonostante la forzata spersonalizzazione, i camerieri sembrano molto più vitali delle loro controparti nobili, tutte ingessate in necessità ridicole e notevoli profondità di impoverimento morale.
Nel mezzo della riunione l'ospite è vittima di un "doppio" assassinio -tant'era amato... e alla congrega si aggiunge l'Ispettore Thomson, più interessato ai manicaretti e al quieto vivere che non a vendicare l'onore dubbio della sfortunata vittima. Vero è che Thomson non è in grado di trovare da solo l'uscita dalle cucine e non si capisce mai se la sua incompetenza e trasandatezza nelle indagini siano simulate o reali. Lo spettatore saprà ugualmente, prima della fine, chi è il responsabile, ma sarà più che disposto a solidarizzare.


Con ventisei personaggi, Gosford Park è uno dei vertici del cinema corale, che riunisce sotto un unico tetto il film di pacata denuncia sociale, l'ironia graffiante della commedia all'inglese, la narrazione della decadenza imperiale e la mystery-story con delitto. Il tutto in un quadro di perfezione stilistica, con inquadrature equilibrate, classiche e leggere, grande senso del ritmo (non c'è un attimo di noia), splendidi costumi e scenografie, raffinata fotografia tra il verdone e il seppia -sembra che piova sulla pellicola, non saprei come esprimere la magica resa coloristica che sembra alludere alla palude spirituale in cui sono impastoiati i personaggi- e sopra tutti, un cast stellare. Tanto per fare qualche nome, nella squadra che Altman ha costruito per uno dei suoi edifici più eleganti troviamo Maggie Smith, Clive Owen, Helen Mirren, Jeremy Northam, Kristin Scott Thomas, Michael Gambon, Emily Watson, Alan Bates e Stephen Fry.
Lunghissima pioggia di premi, che per una volta mi sembrano veramente meritati: il mio Altman preferito in assoluto.