venerdì 28 febbraio 2014

London River

Di R.Bouchareb, 2009. Con B.Blethyn e S.Kouyaté. 87'

Luglio 2005. Dopo l'attentato a Londra, nella capitale arrivano Elisabeth e Ousmane, una da Guernsey e l'altro dalla Francia, a cercare i rispettivi figli, smarriti. Con sorpresa scoprono che i ragazzi vivevano insieme e la figlia di Elisabeth aveva cominciato un corso di arabo per avvicinarsi al ragazzo. La semplice Elisabeth, confusa da una società multiculturale che non conosce e non capisce, ha parecchie difficoltà a riconoscere la presenza e il viaggio, analogo al suo di Ousmane, ma questi la conquista con la sua profonda intelligenza e spiritualità.

Bel film, estremamente poetico e malinconico, su una strage già quasi dimenticata, sempre rimasta (come quella di Madrid) molto all'ombra delle due torri. Ma soprattutto riflessione sulla differenza di culture, e sull'accettazione della perdita, sull'impossibile eppure quotidiano ritorno alla normalità dopo che il caso ci sconvolge la vita. Orso d'argento a Berlino.

giovedì 27 febbraio 2014

Tentazioni d'amore

Di E.Norton, con E.Norton, B.Stiller, J.Elfman, A.Bancroft, E.Wallach, M.Forman, R.Rifkin, L.Edelstein.
Brian, Anna e Jake sono grandi amici da ragazzini, finché lei non deve partire. Cresciuti, i due ragazzi hanno entrambi deciso di dedicarsi alla fede. Uno prete cattolico, l'altro rabbino. Quando Anna torna, bellissima e divertente come se la sono immaginata per anni, sconvolge i due uomini (in missione per conto di Dio, si potrebbe dire).

Divertente, elegante, educata e molto ben recitata, questa commedia romantica è un po' fuori dai soliti triti schemi (che pure adoro, ma a volte sono fin troppo ripetitivi). Le sue due grandi forze sono l'ottima sceneggiatura, spiritosa e con un bel battutario, e gli attori. Ben Stiller si comporta decisamente meglio che non in tanti film demenziali non sempre riuscitissimi, ma è soprattutto Norton che dimostra di essere sempre credibile in qualunque abito. Inoltre è così bello che, anche vestito da prete, non si può non trovarlo adorabile e sexy, per quanto il biondo decisamente non sia il suo colore. Come regista non è particolarmente innovativo né sconvolgente (non è Ben Affleck, insomma) ma si divende con decoro. Oltre ai protagonisti c'è un ricchissimo parterre di caratteristi coi fiocchi davvero in grado di fare la differenza, primi fra tutti Eli Wallach (il decano della comunità ebrea) e Milos Forman (il direttore spirituale di Brian).
Proprio grazioso, e -a rischio di sembrarvi didascalica- con dei bellissimi messaggi.

mercoledì 26 febbraio 2014

The Tree of Life

Di T. Malick, con B.Pitt, J.Chastain, S.Penn. 2011, 138'

La famiglia è un piccolo universo in evoluzione (qualunque cosa "evoluzione" voglia dire), e Malick ci racconta la storia del secondo intervallata con quella di un'esemplare di nucleo americano. Mamma dolce, papà burbero (non cattivo, solo frustrato) e tre figli, di cui il secondogenito destinato a prematura scomparsa -non è spoiler, dal momento che ciò accade nei primi 4 minuti di visione.

La trama della parte microcosmica è semplice, piana. Come del resto il dipanarsi della storia dell'Universo. Questo sembra dirci il regista, tutto procede nella Grazia (sotto le forme di quella luce polverosa che Malick usa con superba maestria) e attraverso la Natura, che a volte è un po' brutale ma a suo modo in fondo efficace nel dirigere gli eventi.
Amare vuol dire forse riuscire a vedere con occhio consapevole queste due forze, riconoscere in quali diversi aspetti ci hanno plasmati e cercare di operare una crasi tra esse. ATTENZIONE SPOILER Sean Penn, il primogenito, dopo molti anni dal blocco di trama centrale, deve riconoscere con un po' di rammarico di essere più simile di quanto non vorrebbe al padre, brusco e rigido, un filo instabile, ma è stato smussato dall'affetto morbido e carezzevole della mamma, e in una visione riesce a ritrovarli. FINE SPOILER


Come se non bastassero i temi densi e veramente ben interpretati, c'è l'incantevole messa in scena. Grazie Malick, che ci metti quindici anni a fare un film: si vede che ci pensi. Perché non fai una breve presentazione ppt a Woody Allen di questa tua posizione stilistica? Magari avrebbe una visione anche lui.
Dicevamo, i segnali di stile. Che film, ragazzi. Che film! Anche ad un occhio non troppo cinefilo l'impostazione ricorda da vicino 2001 Odissea nello spazio (e come ha detto un critico americano, Malick riesce rispetto al capolavoro di Kubrick a trasmettere emozioni umanissime e a creare un senso di empatia anche per le scene più distanti). Lo sviluppo del macrocosmo e il suo termine in una nana bianca condividono con 2001 non solo la struttura, ma anche il tipo di effetti speciali e di fotografia, che non a caso hanno nei due film lo stesso papà, Douglas Trumbull. Non c'è computer graphic, ma immagini al microscopio, esperimenti di fisica dei fluidi, invenzioni suggestive ma anche coraggio nel filmare un effetto chimico inatteso (cosa a cui, per sua natura, la CGI rinuncia). In una parola, le immagini sono favolose. La regia, squisita, Le intenzioni ambiziose e mirevoli. Questo film va guardato.

venerdì 21 febbraio 2014

Buon Compleanno, cinque sono già una bella età...


Questa è La Torta più bella del mondo. Almeno, lo è stata per me e per mio marito, e per le nostre famiglie.

Adesso non posso più mangiare zuccheri semplici, per un'intolleranza, ma niente mi vieta di offrire una fetta di torta al mio blog che compie 5 anni. Millefoglie, crema chantilly e frutti di bosco.

Grazie a tutti voi che siete passati di qui e magari avete lasciato un saluto, spero di vedervi ancora presto!

sabato 8 febbraio 2014

The Host

di B. Joon-ho, con S.Kang-ho e B.Hee-bong. 2006

Uno scienziato americano fa svuotare nelle fogne litri e litri di formaldeide scaduta. Come risultato, qualche anno dopo, un enorme anfibio  sbuca dalle acque del fiume Han e comincia a fare strage degli astanti. Una delle vittime, Hyun-seo, sopravvive alla cattura e cerca di contattare la famiglia via cellulare, ma i suoi sono ormai prigionieri della macchina di sicurezza delle milizie autoctone (coaudiuvate dalle americane). Tutti coloro che hanno avuto contatti col mostro sono infatti sospetti latori di un misterioso virus, che nessuno riesce ad isolare... Ce la faranno il papà, il nonno e i due zii della coraggiosa Hyun-seo a salvarla?

Prima di tutto bisogna dire che questo è un bellissimo film di genere, con tanto ritmo, suspence, una bella trama, ottimi effetti speciali, sequenze filmate con gusto e mestiere (a volte anche poesia) e ottimi attori. Non per nulla è stato insignito di moltissimi premi e inserito nelle top-ten internazionali dei film migliori del suo decennio. Considerato anche il fatto che i tratti somatici orientali per noi sono spesso meno evidenti da decodificare, risulta ancora più brillante l'interpretazione dei protagonisti. I loro aspetti malinconici, e a volte anche un po' surreali, sono sottolineati con acume da una colonna sonora limpida e classica.
La mia preferita è la zia arciera, che perde sempre il buon momento per tirare.

La sceneggiatura intelligente delinea del personaggi insoliti, eroi per caso completamente scevri dal tipico eroe di blockbuster cui siamo abituati dagli analoghi film Hollywoodiani: in particolare, niente fanfare autocelebrative sulla democrazia, sulla responsabilità del potere e altre sbrodolate tipiche.
Inoltre non si può non rimarcare il profondo intento politico, relativamente poco comune in film di questo tipo, estrinsecato in due grossi topoi: l'inquinamento incosciente del territorio e la bieca indifferenza del potere.
L'inquinamento viene qui perpetrato da una mente americana con un braccio coreano (dunque in un certo senso è ancora più colpevole, perché vai pure a versare ettolitri di schifezza in casa d'altri: se proprio fossi in buona fede, lo faresti a casa tua). Risultato della sventatezza nei confronti di madre natura è naturalmente il mostro, terribile e schifoso.
Poi c'è la rappresentazione del potere che è tutta un programma: appena avvistato l'anfibio, poche notizie, molto panico e arrestati tutti gli spettatori. Anche se qualcuno fa notare la possibilità di un superstite, non ci scomodiamo troppo, è solo un individuo. Anche se questo qualcuno mi offre nomi, dati, persino telefonate che sarebbero facilissime da controllare, io Potere gli rido in faccia e tiro dritto per la mia strada, perché io sono il Potere (casomai ve lo dimenticaste) e nessuno dice a me cosa devo fare, semmai il contrario. Già che ci sono mi consulto solo con un Altro Potere di pari grado, che in apparenza sembra meno paternalistico ma ha più o meno le mie stesse manie: questo Altro si è infatti fissato dell'esistenza di un virus, e pure se non lo trova da nessuna parte non vede alcun problema a tirar via un pezzo di lobo frontale ad uno che già non era un fulmine di guerra pur di isolarlo. Non ce la fa, ma non importa, tanto se lo dice lui il Virus c'è, sicuramente. Come le armi biologiche in alcune zone del mondo: anche se non le hanno trovate, sarà certo perché sono molto mimetiche.
L'associazione tra Potere e Altro Potere (i Coreani in quel momento avevano delle ragioni belle radicate per essere un po' in rotta con gli USA) non si fa nessuno scrupolo di continuare bellamente a inquinare tutto ciò che non era riuscito ad avvelenare fin'ora, arrivando ad innaffiare mostro e persone con l'Agente Giallo (riferimento smaccato all'Agente Arancio, usato in Vietnam come defogliante), facendo più danni che altro. Sarà per questo intento così antiamericano che la fine è molto diversa da quella che ci aspetteremmo da un qualsiasi altro catastrofico occidentale?

venerdì 7 febbraio 2014

Tutta colpa dell'amore

Di A. Tennant, 2002. Con R.Witherspoon, P.Dempsey. 109'

Bionda piuttosto oca deve sposarsi col miglior partito di New York, figlio del Sindaco. Per poterlo fare, torna in Alabama, dove (ciò che il futuro marito ancora non sa) c'è suo marito, che deve ancora convincere della necessità del divorzio. Il resto è talmente scontato che neanche lo scrivo.

Ci sono le commedie sentimentali meravigliose (A piedi nudi nel parco), quelle che hanno fatto la storia (Pretty Woman), quelle graziose (Come farsi lasciare in 10 giorni), quelle passabili (27 volte in bianco) e i disastri. Questa fa parte dei disastri, senza appello.
Non solo non è credibile ed è melensa, che sono prerequisiti della maggior parte delle commedie appartenenti al genere, ma manca di brio, è noiosa, indigesta e così artificiale da sembrare ridicola perfino a me. La vita nel Sud è dipinta con accenti più che macchiettistici e non ci restituisce un mondo ingenuo, retrò e ancorato alle tradizioni, ma solo un quadretto idiota.
La Witherspoon è carina, m la sceneggiatura non l'aiuta e nonostante gli sforzi si arena nelle paludi del grande Sud. E dire che da Se solo fosse vero a L'importanza di chiamarsi Ernesto, passando per La rivincita delle bionde ha sempre dimostrato di cavarsela con dignità. Dempsey è assolutamente mal sfruttato, serve solo a fare una dimostrazione di buone maniere e decoro nella sconfitta.
Infine nelle scene finali si osserva una bruttissima caduta di tono con la sposa che prende a pugni una delle suocere solo perché le ha detto una serie di cose assolutamente vere.

mercoledì 5 febbraio 2014

Pretty Woman

1990, di G.Marshall. Con R.Gere, J.Roberts

Edward fa il produci-soldi, con successo, ma senz'anima, Vivian passeggia su Hollywood Boulevard. Si incontrano, si accordano, poi si amano e vanno persino a vedere insieme Traviata. Il sogno americano per eccellenza, declinato in stile Cinderella.

Pretty Woman ha fatto la storia del cinema, pur essendo esso stesso pieno di citazioni alla commedia romantica della generazione precedente (prima di tutto A piedi nudi nel parco, con Gere che se ne va in girula scalzo per prati). Nel suo genere, è un piccolo capolavoro, dai personaggi alla colonna sonora davvero variegata e curata, dai Roxette al pezzo di piano improvvisato dallo stesso Gere, al brano di Prince che la giovanissima Roberts canta nella vasca da bagno tra mille bolle blu.
I miei preferiti sono, come spesso accade, i personaggi di contorno, con un plauso particolare al ragazzo dell'ascensore, la cui mimica facciale è perfetta, e soprattutto al mio favorito in assoluto, il direttore dell'albergo Thompson, illuminato deus ex machina della favola sentimentale che prese un Golden Globe per la sua splendida interpretazione.





La sceneggiatura è divertente, piena di frasi scoppiettanti ormai diventate dei grandi classici, con culmine nella parentesi shopping ("non sono mai gentili con le persone, sono gentili con le carte di credito!").
Rispetto a tanti altri film dello stesso genere ma meno riusciti, è da notare quanto la coppia di giovani amanti sia qui volutamente male assortita. Lei è una ragazza ingenua ed idealista che finisce sulla strada quasi per mancanza di fiducia in se stessa, ma non prova molta attrazione per le alte sfere di cui Edward fa parte. Lui è bellissimo, affascinante, si muove come un gatto ed è sexy da morire, ma rimane il fatto nudo e crudo che è uno squalo, e neanche di quelli troppo gentili. Lo ammette anche chiaramente, il suo lavoro, al pari di quello di Vivian, è "fottere il prossimo per denaro". In effetti, alla luce di tutto ciò, la sua riprovazione morale nei confronti del super-verme Stuckey alla fine del film è persino un po' fuori luogo, ma -magia del sogno americano- tutto funziona e il nostro principe post-moderno va a salvare la sua bella a bordo di una limo bianca. Ci resta solo una domanda: come se la cavano, due anni dopo (o due mesi, o dieci anni) Edward il miliardario e la rozza e buona Vivian? Si tirano i piatti e si appendono ai lampadari come i Roses?

martedì 4 febbraio 2014

Pearl Harbor

2001, M.Bay. Con B.Affleck, J.Hartnett, K.Beckinsale, A.Baldwin

Due amici, un'infermiera, gli aerei da combattimento. Il triangolo no, non l'avevo considerato, ma ben presto Rafe che ama Evelyn finisce in mare su un aereo della RAF (su cui del resto non sarebbe proprio dovuto essere, per decreto USA dell'epoca), e Danny la consola fino a quando l'amico non torna redivivo e i due sono interrotti nelle loro schermaglie da una banda di cosi che li attaccano. Sono i giapponesi. Ops.

Questo post è uno strascico dei guilty pleasure. All'epoca del post ho fatto un po' fatica a mettere insieme la mia decina, poi l'hanno ripassato in TV e in effetti....
Gli effetti tecnici, le strizzate d'occhio a Top Gun (come l'amico Goose) e la colonna sonora, per quanto pomposa, sono gli aspetti migliori. Poi comincia la semitragedia, con attori che non si impegnano -anche se saprebbero farlo-, un regista sostanzialmente assente e, più terribile di tutto il resto, una sceneggiatura orripilante. Con orripilante nella fattispecie intendo che è raro poter riportare alla mente una tale accozzaglia di arroganza, spacconeria, propaganda filoamericana e scorrettezza storica.
Senza neppure prendere in considerazione il ridicolo con cui hanno dipinto i giapponesi: l'imperialismo di Hirohito non incontra certo i miei favori, né l'idea di un attacco a sorpresa senza dichiarazione di guerra, ma non è che bombardare con l'atomica due città piene di civili sia proprio un atto da Nobel per la pace. La guerra mi sembra una sporchissima faccenda, non mi sento abbastanza preparata da entrare nel merito, però queste difese a spada tratta unilaterali sono un po' riprovevoli. In particolare le arringhe di Baldwin non si possono definire che vergognose nella loro presunzione.

Rimane il fatto che questo film è come un treno che deraglia, un disastro senza pari che però attira l'occhio: non posso fare a meno di guardarlo, rapita, ogni volta, e ogni volta ripetermi quanto è tremendo. Tremendamente magnetico.