lunedì 17 marzo 2014

Man of steel

Di Z.Snyder, con K.Costner, R.Crowe, D.Lane, L.Fishbourne. 2013

Infanzia, adolescenza e giovinezza di Superman. Un ragazzo del Kansas con strani poteri extrasensoriali scopre la verità sul suo passato: unico della sua razza ad essere stato concepito naturalmente invece che a tavolino, è depositario del genoma di tutta una razza extraterrestre. Gli ultimi rimasti del suo popolo giungono improvvidamente sulla terra per portarselo via, col relativo codice genetico, e rifondare il loro pianeta sfruttando il nostro. Unico problema, per poterlo fare, bisogna modificare l'atmosfera e la gravità.. col risultato che i terrestri morirebbero.

Era veramente utile questo ennesimo prequel che ci racconta le prime gesta di un supereroe? No, ve lo dico io. Proprio no.
Qualche spurio merito glielo possiamo pure trovare a questo Uomo d'acciaio: gli attori sono discreti, si sono spesi per avere grandi nomi tutto sommato ben sfruttati. Il protagonista è belloccio, anche se la sua tutina è ridicola, e l'estetica degli effetti speciali piuttosto interessante -in particolare i salti dei kryptoniani, senza "rincorsa".
Il problema è che l'azione è noiosa, la computer grafica ripetitiva, il film è troppo lungo e la sceneggiatura sembra riciclata. Trovare Nolan tra i coautori è stata una franca sorpresa: che faceva, non guardava? Amy Adams è insipida e altamente dimenticabile. Infine, sembra veramente poco credibile la posizione degli invasori che da un lato si arrogano il diritto di sterminare i terrestri perché si ritengono l'apice dell'evoluzione, dall'altro non accettano di lasciare la terra com'è perché passerebbero anni ad adattarsi alla nuova atmosfera. Peccato che il massimo dell'evoluzione è proprio nell'adattamento, ma evidentemente gli autori erano troppo impegnati per rileggersi il manuale dell'evoluzione for dummies.
Insomma, non lo boccio completamente, ma una visione basta e avanza.

sabato 15 marzo 2014

Programmi TV non sempre confessabili... diciamo che dipende dalla compagnia

Onestamente non ho tanti programmi Tv di cui vergognarmi, perché ho sempre guardato soprattutto film e cartoni animati. Però il meme di Cannibal Kid è carino, e do il mio piccolo contributo. Considerate però che, nonostante ritenga i programmi citati abbastanza poco meritori per valore artistico ed intellettuale, in realtà non me ne vergogno affatto, anzi me ne vanto impenitente!


Prima i più inconfessabili, quelli che all'occorrenza (ovvero di solito sul lavoro, ambiente piuttosto snob -e se lo dico io...) si nega di aver mai visto


Partiamo dall'infanzia, con Beautiful. Normalmente rivolto a signore di mezza età, io lo vedevo sempre nelle vacanze estive quando andavo alle elementari, e anche prima. C'era ancora una tizia con un carré biondo che credo si chiamasse Caroline, poi morta (ma sarà morta davvero? Taylor è risuscitata un paio di volte). Ho abbandonato per riprendere all'università, ma è durata pochissimo: non ci capivo più niente. I vecchi erano ormai decrepiti ma continuavano a sposarsi fra loro, i giovani mi sono sembrati tutti uguali. E io li ho mollati.





Subito dopo, sempre alle elementari, Beverly Hills 90210. Tutti ne parlavano, tutti lo vedevano, c'erano persino le figurine. La cosa assurda è che non mi ricordo NULLA della trama, e neppure i nomi di quei ragazzini un po' insulsi. Alla fine, la prova del tempo ha dato ragione a Beautiful, e questo la dice lunga, no?








Il grande fratello (prime edizioni). Ho iniziato da metà della prima edizione, quella della Bignardi col defunto Taricone. Che, diciamolo, era una specie di genio. Adesso lui è morto, e il cuoco lamentoso della stessa partita ce lo ritroviamo tra le fila dei M5S. Mah... forse mi stava più simpatico dentro la casa. Seguito fino a Luca Argentero (il più bello di tutti) e poi basta, prima di dire completamente addio alle mie cellule neurali.






Quelli sottovalutati dall'opinione pubblica, ma veramente carucci

La prova del Cuoco: l'ho scoperto all'università, mi ha insegnato un sacco di trucchetti utili, ma soprattutto mi piaceva per l'evidente voglia di vivere della conduttrice. E basta, con queste similveline tutte uguali, con le gambe chilometriche e le vertebre a vista, che dall'alto dei tacchi dodici maledicono con piglio anoressico i piatti presentati. L'Antonellina mangia con allegria, e si vede.

Chi vuol esser Miliardario: Gerry Scotti in quel periodo faceva tutto, dai programmi in prima serata, alla fascia pre-TG, fino alla pubblicità del "suo" riso. E' il quiz migliore tra quelli trasmessi da quando seguo il genere, con gli aiuti ormai divenuti leggendari. E pure il tormentone... "la accendiamo?".


Amici di Maria de Filippi: anche questo data dai tempi dell'università, avevo cominciato dal secondo anno di medicina per seguire un ballerino di nome Leon Cino (non sto scherzando!), che era davvero bravo. Mi piaceva assai che i partecipanti si dovessero fare un bel fondo, e studiare tutto per preparare un musical. Adesso la struttura è cambiata molto (chi canta continua a cantare e basta, idem chi balla... la specializzazione elevata a sistema) e i battibecchi tra professori, onestamente inutili e indisponenti, occupano un irritante posto di primo piano. Mi ricordo quando sono rimasta su fino a tardi per la finale poi vinta dal Leon che citavo, e il giorno dopo quasi mi addormentavo sullo scranno di Fisiologia.



Les incontournables: non si può far senza!


La signora in giallo: da che ho memoria, ricordo il jingle della Signora più cornacchia della terra. Appena si avvicina, c'è qualche poveretto che cade al suolo stecchito. Pure la Spagnola ha mietuto meno vittime, ma mi piaceva un sacco, e spesso azzeccavo anche l'assassino. Nella stessa categoria ci mettiamo pure i Perry Mason, ma emotivamente mi prendeva meno.


Dawson's Creek: di questo mi vergognavo molto più allora che non oggi. Ero al ginnasio quando passava ed era talmente zeppo di paranoie mentali che persino a 15 anni mi sembravano ridicole -e soprattutto provavo imbarazzo al pensiero che i miei, o altri adulti, o altri esseri senzienti in genere, sapessero che mi piacevano 'ste robe qui. Adesso di anni ne ho il doppio, ho visto più da vicino cose veramente vergognose, e ho smesso completamente di provare il benché minimo imbarazzo per questi passatempi totalmente innocenti. Vai Dawson!! Per inciso, mi piaceva un sacco Jen, che ora è una delle attrici migliori sulla piazza (M.Williams).


Sailor Moon (serie da 1 a 5): vergogna all'epoca per motivi molto simili a quelli esposti circa la cricca di Dawson. In più, naturalmente, le paranoie erano condite in salsa japs con trasformazioni, animali parlanti, accolita di belle ragazze a metà tra le vestali e le pin-up, condannate ad uno sterile nubilato coatto da una svampita con una capigliatura che sfida le leggi della fisica. Quanto era geniale tutto ciò? Oltretutto è durato per anni, e anni, e anni.
  




Roswell: una delle migliori serie teen che abbia mai visto. Riciclava uno degli attori minori di Dawson's Creek (tal J.Behr) ma soprattutto aveva due grandi assi nel belloccio Fehr e nella spettacolare K.Heighl. Era meglio di X-files, e già dalla sigla con Here with me di Dido aveva una marcia in più. Era tutto permeato di questa atmosfera molto tragica, con gli alieni sbalzati dallo spazio in un angolo remoto e semiselvaggio degli Stati Uniti. Insomma, questi poveretti non erano sbarcati proprio a Manhattan, e neanche nella Roma decadente di Sorrentino. Sono finiti a Roswell. Già questo trasmette un sacco di angst, trovo. Oltre a ciò scoprono che nella vita precedente si erano uccisi tra loro, mentre ora si adorano... quanto durerà? Sì, proprio bellino!

venerdì 14 marzo 2014

Venere in visone

Di D.Mann, con L.Taylor, L.Harvey. 1960. 109'

Nonostante lo sguardo vigile della madre e dell'amico d'infanzia Steve, Gloria scivola da una vita da modella a un impiego più equivoco, finché non conosce e si innamora di Weston, un ricco signore maritato per interesse. 

Pesante, pesante, pesantissimo. A tratti un po' noioso. Si percepisce che Liz Taylor non aveva tanta voglia di girarlo, perché recita in mdo svogliato, centrando tutto sulla sua bellezza, ma senza dare al suo personaggio quel fuoco interiore che era riuscita, per esempio, a infondere alla protagonista di La gatta sul tetto che scotta. Non si capisce come sia riuscita a prendere un Oscar per la parte, quando le era stato negato per interpretazioni decisamente più memorabili... ma si sa che i giurati dell'Academy ogni tanto prendono qualche scivolone. La nomination per la fotografia mi ha sorpreso perché è piuttosto piatta, ma non si può negare che i colori terrosi, scuri ed esausti rendano efficacemente un certo disagio morale che aleggia nell'opera.
La regia non è memorabile, così come la sceneggiatura. Il passato triste di Gloria si indovina almeno mezz'ora prima della rivelazione SPOILER, ATTENZIONE degli abusi da lei subiti da ragazza, ma non si capisce chiaramente in che cosa la donna li abbia tradotti. Sono responsabili dell'amore per un uomo sposato? O del desiderio di rispettabilità? Insomma, non siamo certo di fronte a Marnie.

martedì 11 marzo 2014

Dallas Buyers Club

2013, di JM Vallée, con M. McConaughey, J.Leto, JGarner. 117'

Ron si ammala di AIDS a causa di precedenti rapporti non protetti con una tossicodipendente. Siamo nella prima metà degli anni Ottanta e la malattia è ancora fortemente caratterizzata dal biasimo sociale in generale e apparentemente legata alle comunità gay in particolare. Per un bovaro del Texas omofobo e decisamente rozzo è particolarmente difficile dover spiegare agli amici di aver contratto l'infezione, rivelando così una prima scomoda, orribile verità: essere malati terminali è sempre disastroso, ma esserlo in un ambiente socioculturale infimo riesce ad essere ancora peggio.
Ron non si arrende e, dopo aver provato l'AZT a dosi da cavallo e senza nessuna supervisione medica, comincia a sottoporsi ad un embrione di cocktail a base di vitamine, peptide T e didanosina, con discreto successo; comincia inoltre a distribuire i farmaci, che recupera in Centroamerica e in Asia agli affetti della zona di Dallas, irritando però i vertici della FDA e dell'azienda produttrice dell'AZT.

Prima i complimenti per gli aspetti migliori, cioè gli attori. McConaughey e J.Leto sono credibili, intelligenti ed estremamente espressivi. Il primo mi ha davvero convinto sia per l'incredibile trasformazione fisica a cui si è sottoposto, ma anche per la notevole sensibilità con cui interpreta un buzzurro dissoluto che piano piano si redime passando attraverso l'ultima malattia che avrebbe mai pensato di beccarsi.
La regia è solida, ma non sempre all'altezza degli attori e della sceneggiatura. Stilisticamente, la scena che ho preferito è quella delle farfalle, ma non so se mi avrebbe colpito altrettanto in una semplice visione casalinga: merito dell'idea o del fascino del grande schermo?
Plauso al trucco, per quanto ne so poco omaggiato dalla critica, per la gestione particolare della pelle dei malati, resa con scrupolo verista.
Per quanto riguarda i temi, l'attacco alle case farmaceutiche sarebbe più interessante se non fossero ormai anni che lo fanno un po' tutti. C'è voluto decisamente più coraggio a dirne quattro senza peli sulla lingua alla Food and Drug Administration, che si erge a giudice del bene e del male a volte non si sa bene su quali basi. Non è che l'operato di questo organismo sia stato sempre così scevro da ombre. Ciononostante l'accanimento che viene mostrato nel denigrare tout-court l'AZT mi ha dato un po' fastidio: è vero che è tossico e pieno di effetti collaterali, ma è vero pure che abbiamo continuato ad usarlo fin dopo il 2000 e che ha fatto del suo meglio nei cocktail HAART finché non abbiamo avuto qualcosa di meglio.

Abbiamo visto il film nella Sala 2 dell'Ambrosio cinecafé a Torino. Rimane uno dei vecchi cinema storici in migliore stato di conservazione, ma lo schermo è abbastanza piccolo. L'audio è discreto e le poltrone sono confortevoli. 

lunedì 10 marzo 2014

Le conseguenze dell'amore

Sono in un periodo di enormi ritardi. Tralasciando quelli che non hanno attinenza con questo blog, passiamo a quelli cinematografici. Paolo Sorrentino ha preso un Oscar per un film forse discutibile in alcuni aspetti, ma che non posso commentare perché quando è stato trasmesso io ero (come spesso accade, mannaggia) in ospedale a fare la guardia. Che tristezza, la polizia del cinema avrebbe dovuto impedire questo scempio. Anyway, ripiego con la recensione di un vecchio film di Paolo, Le Conseguenze dell'Amore. 
Grazie a Dio, non è un film su una gravidanza indesiderata in una quindicenne (a parte il grandissimo Juno, gli altri sono commediole insipide), e c'è Toni Servillo. Le premesse suono buone, dunque.

Sorrentino, 2004, con T. Sevillo, O.Magnani

Titta di Girolamo vive in un albergo a Lugano. Ci vive proprio, da 8 anni, e si priva del piacere dell'immaginazione. Ci vive un po' per lavoro (ricicla denaro sporco per la mafia) e un po' per punizione (ha combinato un grosso pasticcio in borsa proprio ai delinquenti che lo impiegano). Più abitudinario di lui c'è solo l'autistico Rain Man, dalla plasmaferesi a scopo "purificante" alla dose di eroina del mercoledì mattina. Io, per esempio, alle 18.00 bevo una tisana di malva e uvetta sultanina: Titta alle 10.00 si fa un'endovena di oppiacei. Più o meno con lo stesso trasporto emotivo, vicino allo zero. Che problema c'è?
Finché la giovane barista dell'albergo non riesce a infrangere la barriera del commercialista. L'amore è pericoloso perché ci vuole attivi, e non si può essere allo stesso tempo marionette e anime innamorate.

a volte le conseguenze dell'amore possono essere pietrificanti.
Questo film forse non rientra nella categoria dei memorabili, come invece il suo successore Il Divo, però è una splendida tragedia. Non è un film drammatico, nel senso che non c'è dramma, ovvero azione e/o scelta. Il protagonista è trascinato da una forza esterna, alla quale non può che soccombere, fino alle estreme conseguenze della sua trasformazione. Titta è quasi in trance nel suo innamoramento, segue il suo sentimento come un serpente l'incantatore, e non opera tentativi proattivi per sottrarsi al suo destino, ma SPOILER gli va incontro con un atteggiamento da vittima sacrificale FINE SPOILER.
Stilisticamente, come sempre, il tutto è ineccepibile. La qualità delle scene, del montaggio e della regia è superlativa, all'altezza della grande interpretazione di Servillo, forse il miglior attore italiano attualmente in circolazione. Veramente di pregio anche la colonna sonora, che si integra sorprendentemente con le sequenze filmate. Forse un po' pesante e statico, ma bello.