giovedì 26 febbraio 2015

Mad Max (Interceptor)

Di G.Miller, con M.Gibson. 1979

In un Australia impoverita e socialmente disintegrata imperversano dei criminali su ruote pronti a brutalizzare impunemente tutto ciò che li circonda. Le forze di polizia hanno sviluppato, per neutralizzarli, una sezione motorizzata ad hoc, spesso altrettanto feroce, e tra loro è Max Rokatansky, giovanissimo Mel Gibson. Quando i pirati gli uccidono collega, figlio e moglie, Max si "incavola" (diventando Mad) e si dedica alla vendetta.

Il film è diventato un cult ed è tutt'ora il più grande successo australiano della storia del cinema. Il NY Times l'ha inserito nei 1000 film più belli del mondo. Ha una bellissima colonna sonora. Si avvantaggia di una splendida fotografia, che cattura con stile i paesaggi crudi dell'outback straziato dai rettilinei d'asfalto. Gli stuntman hanno fatto un lavoro stupendo nelle scene d'azione.Precorrendo i tempi, il regista ha persino fatto del citazionismo colto recuperando la violenza morbosa e "danzata" di Kubrick, il surrealismo decontestualizzante francese (il Besson du Subway, per esempio) e un paio di idee di Sergio Leone, dal "duello oculare" alla mosca che ricorre sul volto del sadico cattivo, come in C'era una volta il West.

Io l'ho trovato un disastro: a parte l'estetica volutamente scorticata che visivamente non mi aggrada, tutta la poetica dell'uomo comune costretto a trasformarsi in eroe tragico dagli eventi è riletta in maniera grottesca e priva di poesia, senza la possibilità di creare un collegamento empatico con almeno un personaggio. L'estrema violenza, ancora più forte perché suggerita e non sovraesposta, è disturbante nella sua assenza di ironia pur nella totale inverosimiglianza. Inoltre la caratterizzazione del contorno storico-sociale è completamente sospesa, ciò che lascia lo spettatore curioso ulteriormente insoddisfatto. Se gli inseguimenti sono adrenalinici e davvero ben orchestrati, è l'intento di fondo a deludermi profondamente.

lunedì 16 febbraio 2015

Ouverture

Buongiorno cari lettori!!

... è rimasto qualcuno?
Sono stata assente ingiustificata per più di due mesi senza neppure avvertire, ma spero di tornare bene con le mie cronache Antibesi.
In realtà ho una scusa piuttosto buona per la mia improvvisa sparizione dalla blogosfera: ho aperto un cabinet medical. Un gabinetto, insomma. Sai che roba, direte, ma devo confessare che è un lavoro da elfo domestico.
Giusto perché interessa a tutti, vi spiego come funziona la neurologia transalpina. Se gli italiani offrono un servizio sanitario nazionale che (alla faccia di ogni vituperio) ti prende in carico completamente in ospedale, garantendo circa quindici servizi di neurologia con letti nel solo Piemonte e gli inglesi invece hanno deciso che di reparti neuro ne hanno tenuti tre, di eccellenza, e il resto degli isolani s'aggiusta, i francesi hanno scelto una via di mezzo. Se hai bisogno del neurologo te lo pagano, pero' non ti aprono il reparto con letti che costa una fortuna e -diciamolo- per lo stato è un pozzo mangiasoldi senza fondo a rendimento sottozero. Perciò il malato va dal suo neurologo privato di fiducia e poi presenta il conto alla previdenza sociale, che glielo rimborsa. 
Naturalmente vuol dire che per una visita il neurologo in questione non percepisce un onorario da privato italiano (dai 100 ai 150 se specialista morigerato), ma da calmiere francese (43 euro lordi, e ben tassati); d'altra parte, se un giovane che apra uno studio in Italia ci mette anni ad ingranare, qui i pazienti arrivano per forza.

Io mi sono installata a Cagnes sur Mer, un ridente paesino della costa disperato perché l'unico neurologo che c'era si è trasferito l'anno scorso a Monaco (poverino, eh!). Aprire un gabinetto medico è una fatica assurda, che non avrei immaginato, ma è anche un'esperienza galvanizzante: ho studiato dodici anni per qualcosa, e ho un lavoro. Nessuno me lo ha dato, ma qui ho almeno la possibilità di crearmelo, in modo riconosciuto e onesto. Se fossi rimasta in Italia, ora potrei forse avere una borsa di dottorato inferiore ai mille euro mensili lordi (dodici mensilità only, naturalmente), in cui avrei fatto di tutto -tipo le fotocopie, la routine etc- salvo la ricerca e avrei anche dovuto ringraziare molto perché non tutti riescono ad averla. Quindi mi sento una privilegiata. Poi guardo il mio certificato AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) e il privilegio mi pesa un po'. Il peso di una lacrimuccia. Ma sono comunque fortunata, perché sono relativamente vicina alla famiglia, vi scrivo da una stanza vista mare e sto in un paese dove non mi devo chiedere "ma questo paziente avrà i mezzi per pagarsi le cure che gli necessitano?".

In questi due mesi ho:
1) esperito situazioni kafiane. Esempio: "ah, ma siccome ci vuole tanto tempo per avere ognuno dei documenti che le abbiamo chiesto, i più vecchi che ci ha portato ormai hanno più di due mesi... bisognerebbe ricominciare da capo!";
2) udito considerazioni illuminanti. Esempio: "ah, ma com'è giovane, fa la ginecologa vero?" dice una signora col sorriso. "No, il neurologo", rispondo. Contrariata, la signora fa "come, troppo giovane per fare il neurologo...". Penso che il ragionamento alla base sia "ginecologo = bimbi neonati = medico giovane : neurologo = vecchietti indementiti = medico vecchio bacucco anche lui.
3) vissuto momenti da romanzo weisbergeriano (si', quella de Il diavolo veste Prada). Esempio: mangiare un sushi con la zuppa di miso alla stazione di Nizza. No, cari, non al ristorante della stazione. Un sushi take away, mangiato con le bacchette e pucciato nella sua salsa di soya, sullo sgabello minuscolo e scomodo del binario, con la straniante consapevolezza che tutti ti guardano e sembrano non trovare particolarmente fuori posto una giovane professionista in tacchi alti e vestita di cachemire e seta che mangia compitamente mentre attende il solito treno in ritardo (l'alternativa era non mangiare affatto e gettare via il sushi).
4) riscoperto la gioia della neurologia di trincea. Esempio: giornata in cui ho visto in sequenza pazienti con tunnel carpale, ictus, miastenia, emicrania, sclerosi multipla e -forse- narcolessia. Roba che in clinica universitaria, dove tutto è organizzato in rigidi gruppi, te la sogni di notte. Certo, è uno sforzo decuplicato, ma vale ogni singolo istante passato a ristudiare.
5) capito che fare il libero professionista è una vita piuttosto dura, che avere uno studio tuo significa pagarci l'affitto (carissimo), pensare a cretinate come l'approvvigionamento del sapone e della carta per i lettini e la linea del telefono. Insomma... carta per la stampante, 3.5 € a risma con mastercard, aghi elettrodi concentrici, 99.68 € a scatola con mastercard... pero' organizzare il lavoro come dico io e fare il medico vero non ha prezzo.