martedì 28 aprile 2015

The Avengers: Age of Ultron

Di J.Whedon, con R.Downey Jr, M.Ruffalo, C.Evans, S.Johannson, C.Hemsworth (etc!). 2015

Continuano le avventure dei Vendicatori, stavolta alle prese con un pasticciaccio creato direttamente da Tony Stark che, colto da depressione psicotica acuta, vuole progettare un nuovo difensore A.I. Essendo frutto della mente di due geni (Stark e il dr Banner) il pasticciaccio è naturalmente complesso da gestire, poiché fatto piuttosto bene.

Il secondo film della nuova serie blockbuster Marvel non delude completamente, ma soffre un po' delle alte aspettative che il primo aveva creato. Se l'alchimia tra i protagonisti funziona sempre bene, e gli attori si divertono chiaramente un mondo a dare vita alle manie e idiosincrasie dei loro personaggi, la sceneggiatura è un po' confusa. Passi ancora l'approccio semplicistico riservato all'intelligenza artificiale (che è chiaramente bacata e dunque cattiva, e "viaggia su internet"), ma alcuni passaggi sono proprio di ostica comprensione per chi non è abituale lettore di comics.

Del resto, non è grave: il punto focale della pellicola è di riconfermarsi un divertissement fracassone e chiassoso, pieno di effetti speciali (bellissimi) e di attori che siano una gioia per gli occhi (e lo sono dal primo all'ultimo). Dal baraccone emergono stavolta la Vedova Nera, occupata in una rivisitazione de La bella e la Bestia, e OcchiodiFalco, che a sorpresa tiene famiglia. Si, vabbe', e allora? verrebbe da dire. Con sorpresa, però, si scopre di essersi rapidamente affezionati a queste figure un po' di secondo piano, affettivamente più abbordabili rispetto al monolitico Thor, per esempio (non so se si capisce, ma lui per me potrebbe anche non esistere e il risultato sarebbe lo stesso).
Peccato, in questa dinamica personaggiocentrica, non aver goduto almeno di un breve cammeo di Pepper Pott, la fidanzata di supereroe migliore della storia del fumetto. 


Potrà sembrare un controsenso, ma in un mondo ideale il risultato sarebbe stato migliore se, con coraggio, si fossero fatte scelte meno roboanti e più intimiste: basta notare che le scene migliori sono quelle ironiche e disimpegnate in cui i Vendicatori si fanno gioco di Thor (che almeno ha così un'utilità), in cui curiosiamo nella vita privata di questo e quello, in cui vediamo i due scienziati Stark e Banner lavorare insieme (in una scena che sembra un omaggio ad HAL di 2001, mentre creano Ultron). Peccato che rispetto al primo capitolo l'umorismo sia diminuito. 

E a parte tutto il resto, ma quanto è bello il forte di Bard?? Viva l'Italia!

sabato 25 aprile 2015

The Avengers

Di J.Whedon, con RDowney jr, S.Joahnsson, M.Ruffalo, C.Evans, C.Hemsworth, T.Hiddleston, S.Skarsgard, S.L.Jackson e G.Paltrow. 2012

Loki, figlio cadetto pieno di complessi, si allea con gli oscuri Chitauri per recuperare il Tesseract, un cubo energetico (?!?) asgardiano e dominare la Terra. Lo S.H.I.E.L.D. chiama dunque a raccolta i Vendicatori nella speranza che salvino il pianeta azzurro, se riescono a superare i rispettivi egocentrismi e problemi irrisolti.

Primo di una serie che si prevede duratura, e basato su un fumetto relativamente meno conosciuto rispetto alle strisce dei singoli supereroi, il film centra il bersaglio del divertissement ben realizzato.
Cosa ne fa un prodotto di qualità direi alta, pur restando nella fascia "blockbuster"? Principalmente il cast e un'accoppiata regia-sceneggiatura discreta che si mette al suo servizio.
Gli attori, gigioni e tutti bellocci, sembrano divertirsi supremamente e si nota un'alchimia profonda tra loro, quasi fossero abituati a lavorare insieme nella vita di tutti i giorni. La scelta di far prevalere le figure di Iron Man e Capitan America, così diversi tra loro, permette un po' di sana ironia, perlopiù a spese del secondo, che non avrà pari per patriottismo e dirittura morale, però difetta tragicomicamente di umorismo. Il Capitano scongelato, colto anche in qualche comprensibile momento di malinconia, è più simpatico che nel film a lui riservato. La presenza congiunta di Hulk e di Toni Stark assicura un QI stranamente alto per un gruppo di supereroi, e le figure poco note della Vedova Nera e dell'Arciere fa venire voglia di scoprire su di loro qualcosa di più. Quanto a Thor... be', lui è proprio inutile, ma con suo fratello ("adottato!") fa una bella coppia di scoppiati!


C'è un notevole ottimismo che mette di buon umore in questo film, e sorprende piacevolmente rispetto al nuovo paradigma del genere che vuole colori scuri ed esausti, sopracciglia in iracondo cipiglio e angoscia come se piovesse. Nonostante parecchi comprimari si trascinino dietro sensi di colpa o qualche accenno depressivo, l'impronta generale è profondamente positiva e starkiana, colma di battute ad effetto. Ottima serata disimpegnata.

martedì 21 aprile 2015

La panne

Un rappresentante di commercio, recentemente promosso, finisce in un maniero governato da quattro vegliardi, ex uomini di legge. La sua macchina l'ha lasciato a piedi, e non vede alternative se non assecondarli nel loro desiderio di "giocare al tribunale". Ma è abbastanza innocente per sopravvivere al giudizio?


Durrenmatt si prende meravigliosamente gioco della legalità giustizialista di cui non si può avere fiducia perché spesso in malafede e altrettanto spesso impedita nel suo svolgersi da codicilli e commi nati apparentemente per proteggere solo i colpevoli. D'altro canto, sempre col suo umorismo nero e un po' raggelante, si interroga anche su quale sia il significato dell'innocenza, questa caratteristica fuori moda, e su quanto siamo intrinsecamente colpevoli tutti noi, che in fondo al cuore desideriamo un modo spiccio per avere la meglio sui nostri superiori, collezionare beni materiali e concupire amanti che dovrebbero esserci proibiti/e.

Abbiamo visto la pièce per puro caso al Teatro del Tribunale di Antibes, una vecchia sala giudiziaria riadattata in minuscolo teatro di prosa. Il risultato è un palcoscenico piccolo ma estremamente vicino all'ottantina di comode poltrone che cullano il pubblico. La stagione primaverile è appena cominciata e la mattina dell'ultimo giorno di programmazione de La Panne, nella piazza della posta, un ragazzo barbuto ci ha messo in mano il volantino dello spettacolo. Era il regista, e l'avremmo scoperto solo qualche ora dopo. 
Gli attori, della compagnia Les Eparpillés di Avignon, erano proprio bravi, pieni di vitalità e di sorprese; il palcoscenico ristretto ci ha anche permesso di apprezzare l'ottima mimica facciale che animava i volti degli attori momentaneamente muti. Per la struttura di questo atto unico, infatti, i cinque personaggi principali sono spesso in scena contemporaneamente, ma solo uno alla volta ha la parola in arringhe e lunghe dissertazioni, e facilmente dei protagonisti meno dotati avrebbero assunto un'espressione più blanda. 
Bello e divertente, e non vedo l'ora di rifare una scappata al minuscolo teatrino.


martedì 14 aprile 2015

Appaloosa

Di e con E.Harris, V.Mortensen, J.Irons, R.Zellwegger. 2008

Quando Randall Bragg, potente signorotto locale, fredda lo sceriffo pe un conflitto di interessi, ad Appaloosa rimangono solo due difensori della legge, l'inibito e retto Cole e il suo collega disincantato ma onesto, Hitch. I già precari equilibri del paesello sono ulteriormente disgregati dall'apparizione di una giovane vedova, piacente e disponibile.


Confesso di mancare tristemente di cultura western, e di non aver mai visto i capolavori del genere, da Rio Bravo a L'uomo che uccise Liberty Valance, che apparentemente sarebbero stati d'ispirazione a questo film. Harris mi piace moltissimo come attore, non mi dispiace come regista, ma l'avevo preferito in Pollock.
Appaloosa ha qualcosa che gli manca, come un'aspirazione non realizzata, e abbonda di minuti. La sua dimensione esistenziale è gradevole all'inizio ma risulta via via più forzata, troppo sollecitata da dialoghi inverosimili, come quello in cui Cole e Hitch si interrogano sui sentimenti della ragazza: improbabile, per i duri uomini dell'epoca, concedersi queste chiacchiere da ragazzine.
In generale, la storia d'amore maldestra del giustiziere è il punto più debole del racconto, es è spesso noiosa, nonostante una protagonista insolita i cui moventi si potevano sfruttare meglio: lontana dalla donzella pura e angelicata, Allie è una donna molto conscia della precarietà della sua situazione, che non cerca amore ma sicurezza sociale, il partito migliore della città, la casa più spaziosa. Fatte le debite differenze, mi ricorda la protagonista de Il mio nome è rosso. 
Il romanticismo, mancato tra Allie e Cole, si estrinseca invece nell'amicizia virile tra lui e Hitch, forse il personaggio più interessante del gruppo, che intuisce bene le fragilità, e finanche il ridicolo talvolta, del suo capo, ma è capace di volergli bene senza condiscendenza. Alla fine lui è il buon motivo per vedere il film, che non è un capolavoro ma merita una visione.

domenica 12 aprile 2015

Tutti pazzi per Rose (Populaire)

Di R.Roinsard, con D.François, R.Duris, B.Bejo. 2012

La giovane Rose non ha intenzione di condurre la vita da tranquilla casalinga moglie di gommista che il padre ha previsto per lei, e alla fine degli anni Cinquanta lascia il paesello della bassa Normandia in cui vive per cercare lavoro come segretaria. Louis Echard, assicuratore di professione e atleta da competizione nello spirito, la assume perché attratto da lei ma comincia a credere nelle sue potenzialità di dattilografa e la iscrive a forza ad una competizione di battitura a macchina.

Opera prima, questa commedia è stata una notevole sorpresa per la sua freschezza e ottima messa in scena. La trama è piuttosto semplice e se la storia d'amore è abbastanza prevedibile lo spunto è quantomeno inusuale: chi avrebbe mai detto che una gara di dattilografia sarebbe stata così appassionante! Ciò grazie al gran senso del ritmo che fa passare in un attimo le quasi due ore di film.
La ricostruzione dell'epoca è al limite dello stucchevole, ma è un limite corteggiato, e non travalicato;


i dialoghi sono briosi anche se non sofisticati, e gli anni del dopoguerra sono forse dipinti con accenti eccessivamente idilliaci, come suggerito dai toni pastello di intensità perforante, ma il risultato è molto gradevole e riposante. Per esemplificare i limiti cui accennavo: anche se il protagonista maschile è anacronistico nella sua alta considerazione della sua segretaria e nella dolcezza con cui le prepara gli allenamenti e i pasti, non si può non trovarlo adorabile.
Lo stile della regia è fine e non sembra il frutto del lavoro di un novellino. Ogni inquadratura è ben studiata ed equilibrata. Il tutto è completato da un gruppo d'attori bravi, che amo molto. La mia preferita è la Béjo, così espressiva e divertente anche in un piccolo ruolo. Duris è competente e possiede una certa classe, ma dovrebbe farsi perfezionare la dentatura, veramente disastrosa. Molto bene anche la protagonista, spontanea e dotata, anche se diversamente bellina.Insomma, gran bell'impegno da parte di tutti, risultato delizioso.

venerdì 3 aprile 2015

Tutti gli uomini del Presidente

Di A.Pakula, con D.Hoffman, R.Redford 1976

Due giovani giornalisti indagano sulla losca introduzione di cinque uomini nella sede del Partito Democratico, alla vigilia della Rielezione alla Casa Bianca. Scoprono collusioni, movimenti di fondi, controspionaggio et similia...
 
L'inchiesta giornalistica è rappresentata con accenti piuttosto veristici, cio' che mi è molto piaciuto del film: nessuna corsa dissennata in auo, rivelazioni improvvise dal sapore di deus ex machina, subitanei scoppi di fuochi d'artificio. La descrizione clinica di una ricerca lenta, paziente, ostacolata da pluimi elementi non cede alle lusinghe si una facile drammatizzazione ed è senzaltro uno dei grandi pregi del film.
L'altro è quello di aver abbordato un argomeno spinoso e ancora molto recente con una lodevole dose di distacco e di pacatezza.
Lo stile di Pakula è molto riconoscibile non solo nella cadenza del racconto, ma anche nelle inquadrature lente e nella scelta di una fotografia gialla e relativamente piatta che è stata successivamente ripresa (credo, è una connessione che ho fatto senza documentarmi oltre) per esempio da Fincher in Zodiac (stessi colori, stesso rimo, stessa inibizione volontaria nella facile creazione di suspence forzata).
 
Quanto all'argomento, è per me il nucleo più difficile da esaminare. Stralcio storico di cui non ho ovviamente memoria -essendo nata dieci anni più tardi-, poco studiato a scuola, ancora molto recente, sembra incitare al vecchio adagio 'tuto il mondo è paese'. La disillusione come sequela di una frattura nella fiducia tra governo e popolo è un'incrinatura che percepiamo in maniera sempre più dolorosa, cosa assai curiosa dal momento che stiamo progredendo verso sistemi oggettivamente più trasparenti che in passato (almeno ora il marciume si vede!). E come ricorda il vecchio detto, all the king's horses, and all the king's (president's) men... couln't put Humpty together again. La fiducia è un sistema entropico.