giovedì 20 agosto 2015

giorno XVII: quello che più ti fa andare in bestia

La mancanza di idee condita dalla cattiva fede che si vede bene in tanti romanzi d'evasione contemporanei e manga recenti. Esempi: i seguiti di Eragorn, in particolare l'ultimo davvero illegibile, Divergent, che rapidamente si degrada divenendo un miscuglio tra Harry Potter, twilight e Hunger Games, nonché l'ultimo del quartetto Beautiful Creatures (Beautiful Redemption) che scopiazza qua e là HP perché le autrici non sanno come cavarsi d'impiccio. E dire che erano partite così bene!

Tra i manga, trovare qualcosa di recente ben scritto e disegnato senza andare sul filosofico-escatologico-dramma sociale sta diventando ardua impresa. Forse è colpa mia che vivo in un immaginario manga a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, ma possibile che un buono shojo disimpegnato, ben disegnato e non banale sia diventato irreperibile? C'è giusto Kaoru Mori che sembra volerci salvare, ma del suo meraviglioso “I giorni della sposa” produce un volume all'anno.


giorno XVII: il salto dello squalo che più ti è rimasto impresso

Come si accennava già ieri, il “salto dello squalo” è il punto di flessione di una serie o di un'opera altrimenti promettente, che comincia dopo quel momento a rotolare su chine sempre più infelici.
Uno degli esempi più terribili per me di salto è stato il momento in cui in Grey's Anatomy, dopo aver formato e fatto scoppiare tutte le coppie vagamente probabili, hanno cominciato con quelle improbabili. Già Cristina abbandonata sull'altare mi aveva lasciato con un bruttissimo retrogusto in bocca, ma il peggio del peggio è cominciato con l'adulterio di George, il cagnolino per eccellenza. E di lì in poi tutto è degenerato: melanomi che si manifestano con allucinazioni, fidanzati che cercano di strangolarti nel sonno, assalti terroristici in ospedale e incidenti aerei...
Chiudere alla quarta stagione sarebbe stato segno di prudente intelligenza.


mercoledì 19 agosto 2015

giorno XVI. L'incipit più ingannevole

La finestra di Orpheus. Ne avevo sentito parlare molto poco e l'incipit mi piacque molto, ma pensavo che il nucleo della trama fosse il triangolo amoroso tra Julius, dalla doppia identità, Klaus e Isaak, il tutto inserito nella cornice storica della versione tedesca del Biedermeier. Mai più mi aspettavo di vedere Isaak combinare pasticci in Austria, Klaus rodersi dai dubbi in Siberia e Julius perdere la memoria a palazzo Yusupov.



Devo inoltre confessare che la prima parte, con il giallo familiare e gli assassinii in serie, mi piaceva di più. Dopo il disvelamento dell'assassino e la partenza della protagonista, la trama comincia ad appesantirsi, talvolta frenata da qualche “salto dello squalo”, ovvero qualche faux pas un po' troppo marcato per accordarsi coi miei gusti (tipo SPOILER Isaak che sposa l'amica prostituta FINE SPOILER). 

domenica 16 agosto 2015

Giorno XV . Il tuo finale preferito

Questa è davvero la domanda da cento milioni di dollari!
Un buon finale deve essere ben in linea con la struttura del racconto, la continuazione naturale del suo sviluppo. Ma questo non è ancora sufficiente per la perfezione: ci vuole quel quid in più di sorpresa, di completezza, di malinconia o di qualche altro ingrediente che crea la rara chiusa che ci viene voglia di sfogliare ancora una volta di più.

Di qui in poi, SPOILER (mi pare evidente) su Anna Karenina, Signore degli anelli, 1Q84, RG Veda e ancora qualcosetta d'altro.
Per esempio, il finale di Anna Karenina è in armonia con la trama, ma è un po' noiosetto; Anna è morta da cinquanta pagine, e siamo ancora lì a leggere di questi e di quelli, tra una nota storica e un accenno moralizzante. Bene, ma non benissimo.

Nella categoria LIBRO, sono due i tipi di finale perfetto per me. Quello completissimo, in cui ogni filo è annodato, e quello che lascia qualche dettaglio al fato e proprio all'ultimo introduce una sorpresa che ti lascia senza fiato. Del primo tipo fa parte il finale del Signore degli Anelli: ogni personaggio è seguito fino alla morte, e spesso anche dei suoi eredi si fa menzione, per chi volesse ancora sapere qualcosa ci sono quattrocento pagine di appendici, e nonostante la lunghezza, tutti gli amanti di Tolkien conoscono le ultime parole del romanzo, quel capolavoro nel capolavoro di “Sono tornato”. Al secondo gruppo appartiene invece 1Q84, che mi ha sorpreso con il climax positivo delle ultime pagine, la fede nell'amore, e la chiusa incerta: ma da che parte era volta la tigre di “metti un tigre nel motore”? E chi se ne importa delle piste aperte e poi non battute, allenano l'immaginazione.

Poi c'è la categoria POESIA. Il centesimo canto della Divina Commedia rimane insuperabile nella dismisura della sua bellezza.

Nei FUMETTI, uno dei miei finali preferiti è quello di RG Veda: amore, morte, la macabra sorpresa della passione di Taishakuten e dell'identità di Jikokuten e, dopo l'estetizzante e commovente ecatombe, ancora una piccola speranza finale.

Al CINEMA, bell'esempio di finale riuscitissimo pur in un film di ambizioni modeste è Sliding Doors. Le due storie parallele si ritrovano in modo insolito, e con un piccolo coup de theatre. Non è zuccheroso, ma non è triste, ed è molto equilibrato e intelligente.

L'OPERA: premio alla Turandot di Puccini, che per una volta finisce bene (parere non condiviso dalla maggior parte degli ascoltatori); anche se il maestro non ha scritto l'ultimo capitolo musicale, il libretto c'era già, e la mia eroina protofemminista impara a cedere all'amore e si gode un lungo e felice matrimonio col bel principe, mentre Liù si leva provvidamente dai piedi assicurando la felicità dei due sposini.


In MUSICA, niente di più perfetto della Nona di Beethoven, che si conclude nell'Inno alla Gioia. Meglio di così non si poteva.

lunedì 10 agosto 2015

Giorno XIV: quel finale che proprio non hai mandato giù

I finali tristo-cool. Procedo a spiegare.

ATTENZIONE SPOILER SPOILERISSIMI (évidemment, con un titolo cosi')

I finali tristi possono essere nobilmente tristi, esoticamente tristi e spaccone-tristi (o tristo-cool).

Al primo gruppo afferiscono le opere di vera letteratura con una fine malinconica o negativa: da Anna Karenina, al Signore degli Anelli, a Pochaontas, a Colazione da Tyffany, a Léon e C'era una volta in America, ci sono centinaia di film-libri-fumetti capolavori che conducono il lettore per mano verso un'inevitabile chiusa in accordo con l'enunciato di base. Anna è una fedifraga che perde la sua scommessa con la Vita, Frodo è stato contaminato dall'anello, Holly non potrà mai rassegnarsi ad un "padrone". Léon è uno spietato killer analfabeta.
La loro morte, sconfitta, solitudine, perfino perdizione, è la naturale conseguenza del racconto.


Il secondo gruppo ha naturalmente plurimi punti di congiunzione col primo, nel senso di essere la conclusione più o meno attesa di un processo già in atto, ma sviscerata secondo una sensibilità lontana dalla nostra. Ci mettiamo per esempio i lavori della Ikeda (a parte Lady Oscar, che è storicamente prevedibile, poniamo il caso di Caro Fratello...), delle CLAMP -perché no-, e le fiabe russe e nordiche col loro finale triste (Rusalka, La Sirenetta, parliamone!). In questi casi spesso la tragedia conclusiova bagna in una luce estetizzante più che moralistica, come fosse il compimento di un esercizio di stile particolare.



Il terzo gruppo riceve tutto il mio disprezzo ed è composto di finali tragici senza reale motivo. Sono scritti principalmente per scioccare il fruitore con una sorpresa macabra di cattivo gusto e nessun reale scopo artistico. Una certa frangia di Young Adult e altra letteratura di consumo ha virato verso questa fiera al massacro fisico e intellettuale, come per esempio le saghe di Hunger games e Divergent. Se all'inizio qualche morto è comprensibile per creare l'atmosfera drammatica, la chiusa è sproporzionata con la partenza, e del tutto o in parte gratuita. L'assassinio di Prim, dopo la chiusura degli eventi, cosa dovrebbe rappresentare? L'inutilità della vita? L'inutilità della scrittrice? La fralezza dell'essere umano? VENDERE? Non ha niente di lirico, nulla di estetico, è solo stupidamente scioccante. Un finto finale "allegro".

Per scrivere un bel finale triste bisogna essere degli scrittori di primo livello. Quindi, se non vi chiamate Mc Ewan, Franzen o anche Pullman (e perché no, Flaubert e Capote), pregasi astenersi.

domenica 9 agosto 2015

Giorno XIII: il luogo dove normalmente leggi

La risposta semplice, diretta e più vera è: dappertutto. Quando un libro e/o fumetto mi appassiona, me lo porto ovunque, leggiucchiandolo o divorandolo mentre cucino, tra un paziente ritardatario e l'altro (anche se normalmente in queste occasioni studio), mentre aspetto in coda in panetteria e anche mentre cammino. Miracolosamente non ho mai investito nessuno! Sarà la fortuna del lettore accanito.

Come avete già intuito, i miei libri non hanno vita facile. A parte qualche edizione preziosa, tipo libri d'arte, la Divina Commedia illustrata da Doré (che fa 28 cm x 35) e un Piccolo Principe francese con sovraccoperta lussuosa (che lo condanna all'inattività), gli altri tomi si devono arrendere ad essere strapazzati, marchiati con tratti di biro e note del lettore, capovolti aperti e farciti di oggetti vari in luogo di segnalibro (foglie, posate, ritagli di giornale, cartoline d'auguri, occhiali, calzini spurii...). Qualcuno di questi cari stampati mi fa tanta pena che viene talvolta protetto da uno strato trasparente polivinilico. La vera sorpresa è che, salvo pochissime eccezioni, non sono poi molto rovinati.

I luoghi in cui più mi piace abbandonarmi alla pagina scritta e disegnata, avendone facoltà di scelta, sono:

1. Il divano della sala. Lo dobbiamo cambiare perché comincia a non essere più tanto comodo... me ne piace uno bellissimo che si chiama Curve, della Living. Tutto in piuma, viva la morbidezza. E adesso organizzano dette piume in una sorta di alveare di tessuto, cosicché non si crea più l'effetto "buco" dei vecchi divani anni Settanta, ma la consistenza rimane morbido-elastica e non c'è bisogno di sprimacciarli continuamente.

2. A letto la sera prima di dormire. Non si dorme altrettanto bene senza la pausa lettura.

3. La poltrona nella camera da letto che ho a Torino. Anche dopo le mie nozze, mia madre (la santa!) mantiene la mia camera in ordine e piena di piante, cosi' quando io piombo in Italia, sola o accompagnata, la comodissima Ektorp misto piuma/gommapiuma è li' ad attendermi invitante. L'unico problema quando viene anche mio marito è che di solito se la frega lui.

4. La sdraio in giardino. La mia è bianca, quella del marito rossa. Che lo terremmo a fare un giardino se poi non ci andassimo a leggere prendendo il sole?

5. Il bagno, in due declinazioni: quella più vituperata dalla mia dolce metà, ovvero sul WC (la trova una cosa immorale), e dentro la vasca. La seconda è ovviamente più rilassante, di solito mi attrezzo con musica di sottofondo e salviette a portata di mano per non bagnare le pagine.

6. Treno, autobus, altro mezzo pubblico. Mi rilassa tantissimo leggere in queste location mobili, e mi permette di astrarmi dall'ambiente circostante. Mi sento come in una bolla semovente, trasportata nella realtà di cui leggo. L'unico libro che non mi sono più portata è stato L'amante di Lady Chatterley, dopo aver beccato una nonnetta che sbirciava proprio su una pagina decisamente erotica. Lei era arrossita, e io probabilmente avevo maturato un bel tono fuchsia acceso.

sabato 8 agosto 2015

XII giorno... La serie per cui hai più atteso il seguito

La serie di cui scrivero' era una trilogia conclusa. Conta anche due volumetti-strenna molto lirici, che sono un piccolo prequel e un infinitesimo sequel.
L'autore ha pero' sempre aggiunto e scritto che un altro volume, vero e proprio, proseguirà la saga iniziale.

Sto parlando di Quelle oscure materie, e del suo seguito attesissimo seguito, che dovrebbe essere The Book of Dust, il libro della Polvere.

Invece di rilassarti tra i tuoi libri,
perché non ti decidi a lavorare?


Quel disgraziato di Philip Pullman sostiene di lavorare nel suo capanno in giardino "come un impiegato", ovvero senza attendere ispirazioni particolari, ma con metodo ed efficienza, ogni giorno. "Perché è cosi' che lavora un professionista", dice a chiare lettere nel suo blog e nel suo saggio su come si diventa scrittori professionisti e non dilettanti allo sbaraglio.

E allora, Philip, PERCHE' non ti decidi a scrivere questo benedetto tomo, che ci hai promesso delle dimensioni del Signore degli Anelli? Sono QUINDICI anni che ci stai facendo morire!
Oltretutto, l'impunito, continua a fomentare le nostre speranze con twit vari di uscita prossima (a cavallo tra 2015 e 2016), cui crederei più volentieri se non reiterasse la promessa dal 2007.

venerdì 7 agosto 2015

giorno XI: la saga che ti ha appassionato per più tempo

Senza esitare, Harry Potter.

Iniziai le letture nel luglio 2001, all'ombra di un gazebo maltese, dopo passavo il tempo libero ciondolando nella piscina del lussuoso albergo in cui ci ospitavano per la vacanza studio più strana della mia vita.

Se le permanenze inglesi mi avevano abituato a campus in un certo senso abbastanza simili a Hogwarts, con i fields, i grounds, la sala comune e i cottages con le camerette doppie, nulla mi aveva lasciato presagire la versione mediterranea dell'esperienza, che si estrinseco' cosi': quattro stelle lusso a due passi da una caletta naturale, con tre piscine (secondo la temperatura e l'esposizione), ristorante internazionale rinomato per delle prime colazioni degne di un Hobbit, appartamentino da quattro persone con cucina interna e sala da bagno padronale.
L'altra faccia della medaglia era la desolazione del panorama appena fuori dall'albergo, e la sostanziale impossibilità di uscirne. Niente o quasi da vedere fuori, compagni di viaggio in perenne sonnellino dopo le notti passate in discoteca (sino alle tre, cinque giorni a settimana). Io ero molto poco interessata ai locali notturni e scelsi invece il pacchetto di escursioni del weekend, che ci trascinava a visitare calette seminascoste e a fare il bagno in mare aperto tuffandoci da un catamarano. Con mia grande sorpresa, rimasi quasi sola, perché gli italiani preferivano le luci della pista da ballo al sole delle isole. 
All'interno dell'albergo vi erano solo un parrucchiere e una libreria, dove recuperai i primi quattro volumi. Il quarto era appena uscito e cartelloni pubblicitari campeggiavano ovunque, ivi compresa la hall dell'hotel. Se il primo mi sembro' caruccio, il secondo freno' un po' le mie speranze. Ma cosa mi ero imbarcata? E in men che non si dica finii il quarto, pochi mesi prima del First Certificate. La prosa polita di JKR è uno dei migliori esempi di inglese contemporaneo, insieme a Ian McEwan e P.Pullman. Le traduzioni sono vietatissime!!

A quel punto cominciarono le tribolazioni. Le allerte spoiler e la paura di finirci su per caso. Le scommesse sugli sviluppi. 
Sarebbero giunti tutti vivi alla fine del settimo anno? Io, già avida lettrice di manga, pensavo di no. JKR non è tenera con le sue creature. Ce l'avrebbe fatta Snape ad avere la cattedra di DATDA? (già allora le mie preoccupazioni da universitario mi assalivano!! Scommisi che gliela avrebbero data nel Sesto tomo...) Voldemort era parente di Harry per linea materna, dacché il cognome da nubile di Lily si scopre solo negli ultimi libri?
Rammento bene la lettura del Quinto, a cavallo dell'esame di Biochimica. Di giorno studiavo, e dunque lo lessi in due notti, da mezzanotte alle tre. Risultato: ventidue di Biochimica, che dovetti ridare a settembre.

E poi, le incomparabili elucubrazioni durante le riletture bibliche, alla ricerca di indizi che sapevamo disseminati tra le pagine. Correva l'anno 2006, ero in piena preparazione di qualche noiosissima clinica chirurgica (Gastro, credo), quando mi imbattei in un... locket. Nessuno dei miei amici ne aveva mai parlato prima... poiché quasi tutti leggevano la versione italiana, in cui la traduttrice traslittero' erroneamente il vocabolo in "lucchetto". Alle otto di sera chiamai Angela, tutta elettrizzata, e le dissi "ho trovato una cosa incredibile... apri il volume 5 alla pagina X e leggi dal secondo capoverso". Mi rspose "... ma tu sei matta...", ma era addicted anche lei, e anche lei leggeva in originale, e lo fece.
Dopo qualche secondo di silenzio, una voce strozzata mi diceva "... no... è matta lei!...". Avevamo trovato un horcrux.

giovedì 6 agosto 2015

giorno X: il peggior cattivo di sempre

La domanda puo' essere ovviamente intesa in due modi: il cattivo più cattivo e il cattivo più mezza calzetta di sempre. 

I cattivi cattivissimi
N.B. in realtà credo che questa sia l'interpretazione errata, poiché c'era unpost aposito nel primo 30 giorni... Vi do un rapido assaggio di cosa per me è un cattivone tremendo, non avendo partecipato a quell'edizione.

1) L'imperatore (Star Wars). Malvagio senza passati lacrimevoli a giustificazione non richiesta, la sua profonda conoscenza del lato oscuro della forza è pari solo alla sua brama di potere. Avrebbe dovuto fare l'universitario.
2) Scar (Il re leone). Il cattivo complessato perfido, che conosce abbastanza i segreti della psiche per distruggere i suoi opponenti col mero senso di colpa. E se non ce la fa, un bell'assassinio risolve il dilemma.
3) Re di Id (The Wizard of It). Meschino, abietto, brutto, nano, avido e doppio. Geniale.
4) Il Nonno (Ayako). Talmente ributtante che non ho parole di vituperio sufficientemente conclusive. 


I cattivi Mezza Calzetta
N.B.  anche questa sottocategoria puo' essere ugualmente suddivisa in due: i cattivi MALRIUSCITI e basta, che tolgono sale e pepe alla storia, e quelli che sono geniali nella loro mezzacalzettitudine.

I cattivi Marvel sono perlopiù banali e insulsi, ma non credo di poter trovare di peggio del cattivo-cetriolino scovato da Acalia.


Per mia parte, tra i peggio riusciti metterei l'intera squadra antagonisti di Sailor Moon, che in 5 serie, centinaia di episodi e innumerevoli volumetti non riesce a fare fuori neanche un civile. Neppure uno.E soprattutto non riescono mai a scoprire l'identità di un gruppo di ragazzette che non si sforza minimamente di nasconderla: niente maschere, sono sempre tutte insieme, e si trascinano pure dietro i gatti mascotte.


Un'altra genia nata male sono i cattivi di James Bond. Il peggiore di tutti è triste nella sua assenza di fantasia e si mostra in Quantum of solace, uno dei film meno riusciti della serie. 
Sempre in Bond, ma questa volta in Casino Royale, c'è la fase di transizione tra la mezza calzetta involontaria e ricercata: Le Chiffre. Quest'ultimo non è stupido, è un sadico coi fiocchi, ma tutto il mondo dei malvagi ne ride perché piange sangue. Ebbene, si', come le madonnine taroccate!

Il cattivo Mezza Calzetta puo' pero' raggiungere delle altezze di vero capolavoro. 
Riusci' in questo intento la solita (quasi) imbattibile casa Disney, con la strana coppia principe Giovanni (R Hood) e Sir Biss. Il leoncino spelacchiato e timoroso che in caso di necessità non esita a invocare la sua defunta madre succhiandosi sonoramente il pollice è il tripudio spensierato del malvagio potente, indegno, vanesio e in fondo pieno di complessi di inferiorità. Una pietra miliare del genere.

mercoledì 5 agosto 2015

giorno IX: l'opera che non leggeresti/guarderesti mai

Sono abbastanza onnivora in fatto di letteratura, fumetti e cinema, e tutto sommato anche le opere più improbabili sono spesso degne di una bella stroncatura (che è sempre un momento particolarmente divertente nella vita di un blogger).

Ci sono pero' delle opere che davvero gridano allo "spreco di tempo", almeno il mio, perché parto già convinta che non mi piacerebbero.

In letteratura, direi tutta quella produzione che fa capo a scrittori quali Susanna Tamaro e Nicholas Sparks. Della prima ho letto Va' dove ti porta il cuore e l'idea di leggere anche solo un'altra pagina sua mi rivolta. Del Secondo non ho mai letto nulla, ma già le trame sulla quarta di copertina sono capaci di produrre un'orticaria gigante.


Inseriamo anche tutti questi finti polizieschi il cui unico fine è mettere in scena delitti violentissimi, soffermandosi sulle turbe psichiche di assassini seriali con cura meticolosa e decisamente morbosa.





Al cinema: i cinepanettoni/cineombrelloni etc. targati Neri Parenti, Boldi, De Sica e affini. Un tripudio di volgarità e inutilità, di cui faccio a meno volentieri.


Nel fumetto: tutti i manga, comics etc di "combattimento puro" da DragonBall a tutti i suoi epigoni. La ripetizione degli scontri mi affatica! 

martedì 4 agosto 2015

VIII giorno: la tua onomatopea preferita

CRACK!

Non un crack qualunque, pero'... uno di quelli di Pratt. Nelle sue tavole questo è il suono di un fucile che spara, e a differenza che in tutti gli altri fumetti che ho visto non fa BOUM, BLAM, BANG STING (se ha il silenziatore). Fa crack.

Purtroppo trovare una foto sulla rete non è facilissimo, e sono lontana dai miei preziosi albi, quindi dovrete fidarvi sulla parola.

domenica 2 agosto 2015

VII giorno: apri il primo volume che ti capita in mano in una pagina a caso e pubblica una foto



Marbles. Io, Michelangelo e il Disturbo Bipolare.
Questo mémoire mi sta molto a cuore, l'ho trovato assai toccante. In queste due tavole la protagonista parla di argomenti a me cari con delicatezza e intelligenza rare: il rapporto medico paziente (e le bugie che lo pervadono spesso), il desiderio di arrendersi alla pace della mente, la depressione. Non so se è un volume per tutti, ma a me è piaciuto e trovo che l'autrice, Ellen Forney, sia molto brava nel rappresentare graficamente i suoi stati d'animo, piuttosto complessi da spiegare (dalla mania alla fase depressiva più buia in cui si trasforma in una coperta arrotolata sul divano).

sabato 1 agosto 2015

VI giornata: la tua parodia preferita

La parodia dei Promessi Sposi del trio Marchesini-Solenghi-Lopez resta insuperabile, ma ne ha già parlato Acalia. I tre interpretavano praticamente tutti i ruoli, da Don Abbondio, ai protagonisti, al personaggio indimenticabile della Bella Figheira.

In ambito cinematografico, la migliore parodia che ricordo è quella di OSS 117, che comincia con Le caire, nid d'espion. Trattasi di buffissima parodia di James Bond, per la regia di Hazanavicius con la Béjo e Jean Dujardin (il gruppo di the artist, per intenderci). In realtà la serie, che conta attualmente tre film, è tratta da una collana di libri ed era già stata oggetto di riduzione cinematografica qualche anno or sono, ma questi altri prodotti sono a me ignoti. Adoro Jean Dujardin, e la Béjo è superlativa come sempre.

Frankenstein Jr e gli altri Mel Brooks sono parodici ma cosi' belli che potrebbero tranquillamente reggersi sulle loro gambe senza il bisogno di compararli con i tioli originali.


 In ambito letterario penso che la zia Jane con Northanger Abbey abbia mostrato che una parodia puo' essere divertente e colta e buffa, senza mai essere volgare (concetto non compreso dai vari signori dei tranelli e Barry Trotter che mi è capitato di sfogliare).