sabato 30 aprile 2016

Promised Land




Di G. Van Sant, con M.Damon, F.McDormand. 2012

Steve e Sue, impiegati di una grossa compagnia del gas, devono convincere un intero paesello della Pennsylvania a cedere i diritti sulle loro terre, in modo da poter sfruttare il gas di scisto presente nel sottosuolo. Il gas è un prodotto in sé sicuro, ma cio' che si tenta di nascondere è come il procedimento di estrazione sia più pericoloso dell'annunciato.
Afficher l'image d'origine
Il film parte con una certa ambizione, e vorrebbe situarsi a metà tra il film di denuncia in stile Hollywood (Erin Brockovich) e l'approccio indipendente e inusuale, dalla parte dei lobbisti (Thank you for smoking). Grosso problema, non riesce a centrare la via di mezzo ideale, e resta un ibrido né carne né pesce, laddove i due che ho citato, ognuno a suo modo, sono dei capolavori.

Gli attori si impegnano, e la storia parte bene, profondamente sostenuta da quell'atmosfera molto "America Profonda" che ha un po' fatto la fortuna del regista, in particolare nei suoi primi anni "beat generation". Poi la struttura comincia a scucirsi, Matt Damon ha troppo la faccia del bravo ragazzo per non capire dove andremo a parare, la storia (di Dave Eggers, nientemeno!!) mostra la trama con troppa evidenza, e la chiusa sa di già visto, già pensato, banalizzato e buonista. Aggiungerei anche un po' paternalista, ma quel che è peggio, soprattutto verso la metà del film, proprio noioso (problema che avevo già evidenziato in Milk).

Dal punto di vista scientifico, poi, non conosco abbastanza il problema per esporre un parere personale, ma quel che è certo è che l'approccio alla frammentazione idraulica del sottosuolo offerta dalla sceneggiatura è stata duramente criticata... che sia perché non abbiamo ancora abbastanza dati oggettivi? L'unica cosa che posso notare è che nessuno si è mai sognato di dire che il Cromo esavalente di Erin in realtà era balsamo per i capelli, temo un po' di imprecisione anche su questo versante, ed è un gran peccato perché sarebbe stata una bella occasione di far conoscere al pubblico seriamente un problema di attualità poco trattato.

venerdì 29 aprile 2016

Le cœur des hommes (1 e 2, il terzo mi rifiuto)



Di N.Esposito, con JP.Darroussin, G.Darmon, M.Lavoine. 2003 e 2007 rispettivamente

Quattro amici appassionati di calcio, che si conoscono da tutta la vita e condividono sogni, dolori, successi e disillusioni. Manu il salumiere gran lavoratore che ha appena perso il padre, Antoine professore di ginnastica sconvolto dal tradimento dell'angelicata moglie, Alex traditore compulsivo che non potrebbe mai separarsi dalla consorte legittima e Jeff, maturo esperto di sport con un brutto divorzio alle spalle, una figlia sulla via dell'altare e una fidanzata che gli sembra troppo giovane e bella per lui.


Afficher l'image d'origine


L'idea di base è molto graziosa, non capita spesso di vedere una versione maschile di quei film considerati per secoli appannaggio del gentil sesso, in cui i protagonisti passano un paio d'ore a raccontarsi (e raccontarci) le loro vicissitudini sentimentali. Il primo capitolo mi era piaciuto molto, l'avevo trovato particolarmente tenero, con qualche spunto umoristico e vagamente femminista, e perfetto per una serata tranquilla. Non un buddy movie, una variazione sul chick-flick con dei protagonisti relativamente poco caricaturali e in alcuni casi di un certo spessore (Jeff e Manu).

Come spesso capita, dopo una prova riuscita -e ben remunerata dal successo locale- la tentazione del sequel ha invaso la mente del regista, con conseguenze poco felici. I personaggi cui ci eravamo affezionati perdono il loro candore e spesso anche il buon senso, la trama si disgrega e qualche accento misogino compare a sorpresa qua e là, totalmente inadeguato rispetto alla situazione. 

So che un terzo capitolo è stato fatto, ma non voglio neanche avvicinarmici, perché sono sicura che anche quel poco di buono che era rimasto dei quattro amici sarà stato vilmente sfruttato in un declino di cattivo gusto. Peccato, perché i quattro attori sono molto bravi, in particolare Darroussin e Darmon: quest'ultimo, giustamente, ha rifiutato il ruolo nel terzo film, proprio in segno di disappunto rispetto alla piega degli eventi, e mi sembra un segnale significativo. 

Se vi capita, godetevi il primo, ed evitate il resto.

mercoledì 27 aprile 2016

Il libro della Giungla


Di J.Favreau, con le voci di B.Kingsley, B.Murray, S.Johansson, L.Nyong'o, I.Elba. 2016

Remake, piuttosto fedele, del classico d'animazione Disney anni '60, con Mowgli piccolo cucciolo di uomo allevato dai lupi nella foresta tropicale indiana. Suoi mentori la pantera Bagheera e l'orso Baloo, antagonista per eccellenza la vendicativa tigre Shere-Khan.

Già il film d'animazione originale non è mai stato tra i miei preferiti di casa Disney, ma sono stata abbastanza delusa dalla prova di Favreau, che di solito mi piace abbastanza.
La storia di formazione che procede un po' per episodi riprende la struttura originale del romanzo, ma a volte assistiamo a delle cadute di ritmo e altrove ad un eccesso di fretta. Ancora una volta sono dunque qui a lamentare una carenza di sceneggiatura, sebbene non cosi' grave come in altri casi. 

Afficher l'image d'origine
Kaa prima maniera





Talora qualche passaggio appare fine a se stesso, in particolare la sequenza di Kaa, che mi ha lasciato davvero insoddisfatta: a parte mostrarci un flashback, che senso ha la sua presenza? E poi, che razza di Kaa freudiano è stata partorita in questo film? L'originale (si fa per dire, parlo del film del 67) era colorato, chiaro, sempre un po' ambiguo tra l'amicizia e il desiderio di stritolare il piccolo Mowgli, questa rivisitazione sexy, con tanto di voce Scarlett, in un anfratto buio e umido, tutto grigio e verde muffa, di un'anaconda mooolto femminile è un pelo inquietante e soprattutto manca disastrosamente di humour.
Afficher l'image d'origine
Kaa 2.0. Viva la vita!
L'estetica, poi, che doveva essere il cavallo di battaglia di questa versione, è irritante. E vabbe' che ormai un cielo azzurro e un prato verde sono stati banditi dalla tavolozza hollywoodiana, ma tutto questo trionfo di colori esausti, grigi, scene a malapena visibili tanto sono scure... non solo è ridicolo, specialmente in un film per bambini, ma è francamente idiota. E giusto per finire di lamentarsi per bene, mi aspettavo di meglio dall'animazione di Bagheera, la pantera con un bastone nella schiena! Per fortuna è salvata dalla (solita) superba interpretazione al doppiaggio di Ben Kingsley che non si smentisce mai. Baloo invece è perfetto e non trovo alcuna critica da muovergli, e Murray fa uno splendido lavoro sia nella voce che nel canto. 

Le due canzoni recuperate sono state rimodernate con gusto e non sono affatto fastidiose, e il re delle scimmie nel suo assolo assai Marlon Brandiano è carino. La citazione di Apocalypse now è inaspettata e piacevole, mi ero completamente persa quella al Ritorno dello Jedi, prontamente colta da mio marito.

Che devo dire, non è un brutto film, è girato con mestiere, gli effetti speciali si sprecano, i doppiatori sono eccellenti e persino il ragazzino è tollerabile. Pero' non mi ha lasciato niente, e per un film mi sembra un problema.

lunedì 25 aprile 2016

Vertigo (La donna che visse due volte)

Di A.Hitchcock, con J.Stewart, K.Novak. 1958

Scottie, ex-gendarme dal cuore tenero e sofferente di vertigini viene assoldato da un ex compagno di università per tenere d'occhio la moglie, labile di mente e ossessionata da una bisnonna suicida. Naturalmente il nostro Scott si innamora perdutamente della bellissima disturbata, e non riesce a salvarla da un tuffo da un campanile...

Sebbene non sia il mio Hitchcock preferito, Vertigo ha qualcosa che affascina, nonostante al momento della sua uscita sia stato accolto freddamente. La critica e il pubblico si sono eviedntemente ricreduti perché qualche anno fa il film è stato votato miglior film di sempre, scalzando Orson Wells che col suo Citizen Kane deteneva il posto dagli anni sessanta.

Non è tanto l'aspetto "giallo" che colpisce e resta impresso nella memoria, quanto quello "noir", e non sorprende che la sceneggiatura venga da un romanzo francese di quegli stessi che avevano scritto la base di Diabolique, Coppel e Taylor. Vera protagonista è la vertigine, questo oscuro malessere angosciante e paralizzante, che affonda le sue origini in un trauma, qui dipinta come essenza filosofica più che come problema di statica. Vertigine certo è la paura dell'altezza e del vuoto, ma anche di quel vuoto particolare che alberga in una tomba ancora aperta, di quella spirale ipnotica che il tempo disegna sulle longeve sequoie e sulle effimere acconciature delle donne, del passato che ci insegue e ci afferra senza pietà.
Tutto concentrato su questa noce di malessere, l'intreccio resta un po' deficitario sull'aspetto poliziesco, con il disvelamento non seguito dalla condanna del vero colpevole, ma solo dalla morte della pedina. Che poi forse era la meno colpevole di tutti.

Mostra immagine originale

Da un punto di vista tecnico, Vertigo è la gioia del commentatore: effetti ottici che sono passati alla storia (la famosa carrellata indietro - zoomata avanti dell'effetto vertigine), colonna sonora ipnotica, colori al limite della psichedelia antelitteram, con dei verdi velenosi e dei rossi carminio strepitosi. E poi le sequenze magistrali, dall'inseguimento nella torre campanaria alla famosa scena onirica. Ma che Alfred conoscesse bene il suo mestiere è risaputo...

martedì 5 aprile 2016

Wild Target

Di J.Lynn, con B.Nighy, R.Grint, E.Blunt, R.Everett. 2010

Killer professionista di impeccabile fama (discreto, rapido e indolore) viene ingaggiato per freddare un'adorabile falsaria, ma se ne innamora. La conduce a casa sua, nella meravigliosa campagna inglese, a villeggiare con un aspirante apprendista assassino e una madre degna di Psycho.


Mostra immagine originale

Remake di una frizzante commedia francese (Cible émouvante), Wild Target mi ha conquistata con il suo humour leggero e noncurante, e l'aplomb assolutamente inglese dei suoi personaggi. Da noi non è mai uscito nelle sale, e me ne chiedo il motivo: troppo poco volgare? troppo d'oltralpe/oltremanica? troppo nonsense? 
La regia è piuttosto convenzionale, e la trama non offre particolari sorprese, ma sembra uno di quei bei filmetti B come si deve, un po' cinema indipendente disimpegnato un po' pellicola televisiva, da guardare con tutta la famiglia perché sebbene i morti abbondino non c'è in scena una goccia di sangue. La colonna sonora si difende, con discrezione, e ha un ruolo fondamentalmente secondario.
Gli attori sostengono bene la struttura invero un po' esile del tutto: Nighy è la quintessenza del gentleman di campagna, la Blunt è bella e discretamente brava e Grint un'ottima spalla comica, anche se un po' sprecato: non si capisce per esempio come nel suo cervello si passi tranquillamente da "aspirante detective" ad "aspirante assassino prezzolato" senza passare dal Via.
Francamente non so perché sia stato accolto cosi' male: ha tutti i suoi limiti, ma è un'ottima possibilità per una serata scanzonata.