domenica 31 luglio 2016

White House Down (Sotto Assedio)

Di R.Emmerich, con J.Foxx, C.Tatum, M.Gyllenhaall. 2013

Mentre visita la Casa Bianca con la figlia, dopo aver elemosinato un posto nel corpo di difesa del Presidente, John Cale si ritrova nel pieno di un attacco terroristico ordito dalle stesse persone deputate alla tutela del presidente.

Ci sono film che si fanno amare per la loro sottigliezza, altri no, e direi che questo rientra nel secondo tipo. Trattasi di B-movie fracassone, patriottico all'inverosimile e dalla trama assai scontata nato per impegnare un venerdì sera altrimenti privo di altri film, ma con la calura estiva e con un bel gelato in mano è non di meno godibile. 
Channing Tatum è completamente inespressivo, potrebbe battere gente come Robert Pattinson senza problemi: ha il solo ruolo di essere belloccio e ben piazzato, e saggiamente non cerca di strafare. Foxx e la Gyllenhaal sorprendono un po' di più, in quanto ottimi attori prestati al film di cassetta. D'altro canto, perché non permettere anche a loro il lusso di un divertissement di tanto in tanto, di quelli che hanno per scopi primari pagare le bollette (sempre bene, pagare le bollette!) e decomprimere. Non si vive di soli film intellettuali indipendenti e ogni tanto sdrammatizzare fa bene allo spirito e all'igiene mentale.

Mostra immagine originale

Emmerich... che posso dire, lo stimo per la sua totale mancanza di limiti, sotterfugi stilistici e inibizioni di sorta. Inseguimento in auto e con elicottero all'interno del recinto della casa bianca? Perché no, non l'avevamo fatto neanche in Indipendence Day, facciamolo ora! Scimmiottamento del primo presidente nero della storia degli States? Niente paura! Trattenersi per paura del ridicolo? Non si sa cosa voglia dire!! E alla fine, sorprendentemente, funziona. Da non credere.

venerdì 29 luglio 2016

L'Imperatrice Caterina (The scarlett empress)

Di J von Sternberg, con M.Dietrich, L.Dresser. 1934

Sofia Federica era una bambina bella, buona e anche un po' ingenua cresciuta in Germania per divenire la sposa di un re. Mai avrebbe pensato di divenire Piccola Madre di tutti i Russi, e ancora prima, d'impalmare un folle inetto, unico a non riconoscere le sue doti di avvenenza ed intelligenza. Poco importa, perché la ragazza, di acume non comune, tento' dapprima di adattarsi alle stranezze della corte degli Tsar, e quando ne ebbe l'occasione prese il potere con un colpo di stato ben riuscito, grazie al doppio appoggio chiesa-esercito (soprattutto esercito!).

Caterina di Russia occupa un posto di rilievo nel mio cuore sin dagli anni del liceo. Una donna incredibile, piena di risorse, di enormi velleità e di fascino straripante, capace di imprimere la sua impronta nella storia, nel bene e nel male, come pochissimi alti: Cesare, Elisabetta I, Napoleone... stiamo parlando di questo tipo di calibro. 
Una tiranna illuminata che, straniera, si ritrovo' alla testa di un paese sterminato e lo condusse a forza di sangue e di filosofia illuminista, in un mélange assai strano ma evidentemente funzionante, e che al contempo ammaliava a tal punto chi le transitava intorno che si dice che Tsarkoy T'selo, la residenza estiva, fu dipinta di quel blu perforante perché l'architetto non riusciva a distogliere l'attenzione dagli occhi della Tsarina.
Mostra immagine originale
Questa lunga introduzione per dire che mi viene spontaneo essere abbastanza critica nei confronti di film e affini modellati sulla persona di Ekaterina, e che Sternberg mi ha conquistato con un centro perfetto. Ha saputo rappresentare con fantasia e sentimento questa estrema duplicità del personaggio, idealista e estremamente pratica. La vediamo in una fase precocissima del suo percorso, prima bambina (interpretata dalla figlia della Dietrich), poi adolescente romantica, infine donna risvegliata ai sensi e alle lusinghe del potere, senza inutili scrupoli. 

Attrice migliore non si poteva trovare, tedesca nei lineamenti e nell'espressionismo della recitazione come era tedesca la vera Sofia. Alcuni passaggi sembrano ancora collegati alla tradizione del muto, tanto la mimica facciale è sfruttata: d'altronde sorprende leggere la data di uscita visto che il film nel suo insieme pare assai più moderno, ma i fasti del muto nel Trentaquattro non erano certo lontani.
Anche la messa in scena e l'uso soverchiante della musica rivelano un'ascendenza artistica espressionista quasi esasperata: da un lato una colonna sonora onnipresente, wagneriana, e dall'altro una sequenza di statue e decori barocchi di fortissimo sapore Memento Mori che affollano il Palazzo d'Inverno. Illuminate dalla tremula fiamma di centinaia di candele, rappresentazioni sacre degne di un rococo' massimalista con penchant macabro sovrastano ogni personaggio in scena, dagli schienali delle sedie alle porte (per aprire le quali occorrono stuoli di dame deputate). Fastoso, senza timori.

mercoledì 27 luglio 2016

Ali

Di M.Mann, con W.Smith, J.Voigt, J.Foxx. 2002

Dieci anni di vita di Cassius Clay, o -come preferiva farsi chiamare dopo la conversione all'Islam, Mohamed Ali.Le sue idiosincrasie, le fissazioni, le donne, l'attività a favore dell'integrazione e il mancato sostegno alla guerra in Vietnam, che gli causo' non pochi problemi con le alte sfere e l'estromissione dal ring per cinque anni.

Spesso acclamato come capolavoro, Ali è il vero apice della carrierra di Mann e forse la sua opera più emblematica. Non mi è piaciuto alla follia, ma è perfetto per fare un'analisi del cineasta.
Mann sa filmare, e questo è un fatto: i momenti introspettivi sono il suo cavallo di battaglia. Il problema risiede nel ritmo lento, ponderoso e in quella connotazione didascalica che non manca mai in tutti i suoi prodotti.
Il risultato del connubio tra inappuntabilità formale e stiracchiamento della trama, è spesso un film lungo, per non dire interminabile, come in questo caso. Nello stesso minutaggio in Via col Vento succede molto di più, e di interesse assai più universale...

Anche Will Smith offre la sua prova drammatica più convincente, che gli ha pero' permesso di portarsi a casa solo la nomination per un brutto soprammobile dorato a forma di zio Oscar. Come attore mi è sempre piaciuto, ma la sua vena brillante per me rimane la migliore e anche la meno sfruttata da quando ha smesso di fare il principe a Bel Air. Il resto del cast è ugualmente brillante, anche le figure femminili meno note ma molto abili nel dipingere donne intelligenti curiosamente affascinate dal pugile.

Mostra immagine originale

Ali, o Clay, o come vogliamo chiamarlo, è una figura assai strana di pseudomartire: l'occhio del regista vorrebbe spingerci a empatizzare con lui, ma -forse a causa della freddezza del racconto- ne sottolinea bene aspetti ambigui e meno attraenti, quali l'infedeltà, una certa psicorigidità (saranno le botte prese) e una notevole dose di superbia. Se da un lato si parteggia in modo automatico per l'atteggiamento antibellico, forse bisognerebbe sottolineare che uno sportivo di scarsa cultura politica ed enorme presa sul pubblico dovrebbe evitare di pronunciarsi su questioni che non gli competono e poi lamentarsi delle ovvie ricadute sul suo "lavoro". Si', con le virgolette, perché farsi prendere a pugni su un ring non è lavoro alla stessa stregua che fare il contabile o lavare pavimenti o progettare ponti, mi dispiace. E se la tua scusa per finire in bancarotta dopo che hai fatto solo quello per una vita è che non sai fare altro, be'... il livello di empatia non sale alle stelle. 

Che cosa ci voleva dire Mann con questo ritratto abbozzato e spalmato per quasi tre ore? Vuole parlare delle ipocrisie di certe forme religiose? Dell'epica del ring? Dell'integrazione razziale che ancora non è mai avvenuta da nessuna parte? Non l'ho capito.